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Horror

Inferno di gomma

Pubblicato il 29/05/2020

Provo a rivedere il mio primo racconto Congo aggiungendo un nuovo ritmo. Il genocidio congolese sotto la proprietà di Leopoldo di Belgio, generato dalla caccia al caucciù. Fatemi sapere che ne pensate. Scusate l' assenza, ma il periodo è ostico. Spero di riuscire a tornare presto. Mi mancate!

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E' notte. I fuochi, con luce spettrale illuminano file di formiche umane, silenziose e nere, oberate di pesi inimmaginabili. Non ci possiamo fermare. Questa resina bianca ci incolla ai nostri bianchi torturatori. Chi mi precede zoppica appoggiato ad un legno. La sua gamba conclude innaturale in un abominevole moncherino. Del piede, solo una tragica memoria nell'andatura altalenante.


Rincorrerla tra le capanne di fango, cercare la sua nudità, osservarne il sorriso tra le foglie nel fitto delle foresta, tra il baccano di scimpanzé dinoccolati e nidi nascosti da variopinti pappagallini ondulati, ostentare la felicità del suo essere feconda, dei figli che giocano e si rubano la frutta e gridano tra gli schizzi del grande fiume sotto il nostro sguardo. E poi il pugnale, come fulmine, confitto alla schiena ed il cielo che si spegne, la fuga arrischiata tra le mangrovie, saltando ripide radici, lontano da serpenti e da fiere, soffocato dal fuoco appiccato per stanarmi dal folto.


Non ne ho abbastanza. Poca. Poca! Dio se l'ho cercata, ma arrivavo tardi. Sempre tardi.  La febbre mi accompagna in queste settimane e più volte mi ha abbandonato delirante in riva al fiume. Arrivavo tardi.


Nella foresta, correre senza fiato, arrivare per primi ad incidere i tronchi, spillarne il sangue bianco nei piccoli secchi, sempre più lontano. Muoversi incauti, scivolare sfregiandosi tra i rami aguzzi, mescolando sangue e sudore, confondendo alto con basso, notte e giorno, svegliato dal respiro della pantera, nera come l'orizzonte dei ricordi. Essere dispersi in un incubo sotterraneo di urgenti incombenze di cui è scordata l'origine, come se sogno e realtà si fossero scambiati i regni e la febbre ed il delirio fossero sollievo ed io, lasciatone traccia nelle feci, io fossi già un fantasma agli occhi e fiuto dei predatori, dissuasi dall'odore del male. 

È una fuga dalla morte, la vita intera.


Per questa resina ho dovuto uccidere. Era poco più che un ragazzo. I suoi occhi mi osservano increduli nei miei incubi tormentati dal morbo. Ma non posso fermarmi. Non posso. I miei figli, mia moglie. Hanno tutti!  Tutto! Già ho visto il cadavere del mio primo galleggiare accanto al canneto. O quel che ne rimaneva. Ho voluto pensare ad avvoltoi. Ho voluto sperare in avvoltoi. Ma quanti stormi per quell'informe distesa di pezzi d'uomo? Quanti?


Bagnarla sul ventre con l'acqua fredda durante il sesso, sentirla mia nella notte, mentre il sangue pompa il mio membro ed i suoi fianchi sono un tutt'uno con le radici sinuose ed io con loro, come un tronco confitto tra le sue gambe e, nelle tempie, un rimbombo ritmato di tamburi assordanti. E ora su quell'angolo verde di acqua, muffe, foglie ed erbe, vederlo, rubare spazio alla luce, la pelle distaccata, le viscere sparse come portate di un pasto crudo. Pensare, sperare, non è lui, non può essere lui. E risentire nell'intimo il grido della madre e la gioia delle donne: "Un maschio!" e la festa notturna fino all'alba, fino a quest'alba atroce ed il mio grido diverso da quello di lei e quel gorilla che mi osserva incredulo. Gli spiriti delle ombre nel folto non comprendono il mio abbraccio a quelle gambe solitarie trascinate dalla corrente in balia dei necrofagi.


Fra poco è il mio turno. Cosa dirò? Cosa succederà? Questa febbre, questo sudore! Mi viene da vomitare, ma non mangio da giorni. Vomito solo liquidi gastrici. E un po' di sangue. Ecco. Sono il prossimo. Il mio predecessore urlante è stato gettato nel fiume. E' fortunato. I coccodrilli lo uccideranno in fretta. A me non è toccato lo stesso. E' il cambio di turno.
Questi traditori li conosco. Neri amici dei bianchi. Neri che credono di fottere i bianchi.


