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Narrativa

INDOSSO JEANS ATTILLATI

Pubblicato il 14/11/2019

...a volte anche la gonna, corta, non cortissima, con gli anfibi… Per tutti i 25 novembre che si celebrano, o si dovrebbero celebrare, tutti i giorni dell'anno… feste comprese.

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Indosso jeans attillati

a volte anche la gonna, corta, non cortissima, con gli anfibi, sì, sono un po’ mascolina, va bene, diciamo che sono bruttina, ma non per questo non mi diverto, anzi, mi piace uscire, andare a ballare, bere, sì, anche fumare, ho molti amici maschi, dicono che sono carina, non vado d’accordo con le femmine, a volte esco anche da sola, sono sposata, fidanzata, separata, non ho mai avuto una relazione fissa, ho figli, adoro i bambini, li odio, non li sopporto, mai un figlio in vita mia, piuttosto mi faccio suora, sono una suora, sono straniera, nera, mulatta, sono bianca come il latte, ho un lavoro fisso, precario, mi sono licenziata, non ho mai lavorato in vita mia, ho lasciato il lavoro, vivo sola, con un’amica, con un uomo, con un marito, mi piace viaggiare, girare, viaggi fai da te, odio i viaggi organizzati, mi piace andare in posti nuovi, sconosciuti, viaggio anche da sola, la sera esco a correre, sì, anche da sola, passo per il parco, non evito gli angoli bui, le strade vuote, i luoghi isolati, mi piacciono le donne, sono lesbica, eterosessuale, bisessuale, adoro gli uomini, vado al cinema, da sola, sono intelligente, simpatica, sono una gnocca, stupida, superficiale, facile, disponibile, me la tiro, mi piace fare sesso, con gli uomini, le donne, e mi masturbo, lavoro di immaginazione, ne ho tanta, sono tanta, ho grosse tette, un culo da schianto, mi sono rifatta, sono intatta, al naturale, piccola, magra, grassa, seni piccoli, coppe di champagne, ho i numeri, do i numeri, faccio i numeri.


Ed ecco, indosso jeans attillati, e me li hanno sfilati

la gonna corta, non cortissima, sollevata, strappata

ho bevuto, fumato, e qualcuno se ne è approfittato

in casa, davanti ai figli, il marito mi ha maltrattato

sul lavoro i colleghi molestato

in giro da sola, nel parco, mi hanno teso un agguato

e in viaggio da sola, all’estero, un passaggio, sì, l’ho accettato

e mano nella mano con la mia ragazza, ci hanno picchiato, insultato

al cinema mi hanno importunato

sulla metropolitana palpeggiato

e per strada qualcuno si è girato, alle spalle fischiato

ha commentato

a modo suo mi ha apprezzato…

certo…

mi ha apprezzato.


E ora ho un occhio nero una bruciatura sotto il seno un livido sulla schiena una ciocca di capelli strappata le mani ferite sangue sotto le unghie e c’è pelle sotto le unghie un labbro spaccato sangue dalla bocca e sangue sangue sangue in mezzo alle gambe e sì anche dal buco del culo e dal naso il naso è rotto un tacco dodici rotto la gonna la maglietta strappate lividi su braccia e gambe un piede insanguinato un taglio sulla guancia sul collo la carotide tranciata un buco in pancia tanti sulla schiena un dito mozzato e sangue sangue sangue in mezzo alle gambe tante troppe vagine ferite profonde sul basso ventre segni di lacci su polsi e caviglie un bernoccolo due tre la testa sfondata un timpano sfondato

Cristo

non potrò più sentire il fischio

di chi mi apprezza…

a modo suo certo…

apprezza.


E mi guardo allo specchio

mi guardo allo specchio e non mi riconosco.

Chi cazzo sei, tu, che mi guardi? Hai esagerato con il trucco bella mia. Fondo tinta a chiazze, il rossetto sbavato, il rimmel colato

sembra quasi ti abbian picchiato.

Prendo il rossetto e sullo specchio traccio il contorno, delle mia labbra, labbra rosse, labbra rosse sangue, labbra rosse di sangue, sanguinano, e con la matita segno gli occhi, contorno, ciglia, il nero, il nero dell’occhio, l’occhio nero, il cerchio, la botte, le botte, ci metto del bianco, una lacrima, nera, vesto il lutto, sembra brutto, un Pierrot, brutto, un Jocker, brutto, bruttissimo, guardo, sorrido, cristo, manca un dente, un altro punto nero, un neo… in mezzo ai denti, piccola fessura, uno spiraglio, una porta, una porta che porta verso l’abisso… e fisso, fisso lo specchio, e il sorriso, il sorriso si spegne

Cazzo hai da ridere.

