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Narrativa

Inferno

Pubblicato il 09/02/2020

una storia vera

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Stavo dormicchiando, come tutti i pomeriggi intorno alle due quando nella libreria non entra mai nessuno. Comunque, tenevo un occhio aperto quanto bastava per vedere che Giorgio, il libraio, si era alzato dalla sedia che tiene in fondo al corridoio, proprio tra il mio scaffale e la sala dei libri per i bambini, e che gli permette di riposare al caldo quando non c’è nessuno in negozio senza perdere d’occhio la porta d’ingresso.

Giorgio non era solo, come ogni giovedì c’era anche Anna, la vecchia proprietaria che non riesce a staccarsi da noi e che passa in libreria almeno due giorni alla settimana ad aiutare, dice lei; in effetti di solito si accascia su una vecchia poltrona comoda, che aveva comprato probabilmente trent’anni prima e che Giorgio non ha mai voluto spostare o gettare e che è rimasta in fondo al negozio, tra lo scaffale di Roald Dahl, più o meno suo contemporaneo, e quello molto più recente dell’intera famiglia Stilton.

Dalla poltrona, Anna elargisce suggerimenti e consigli ai clienti, e ha la spiacevole tendenza a commentare ad alta voce quello che non gradisce nelle loro scelte o, quando le scelte sono difficilmente attaccabili, nelle motivazioni che li spingono a farle. Chi legge Ferrante per moda, chi Shakespeare per conformismo, chi Tolstoi perché è depresso.

Eravamo sempre terrorizzati da Anna, più di una volta alcuni di noi avevano assaporato l’idea di cambiare vita solo per poi essere stati rimessi giù a causa di un suo commento caustico; eravamo sempre sul chi vive, attenti a capire come avrebbe giudicato ogni nuovo cliente.

Giorgio si era alzato per andare incontro a un cliente, anzi no, erano in due. Un bambino con gli occhiali e un uomo sulla sessantina, suo nonno giovane o suo padre anziano, chissà. Erano entrati decisi, venendoci incontro come se sapessero che i libri per bambini erano nella sala in fondo, così erano proprio davanti a me quando Giorgio gli chiese come poteva aiutarli. Due voci:

“Volevamo soltanto dare un’occ…”.

“La Divina Commedia”.

Il cuore fece un salto, un bambino? Lo guardai meglio per capire era proprio di fronte a me, avrà avuto al massimo dieci anni. Aveva lo sguardo che rideva, ma era troppo piccolo. Giorgio l’avrebbe portato nella stanza in fondo e gli avrebbe trovato la riduzione della Mandragora, dovevamo averne ancora una. O quella a fumetti di Marcello Toninelli, che nessuno vuole più perché è un po’ datata ma questo bimbo potrebbe volerla, ha una luce intelligente negli occhi.

Giorgio fece in effetti un passo verso la stanza dei libri per bambini ma lo sguardo di Anna, seduta sulla poltrona in fondo alla stanza, lo bloccò. Ebbe un’incertezza, si girò verso il bimbo e gli chiese che libro.

“L’inferno”, senza esitare, mentre la bocca dell’uomo che lo accompagnava restava aperta come se si fosse accorto di essere rimasto indietro, escluso da ogni considerazione.

Giorgio mi prese in mano. Ho la fortuna di essere di un bel rosso fiammante, ho le dimensioni di una Garzantina ma la carta molto meno sottile. Sono resistente, e Giorgio mi mise nelle mani del bambino senza timore.

Il bimbo cominciò a sfogliarmi, arrivò al canto terzo, iniziò a leggere “Per me si va ne la città dolente, per me si va nell’eterno dolore, per me si va tra la perduta gente… ma perché ci sono solo tre righe per pagina?”

Giorgio spiegò la parafrasi e l’esegesi, gli fece vedere anche la lunghissima introduzione e gli spiegò che Anna Maria Chiavacci Leonardi, che campeggiava sul rosso della mia copertina, era forse la più importante dantista italiana. Il bimbo annuì e continuò a sfogliarmi verso la fine.

“Sono 34 canti”, disse, e Giorgio confermò, facendogli notare anche l’indice dei nomi , l’indice dei luoghi e quello delle referenze. “C’e’ anche il rimario”, disse ancora il bambino. “Il rimario è importante, si impara molto con il rimario”.

Giorgio annuì, si c’era anche il rimario. Guardò Anna con la coda dell’occhio, lei aveva il sorriso del gatto del Cheshire.

Il bimbo mi chiuse e diede un’occhiata alla quarta di copertina. Guardò l’uomo con uno sguardo interrogativo. “Papà costa 15 euro”. Il padre annuì sorridendo, sembrava il più sorpreso di tutto il gruppo. Lanciai un ultimo sguardo di saluto ad Anna prima che il bimbo seguisse Giorgio e il padre verso la cassa, che era di fianco alla porta. Ero nelle sue mani un poco sudate, che faticavano a tenermi in mando tutto intero.

Mentre il padre pagava, Giorgio chiese al bambino che classe facesse. “Terza”, rispose.

“Media?”

“No, elementare”.

Giorgio mi infilò in un sacchetto, e in pochi secondi fui in strada con loro, in Via San Vittore. Mi tirò subito fuori e mi trovai di nuovo nelle sue mani un poco sudate, aperto al primo canto, e lo sentì dire a suo padre:

“Almeno questo non lo finisco subito”.

Mi aspettava una vita bellissima.

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Franco 58 ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

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Eh sì. Ben detto.Segnala il commento

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nadelwrites ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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Editor

Voglio un figlio così un giorno!Molto originale il fatto che assumi il punto di vista del libro, il passaggio crea stupore nel lettore.BravoSegnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Quanta poesia Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Eccellente, mi è piaciuto moltissimo. Si legge piacevolmente ed ha un suo timbro originale.Segnala il commento

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di mauromeanti

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