Bianchi, come zanne d' elefante, come la stessa resina che reclamano affamati. Li ho sentiti discutere, li ho sentiti, del capo che da luoghi remoti li governa, di eserciti bianchi innumerevoli come miriadi e miriadi di anofele. Vederli, sì li ho visti, larve nude coi loro pungiglioni a sparare ovunque dardi infuocati. Li ho visti nei miei viaggi di consegna, altri viaggi. Ma questi, questi di bianco hanno solo i denti. E le ossa, ovviamente. 
Il morbo li annienterà, anche loro sostituiti con nuovi prelevati da ogni villaggio, e il loro cadavere marcirà intaccato dal sole e lascerà esposto il loro spirito bianco di demone.


Uno di loro è figlio di una tribù confinante. E' un ragazzo. In un altro tempo avremmo contrattato per mia figlia. Ma ora mi guarda… E' smontante. Mi controlla il carico e ride. E' una risata che pregusta piacere.


Lei che sospira di piacere e mi prende la testa e la porta sui suoi seni, mentre i bimbi giocano a chi urina più lontano e le bimbe intrecciano corde e pestano la frutta con in braccio i neonati. E poi il sospiro del vento ed il grido del primo colpito con in mano il secchio vuoto e poi la paura e l'urina che bagna il fango e si mescola al sangue. La paura.


Il dolore alla testa mi risveglia in un letto di urina e feci. Non deve essere passato molto, li vedo tutti attorno a me. Il colpo deve essermi stato assestato da dietro senza che me ne accorgessi. La risata del ragazzo risuona nella stanza. Sono in una piccola capanna di legno. Ha in mano un punteruolo. Non sono legato, provo a prendere la porta, ma vengo allacciato da mani più forti. La fame e la febbre mi hanno reso un fantoccio di carne. Non mi reggo in piedi. E mi spezzano il braccio. Sento un urlo irreale scuotere l'aria. Ci vuole qualche secondo prima che mi renda conto che proviene dalla mia bocca. 


Armi che ci legano senza avvolgerci, che ci dominano, il corpo di lei violato nel suo sonno di morte, le capanne bruciate, figlie stuprate alla luce del sole, incuranti dei fremiti già rapidi sui loro corpi malati, i vecchi prosciugati di febbre e dolore, i miei figli vestiti, sì ora vestiti ed insieme più nudi di prima, indifesi, i loro sguardi sprofondati dal terrore, quant'è meglio morire e non essere schiavi, condannati a vivere per dovere fraterno o paterno, da vite che dipendono dal sangue che estrai in alberi prosciugati, come le nostre anime, che da bianche son mutate in nere in questa notte senza luce.


Mi risveglio di colpo. Il dolore mi assale all'improvviso. Il punteruolo! Deve essere quello.  Penetra freddo nelle ossa del mio braccio, lì dove è stato spezzato. Cerco di tirarlo via. Ma ora mi hanno legato. 

Devo essere svenuto di nuovo. Ora sento caldo vicino al corpo. Gli occhi del ragazzo mi sono sopra. Sento il suo respiro sensuale.  Sembra in pace. Il solco sulla sua fronte è l'unico segno visibile che tradisca emozione. Il punteruolo è un lampo di fuoco. Ho capito le loro intenzioni. Mi lascio andare. E penso a mio figlio. E' così che succede allora?

Di nuovo quell'urlo. 


Essere liberi. Scagliare alle spalle il corpo mortale, sentire la pace e lei accanto a me, di nuovo, raccontare e raccontare e così dimenticare, tornare a cacciare senza paura, se non del barrito dell'elefante, del silenzio felpato del leopardo e dello spirito nero della foresta che incalza col suo orrore meno impudente di quello dell'informe fantasma bianco, meno spaventosa è la nera foresta del demone albino. E ritrovarli, vivi, i miei figli, al riverbero del sole che sorge, come fiori in risveglio, colmi di rugiada, trasparenti ai raggi del cielo che galleggiano tra i riflessi del fiume.


Sono ancora vivo! Faccio fatica a respirare con tutta quest'acqua. Sento un rivolo di liquido uscire dal mio ano. La mia testa poggia su una duna di fango. Ma sono libero di ruotarla. Mi guardo attorno e vedo il canneto. Provo ad allungarmi per rialzarmi. Le braccia! La consapevolezza mi arriva come un pugno.  Di me solo il tronco. Vedo galleggiare braccia e gambe alla deriva. Maledetti! Maledetti bianchi!  Il sole sta sorgendo. E' un'alba di sogno nell'evaporazione mattutina. Accanto a me, testa con testa, il cadavere del mio predecessore. Ho visto la coda del coccodrillo girare attorno al suo moncherino.