Niente

niente da ridere

non c’è niente da ridere

niente

da

ridere.


Mi allontano dallo specchio, porto le mani al volto, spalmo il nero, mi vesto a lutto, anche la lingua, di nero, a lutto, bandiera a mezz’asta

e mi guardo…

basta

basta basta basta

mi allontano

basta

asta

sta

no

non sto

esco

forse

forse ci riesco

forse

esco

da questo cesso...

beh

c’è pur sempre la


Pubblicità progresso:

Non esiste chi picchia per amore, rompere il silenzio, il silenzio uccide la dignità, impegnati anche tu, punto su di te, basta violenza sulle donne

ecco

BASTA!

Cristo, bastava dire basta?

BASTA!

dai, da subito, da adesso, ecco, ora esco, quasi quasi esco, quando? Ora, sì…

se non ora quando!

ecco, esco

sono uscita

sono uscita da sola

ancora una volta

da sola.


Ed ecco

ora sono qui, sola

ancora una volta sola

i vostri occhi puntati su di me, io la vittima, la vittima sacrificale, sacrificata sull’altare, della vostra giustizia, e gli accusati, gli imputati, seduti alla vostra destra, alla destra del padre, mentre io, il cattivo ladrone, crocifissa alla vostra sinistra, io, che vi ho rubato i mariti, che ho traviato figli, fidanzati, gli amici, io, che ho provocato, io, la cattiva moglie che non perdona, che non se ne è stata buona, moglie che non ha accettato, moglie che ha peccato, io, la spudorata, che se l’è cercata.


Conosco le vostre domande, le so a memoria, le stesse del pronto soccorso, dei carabinieri, le stesse dei vigili, dei servizi sociali, le stesse dei parenti, conoscenti, degli amici, dei sapienti e dei serpenti, dei tuttologi, degli ufologi, dei dietologi, degli esperti e psicologi, e ora tocca voi, giudici per giudicare e avvocati per accusare, ma non sono io la vittima?

stesse domande

stesse risposte


come eri vestita? avevi fumato? bevuto? ti eri fatta? drogatta? avevi i jeans? la minigonna? dai, cosa hai fatto per farlo arrabbiare? li hai provocati? lo fai per lavoro? non è che ti vuoi vendicare per qualcosa? magari hai cambiato idea durante? portavi le mutande? pizzo? autoreggenti? hanno usato il preservativo? perché hai aspettato così tanto a venire da noi? perché non sei venuta prima? ah, sei venuta? lo vedi che sei venuta! allora ti è piaciuto! ti eri perduta? che ci facevi in giro a quell’ora? che avevi preparato per cena? ma avevi preparato la cena? e a lui piace? a te? ah, vedi che ti piace! lo hai provocato? lo hai fatto incazzare? ma non pensi ai figli? non vorrai mica togliere loro la figura paterna? non è che ti fai autolesionismo? non è che ti stai inventando tutto? ti piace esagerare? ti fai pregare? ti fai pagare? da quanto non facevate sesso? volevi lasciarlo? lo hai tradito? porti gli infradito? ma ti curi? ti fai bella per lui? non è che ti trucchi troppo? ti lasci andare? trasandata? curi la casa? ma ti impegni al lavoro? hai fatto carriera? come hai fatto a fare così tanta carriera? hai rubato a qualcuna l’uomo? sei una poco di buono?


