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Noir

Indovina chi.

Pubblicato il 04/04/2020

In un piccolo paese, un evento inatteso sconvolgerà le banali vite di un pubblico ministero e un ingegnere.

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“Non lo tolleravo più”. 

“Per quale motivo?” 

“Era pieno di sé, arrogante in famiglia e prepotente con il prossimo”. 

“È sicuro di quello che sta dicendo?” 

“Sì, mi sfiniva”.

“Ingegnere, lei amava suo figlio più di ogni altra cosa. Lo sanno tutti”.

“No. Era tutta apparenza”. 

Durante la sua carriera, il pm Franco Cosacchi aveva ascoltato molte storie tragiche: rapine con morto, omicidi colposi, accoltellamenti, mariti assassini. Fino a venerdì si era sempre sentito fortunato, avendo l’impressione di aver affrontato per lo più eventi che rientrassero nei canoni della banale violenza umana. Era un tipo razionale, sapeva tenere il dolore a debita distanza e lasciava il lavoro fuori dalla porta di casa. Questa volta, però, il lavoro era entrato prepotentemente in camera da letto con una chiamata in piena notte e lo aveva costretto a precipitarsi in caserma. Prima di uscire si era sciacquato il viso più volte nella speranza di risvegliarsi da un brutto sogno, ma lungo il tragitto aveva trovato solo la lugubre nebbia della Bassa Padana e un silenzio schiacciante, proprio come in un incubo. 

Lui e Paolo Martinelli si davano del Lei da circa 35 anni, da quando entrambi arrivarono nella umida Oriace. In un paese composto prevalentemente da muratori e contadini, loro erano due medio borghesi dalla professione prestigiosa: vivevano in graziose villette, si distinguevano per i modi formali e la comunità li trattava con ossequioso rispetto. Si erano così avvicinati, nonostante le differenze caratteriali. Cosacchi era un tipo rigido, aveva studiato giurisprudenza per compiacere il padre, era privo di qualsivoglia passione e sensibilità adatte al ruolo umanamente impegnativo che ricopriva. Comunque, si crogiolava nei riconoscimenti ricevuti. Martinelli era un uomo di una bontà semplice, pur sapendo cogliere la complessità delle persone. I differenti approcci alla vita emergevano anche dal rapporto con i figli: il primo manteneva i modi da insegnante distaccato, l’altro era un padre innamorato. L’ingegnere aveva cresciuto Francesco coltivandolo come un fiore raro, e questo era sbocciato in tutta la sua bellezza.

“Mi ripeta come lo ha ucciso”.

“L’ho colpito alla testa con una vanga, gli ho legato mani e piedi. Poi ho iniziato”.

“Cosa? Mi ripeta le cose in sequenza”.

“Ho preso il coltello e ho effettuato una sternotomia per accedere alla cavità toracica e sezionare il corpo. Per prima cosa ho estratto i polmoni, volevo vedere il cuore e i grandi vasi del torace. Ho sezionato tutto e poi praticato un taglio xifo-ombelicale per aprire l’addome e mi sono dedicato all’omento”. 

Cosacchi si stropiccia il viso. È la terza volta che ascolta questa versione e vorrebbe essere colto da un’improvvisa sordità. Martinelli sta confessando, eppure lui non crede ad una parola. A chi appartengono la crudeltà e la precisione con cui ha sventrato il figlio? Guarda le foto della scena del crimine e non trova spiegazioni a quell’orrore. Dopo un respiro profondo, incalza: “Mi dia la definizione di omento” e l’amico risponde con la precisione di un bravo studente di Medicina “È il grembiule fibroadiposo che ricopre i visceri dell’addome”. “Continui”.

“Fegato, stomaco, cistifellea. Per tirare fuori l’intestino ho impiegato molto tempo, è un organo lungo e floscio, scivola dalle mani. Una parte è adesa alla parete posteriore, così come il pancreas e i reni”. Conclusa l’operazione, Paolo si era accasciato sulla sedia e aveva chiamato i carabinieri. L’avevano trovato con il cadavere squartato ai piedi, circondato da una quantità esorbitante di sangue e merda. Tutto ciò che doveva essere dentro, era poggiato a terra.

“Chi glielo ha insegnato?” 

“Nessuno”.

“Lei è un ingegnere civile!” 

“Ho imparato da solo, studiando. Ho studiato per tutta la mia vita, anche quando lavoravo”. 

“Perché lo ha fatto?” 

“Gliel’ho già detto”.

“Le sto chiedendo perché l’ha ridotto in quello stato”. 

L’ingegnere tace, fissa il vuoto. In tre giorni di indagini, non erano emersi elementi che potessero fungere da movente: niente debiti, niente litigi violenti, a detta di tutti Francesco era un ragazzo per bene e solare. Eppure, quel venerdì sera l’ingegner Martinelli aveva dato le proprie generalità e si era accusato di un omicidio volontario.

Si sente bussare, l’interrogatorio viene interrotto. Passano due minuti, poi cinque, poi quindici. Si superano i sessanta minuti. Quando il pm rientra, Paolo è ancora immobile sulla sedia. 

 “Paolo, lei quanti figli ha?” 

Paolo non risponde. Franco, che per 35 anni si era preoccupato di mantenere la distanza dando del Lei, allunga una mano. “Paolo, prendersi la colpa non farà tornare indietro nessuno. Nessuno, hai capito? Non hai ritrovato nessuno”. L’uomo inizia a piangere in silenzio. “È diventata un medico, sai? Nonostante la mia assenza e tutto quello che mi ha raccontato, ha studiato ed è diventata chirurgo”. Paolo Martinelli alza gli occhi e mostra lo sguardo azzurro e bagnato di disperazione: “Voleva farmi vedere com’era brava nel suo lavoro”.

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Anonimo Piacentino ha votato il racconto

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Matilde di Folco Portinari ha votato il racconto

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Io non sono d'accordo con Esteban e Franco, lo trovo estremamente efficace. Ovviamente avrei apprezzato leggere di più, ma le 5000 battute non stanno strette, a questo racconto, è bellissimo. Complimenti. Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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A. Bibi ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Secondo me la storia c'è, solo che 5000 battute sono poche per permetterle di svilupparsi come dovrebbe. Credo che sia giusto dedicarle più spazio, io se fossi in te lo farei.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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D'accordo con Esteban: scritto bene, ma difettoso nella struttura, e nel contenuto.La storia rimane sospesa, irrisolta. Il finale non c'è, e quel poco che hai scritto, é irrisorio. Sembra più un pretesto, o una scusa, per dirci che non sapevi dove andare a parare.Segnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

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è scritto bene, ma lo splatter non salva una narrazione che manca di troppi elementi per avere una storia completa. infatti il finale è confuso e spiega nulla.Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Fabio Mazzini ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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di Fanny Fermine

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