Spero faccia presto.

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Federico Baccomo ha votato il racconto

Scuola

Mi chiedo: senza la descrizione sotto al titolo sarei riuscito a capire il racconto? Essere evocativi, perfino epici, non deve andare a discapito della chiarezza. Al lettore stiamo raccontando qualcosa, e, nonostante a volte proprio lui, il lettore, venga considerato un pigro incidente dell’esperienza letteraria, una comparsa che dovrebbe darsi una svegliata, io continuo a essere convinto che tendergli una mano sia un gesto di educazione letteraria. Qui l’ambientazione, le immagini, il passo, sono suggestivi, forte è il finale, lavorerei sull’accessibilità delle parti più oscure. (Leggo tra i commenti diversi paragoni a Conrad, il quale mi sembra che sia stato complicato più dalle traduzioni che dalle intenzioni).Segnala il commento

Commenti degli utenti

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Susanna Bertocco ha votato il racconto

Esordiente
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isa ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Un patimento, come si dice dalle mie parti, ma doveroso. Lo leggerò ancora.Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Credo di non aver letto la prima versione perché un racconto così “forte” me lo ricorderei senz’altro. Hai fatto bene ad inserirlo nel genere horror, ma questo è un orrore che non ti aspetti, è una cruda realtà che tu hai raccontato come se ci fossi dentro. Immedesimarsi così in una storia e farci entrare allo stesso modo il lettore è un’impresa da maestri. Te lo dico sinceramente: bravissimoSegnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Anche io non ho letto la prima versione. Trovo questa comunque molto buona. Confermo tutte le valutazioni positive di chi mi ha preceduto nel giudizio. Provo quindi a dare un paio di contributi su qualche dettaglio, nella speranza di essere utile. L'incipit. E' notte. Forse per aumentare ancora di più il ritmo si potrebbe togliere anche il verbo. Notte. ecc Oppure Fuochi nella notte illuminano ecc (eliderei anche la luce spettrale, un po' banale tutto sommato, rispetto alla potenza del resto). In questo modo l'immagine veramente forte, la fila di formiche umane, assumerebbe ancora maggior forza. Conclusione. Eliderei la frase E' un'alba di sogno nell'evaporazione mattutina. Il sogno è in corsivo, questa è la veglia. Andrei direttamente alla testa del cadavere, quella sì che interessa il lettore. Segnala il commento

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Howl ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

Scrittore

Spero che almeno ti sia costata fatica, scriverlo così bene.Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Conradiano. La tensione è tenuta allo spasimo. Ricordo, realtà e sogno si alternano, si confondono. Ottimo.Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Oscuro, denso, onirico, delirante, penetrante, doloroso... a tratti insopportabile, ma necessario. Mi viene in mente "Cuore di tenebra" di Joseph Conrad...Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Condivido quanto già espresso da altri. Racconto ispirato e sentito nel profondo veicolato dalla tua scrittura assoluta Leggerti é un brivido. Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

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Helena ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Rosnikant ha votato il racconto

Scrittore

Davvero eccezionale, proiettati dal tuo ritmo tribale nel cuore dell'Africa, nelle sue troppe sofferenze, per vivere le angosce del protagonista come stilettate nell'anima! Segnala il commento

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Lerio ha votato il racconto

Esordiente

Complimenti. Esprime al massimo.il dramma dello sfruttamento, del colonialismo e del neo-colonialismo, ancora più subdolo e vorace.Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Sono su typee da cinque settimane e non ho letto la prima versione. Tuttavia non riesco a immaginare un modo migliore di raggiungere l'equilibrio perfetto tra cronaca e poesia. Spero di leggerti ancora.Segnala il commento

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gionadiporto ha votato il racconto

Scrittore
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Roberta ha votato il racconto

Scrittore
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Lisa M. ha votato il racconto

Scrittore

Che bravo, complimenti. Mi ha ricordato Poe. Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Torna presto. Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

Scrittore
Editor
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Graograman, tu mi manchi più di tanti personaggi che conosco in carne ed ossa... Questa versione nuova è una miglioria che non fa altro che confermare le tue doti di scrittore, persona ed artista. Un caro abbraccio. Segnala il commento

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di Graograman

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