Stesse domande

e stesse le risposte

le vostre risposte

sì, perché fate tutto da soli, io, io sono solo una spettatrice, un’ospite, una testimone, mio malgrado, testimone per me stessa, perché nessuno vuole testimoniare per me:


ma lo sai che se avevi i jeans non è stupro, che a una donna che non vuole non si riescono a togliere i jeans, ah, certo, avevi la gonna, ma la gonna è provocante, e anche questa è un’attenuante, avevi bevuto, fumato, in uno stato d’incoscienza, non hai opposto resistenza, eri quindi consenziente, certo, anche se ti hanno drogata con l’inganno, perdona loro, che non san quel che fanno, quel che conta è che non ti sei opposta, e magari l’hai fatto pure apposta, che così mascolina, diciamo pure bruttina, come si può pensare che ti abbian fatto violenza, si potrebbe pensar, piuttosto, ad un atto di clemenza, e vogliamo tener conto dello stato d’animo, no, non del tuo, quello dell’imputato, che se uno torna a casa stanco, se uno è già incazzato, se è un po’ stressato, per dio, cosa ci vuole a capirlo che non va provocato, contrariato, un minimo d’attenzione, di pazienza, certo, anche in caso di violenza, si chiama tempesta emotiva, ringrazia il cielo che sei ancora viva e che se vuoi puoi ancora riparare, tornare a casa e ritrattare, vedrai che gli è già passata, che ti avrà perdonata, oh sì, certo, tu non ha niente da farti perdonare, vero? ma questo è quello che pensi tu, ma mettiti nei panni suoi, non è così facile, le responsabilità, la famiglia, il lavoro, certo, lavori anche tu, ma per te è diverso, non hai tutto il mondo sulle spalle, tu sulle spalle hai una croce? ecco, se il signore te l’ha data è proprio perché c’hai le spalle per portarla, e poi, dai, ecchepalle, con sta parità, per carità, mettiamoci un limite, eccerto, certo che se poi alle feste ci vai da sola o con soli uomini, un po’ te la cerchi, è un messaggio, dai, coraggio, ci vuole coraggio a venire poi a lamentarsi, è un’etichetta, e poi il pizzo, le autoreggenti, e accettare un passaggio, ti pare saggio, viaggiare da sola, correre nel parco, magari sempre lo stesso alla stessa ora, ti rendi conto, e tutto quel trucco, è come accendere un riflettore sulla propria testa, dai, su, forza, fatemi la festa, no, non ti giudichiamo perché ti piacciono le donne, ma certe cose si dovrebbero fare a casa propria, se no, perdonami, questo vuol dire provocare, insomma, te le vai a cercare, e poi cosa fai, ti vieni a lamentare, e capiamoci, c’è anche un dovere coniugale, se lui la vuole gliela devi dare, non puoi sempre farti pregare, non c’è da stupirsi se poi ti costringe a scopare, e se poi lo volevi lasciare è comprensibile che fosse arrabbiato, incazzato, sovraeccitato, magari pensava lo avessi tradito, o che gli avessi mentito, per non parlare degli infradito, quasi peggio che essere vegana…

Sei vegana?

Occristo

sarai mica anche puttana?

Puttana?


Puttanalamiseriacristomadonnasantissimadiquellaputtanamiserialadra!

Puttana sarai tu, giudice donna, che stabilisci che se sono brutta, mascolina, allora non è reato, che dai, su, sgorbio come sono, chi mai mi avrebbe violentato, e tu giudice di merda che parli di tempeste emotive, di attenuanti generiche, tenendo conto dello stato d'animo "umanamente poi non così incomprensibile". Puttana sarai tu, sindaco, che paghi gli avvocati al branco che ha violentato una ragazzina, perché dai, poverini, le famiglie non hanno i mezzi per pagarsi una giusta difesa, e poi la ragazza, si sa, era una sgualdrina. Puttana la Corte d’appello di Messina, che ha revocato il risarcimento accordato ai bambini resi orfani da un uxoricidio perché anche se lo stato fosse intervenuto l’esito sarebbe cambiato. E allora perché risarcirli. Anzi, restituiteci i soldi che già avete ricevuto, parassiti!

Puttane, puttane voi che parlate, giudicate, che vi nascondete dietro jeans attillati, gonne corte, comportamenti depravati. Voi che la sera uscite tranquillamente da soli, che nessuno minaccia, importuna, che vi vestite come cazzo volete e che l’unica ragione per cui potete essere molestati è perché siete froci, ma in quel caso qual’è la colpa, se non che siete delle schifose femminelle!

