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Saggi

Incredibile ma vero

Pubblicato il 02/09/2018

La festa momento di coesione sociale per un quartiere di periferie, alle volte è capace di riannodare i fili di storie e persone, generare coesione sociale, allontanare antiche solitudini.

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Incredibile ma vero.

Succede a volte che la Mortara triste e piagnucoloso che si sfoga sui social e racconta solo mediocrità, all'improvviso cambia stile, come se il tunnel oscuro della vita di provincia decidesse che un nuovo tempo è arrivato. Noi vecchiotti, figli scoppiati di una generazione che contestava il mondo e che voleva cambiare il mondo e che poi esattamente come nella ballata gucciniana siamo finiti o banca o ad aspettare Godot, ce lo chiedevamo. Spesso. Aspettavamo di capire se la nuova generazione quella dei ventenni, dei trentenni di oggi, ricca di cultura, di sapere , di tecnologia sarebbe uscita allo scoperto e generato idee e progetti. Bè, che dire. Sono rimasto felicemente stupito di questa dozzina di ragazzi giovani e intraprendenti che per nulla intimoriti dalle difficoltà, stanno creando la più bella festa di quartiere, pardon di città, quale non si vedeva da tempo. Superando in qualità e visione le feste ormai un po' ripetitive e noiose dei “tri pas in piaza” e della sagra.

Il concerto di venerdì sera e la sfilata di abiti da sposa vintage del sabato sono stati oggettivamente eventi corali, eventi di entusiasta partecipazione popolare. Con degli “assoli” non solo musicali, che come tempesta di mare desiderata e gentile hanno spazzato via il grigio nome della città, ipotizzando una narrazione altra. Mi riferisco in particolare, con parzialità assoluta e nessuna intenzione di essere politicamente corretto, alle due perle emerse e che alla festa hanno impresso un valore aggiunto.

Agnese figlia d’arte che con il suo clarinetto ha stregato la folla e si è presa una bordata di applausi che sembrava crollasse il soffitto della chiesa e poi le poesie, difficilissime ma spumeggianti, recitate da Lorella della compagnia “Riso e Amaro”durante la sfilata in bianco.

Sulla sfilata vintage degli abiti da sposa degli anni settanta e ottanta ho raccolto impressioni di stupore nei volti dei presenti, nostalgia, insomma un emozione che ha cavalcato lo spazio e il tempo e le canzoni di mezzo secolo.

E non finisce qui, perché se sinora sono mancati alla festa i bambini, ecco che per loro è già partita l’attesa per questa notte. Quando chiuderanno le orecchie e spalancheranno gli occhi e stringendosi alle gambe delle loro mamme, alzeranno lo sguardo verso il cielo. Un cielo violentato di colori e di mille esplosioni di fuochi artificiali.

Insomma San Pio X è un quartiere che torna a vivere e al di là degli spettacoli e del loro significato pennella la vernice culturale più importante , quella della coesione sociale. Su questo, unica pecca io avrei, seppellendo e superando antiche contrapposizioni , invitato anche i ragazzi del centro migranti del quartiere.

La festa è alla fine un patto di fiducia reciproca, uno sguardo al futuro, una poesia che non si spegne quando i venditori di cibo, di chincaglieria, le preghiere, le sfilate, i fuochi e le bolle di sapone si sono dissolti.  

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