Ecco, e allora sono una femmina, sono una donna, una suora, una moglie, figlia, sorella, madre, vecchia, lavoratrice, disoccupata, single, fidanzata, lesbica, eterosessuale, precaria, solitaria, una puttana, una studentessa, scienziata, laureata, ho la terza elementare, faccio la badante, le pulizie, lavoro in un call center, sono straniera, sono nera, bianca, gialla, mulatta


sono una donna

e l’unica cosa che voglio, no, non è aprirvi la patta,

mi spiace,

e non è nemmeno che voi capiate, impariate

perché quello non succederà mai

è inutile

e inutile è rivolgersi allo stato, alle istituzioni, quelli delle buone intenzioni, dei fiocchi rossi sui balconi, che poi quando ci ammazzano si nascondono come conigli e tolgono il risarcimento ai nostri figli.

Quello che voglio, un giorno, è strapparvi i pantaloni, contro la vostra volontà

strapparvi i pantaloni e anche i coglioni

voglio la vostra paura di uscire da soli, la sera, temere la megera, che vi vive accanto, vedervi soffocare nel pianto, nel vomito, legarvi, picchiarvi, mettervi non una croce sulle spalle, ma appendervici, inchiodarvi, inchiodarvi alle vostre responsabilità, voglio il vostro terrore, il terrore nei vostri occhi, le vostre lacrime allo specchio e quella terribile sensazione di impotenza, voi, voi che vi credete così potenti

ecco

io sono una donna, forte, debole, delicata, scostumata

sono una piccola farfalla

una piccola farfalla

della quale

il semplice battito d'ali

ha il potere devastante

di scatenare

terribili

tempeste

emotive

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occhineri ha votato il racconto

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Anonimo Piacentino ha votato il racconto

Esordiente

Incalzante, e invita a riflettere su un tema di denuncia importante e purtroppo sempre attuale. Ben fattoSegnala il commento

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Paolo Santaniello ha votato il racconto

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Simona20 ha votato il racconto

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Iael ha votato il racconto

Esordiente

Grazie. Segnala il commento

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ANNA STASIA ha votato il racconto

Esordiente

Letto trattenendo il fiato e poi... wow! Complimenti come sempre! Segnala il commento

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Nandro77 ha votato il racconto

Esordiente

Musicalmente sembra un pezzo RAP, emotivamente é un pugno nello stomacoSegnala il commento

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La Farfalla ha votato il racconto

Esordiente

Letto tutto d'un fiato. Complimenti, non facile l'argomento ma scritto chiaro e forte. Come donna ti dico grazie !Segnala il commento

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SteCo15 ha votato il racconto

Scrittore

Mi sarei fermato a "niente da ridere". Era già chiara e potente la denuncia grazie al tuo stile travolgente.Segnala il commento

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Ladydonone ha votato il racconto

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M. Mark o'Knee ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Testo incalzante, per un tema purtroppo sempre vivo. E meno male che nella biografia hai scritto che la poesia ti resta difficile...Segnala il commento

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Maddi Nicolini ha votato il racconto

Esordiente
Editor
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Gabrio ha votato il racconto

Esordiente

Forse all’inizio confuso, poi molto chiaro l’obiettivo. Mi è piaciuto moltoSegnala il commento

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Fiorenzo ha votato il racconto

Scrittore

Affabulazione da maestro, ma forse chiedi troppo al lettore...Segnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Affronti nel tuo stile (impeto, trasgressione) un tema ineludibile. Condivido pienamente il messaggio. Ripetizioni nel finale tolgono forzaSegnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

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Gran lavoroSegnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

La lunghezza inganna, perché alla lettura scorre velocissimo, mentre affronta importanti tematiche. Fa riflettere.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Troppo lungo x me :-)Segnala il commento

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Rigel ha votato il racconto

Esordiente
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Philostrato ha votato il racconto

Scrittore

tema molto importante gestito con un monologo agonizzante in linea con i sentimenti della protagonista. Molto teatrale, like itSegnala il commento

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Marco Verteramo ha votato il racconto

Scrittore

Affronti un tema delicato Senza le solite banalità. Um flusso, piaciuto moltoSegnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Soggetto impegnativo, come donna lo apprezzo. Forse un po' più compresso sarebbe stato ancora meglio. Sempre bravo, comunque.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Un racconto che prende il lettore come in un mulinello di pensieri.Segnala il commento

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palu ha votato il racconto

Esordiente

A tratti delirante (stancante), a tratti intenso e godibile. Certo, l'argomento te lo sei cercato...Segnala il commento

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Otorongo ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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In questo delirio tipico tuo, stavolta hai saputo gestire molto meglio freno e acceleratore, bravo. Segnala il commento

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di Dalcapa

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