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Soggetti per il cinema/teatro

Interludio. Mondrian e Miró. Secondo Atto.

Di Federico D. Fellini - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 27/12/2019

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Miró doveva riprendere fiato ancora una volta. Mondrian ne approfittò per sedersi sulla spiaggia, a gambe incrociate. Contemplò il mare e tratteggiò qualche striscia sul litorale. Il compagno lo lasciò in pace per un paio di minuti, poi l’obbligò a riprendere la passeggiata. Quella sera era più iperattivo del solito. Mondrian si voltò per dare un’ultima occhiata al suo disegno: il vento lo aveva già cancellato. La vendetta dell’intelligenza naturale contro la ragion pura.

«Assistere a uno dei cartoni animati di Jones equivale a essere su un palcoscenico dove si recita sempre il medesimo, medesimo, medesimo dramma. Una cosa in bilico fra Beckett e Ionesco, di cui la fantomatica ACME è l’inetto deus ex machina. Ricordi? ACME è l’azienda che rifornisce di congegni improbabili il Coyote. Un nome buffo – sì proprio buffo! – poiché la parola acme deriva dall’antico ariminense akmé, che significa “eccellenza”, benché produca strumenti generici con la tendenza a funzionare male o a non funzionare per niente: ma per niente, per niente, per niente!» ricominciò a dire Miró. Anche le braccia tornarono a roteare per dare più enfasi a ogni parola.

«A ben vedere, quello abitato dal Coyote è un luogo mentale, in cui le leggi di Aristotele, Newton o Einstein non valgono. Spesso ho pensato che Bip Bip, l’unica sua ragione di vita, sia solo l’allucinazione di una mente malata» lo interruppe Mondrian.

Miró roteò la testa freneticamente. «Appunto, appunto, appunto! Wile E. Coyote gli corre dietro... o forse dovrei dire le corre dietro… sì, giusto, giustissimo, le corre dietro, perché Bip Bip ha tutte le caratteristiche dell’eterno femminino in versione dark: irridente, imprendibile e malvagio fino alla crudeltà, contraltare della bionda ingenuità – o presunta tale – della Titti di Gatto Silvestro». 

«Insomma, il Coyote insegue Bip Bip come Alice il Bianconiglio, o Amleto il fantasma del padre, quasi che dubiti dell’effettiva realtà dell’oggetto desiderato e cerchi la mouse trap che gli consenta di dimostrarne l’esistenza».

«Con il Coyote però la Verità è ancora più lampante: gli inevitabili fallimenti, i fallimenti che eternamente tornano e tornano e tornano… confermano che lui inseguirà invano Bip Bip fino a quando non capirà che è  un miraggio. Allo stesso modo noi porteremo alla luce l’intima realtà del mondo solo se arriveremo a spogliarlo di tutte – ma tutte, tutte! – le forme esteriori».

Fu il turno di Mondrian a fare un cenno affermativo con la testa, tagliando l’aria dall'alto in basso con un’ideale linea retta: «Il cartone animato fa il passo lasciato incompiuto dal Cubismo, che non ha accettato la logica conseguenza delle sue scoperte: portare l’astrazione all’espressione della pura realtà».

«D’altro canto… oh, siamo arrivati».

Erano giunti a un punto in cui la spiaggia si allargava in uno spiazzo che sembrava progettato da Giotto. Davanti a loro, il cerchio era tagliato da una corda tridimensionale fatta di pixel e onde luminose: un quadrilatero che fluttuava in aria più etereo e irridente dello Stregatto di Alice – eppure solidissimo e minaccioso, come il monolite di 2001 Odissea nello spazio.

«Un rettangolo di luce: magnifico!».

«È una televisione ologrammatica. Attento, attento, attento: sta per iniziare lo spettacolo».

Sullo schermo apparve uno dei cartoni animati della serie Yo Yo di Ugo Nespolo. Sette minuti in cui non si susseguirono narrazioni di eventi, ma affabulazioni di visioni barocche, sgargianti, iperboliche, dense di rinvii alle costruzioni letterarie di Calvino e alle iconografie futuriste. Dopodiché il visore tornò a essere un vago spettro di luminescenza euclidea.

«Che cartoni animati meravigliosi, meravigliosi, meravigliosi! Marinetti li avrebbe adorati!». Miró saltellava sulla sabbia, elettrizzato.

«A dimostrazione del fatto che più a lungo tu osservi un oggetto, più diventa astratto e, ironicamente, più reale».

«Sì, più perfezioni lo sguardo, più il mondo ti appare in forma di cerchi, di linee curve, di angoli concavi e convessi». Miró girava su se stesso, incapace di fermarsi.

Mondrian si irrigidì. «Io direi di linee rette incrociate fra loro; al massimo, di quadrati e di rettangoli».

«E cosa mi dici di quella?».

«Di quella?».

«Di quella, di quella, di quella!» gridò Miró alzando gli occhi al cielo.

I due si concentrarono per qualche minuto sulla Luna piena che incombeva sopra il rettangolo luminoso. Raccolsero quindi delle bacchette di bambù che una mareggiata aveva trascinato a riva e la disegnarono sulla battigia.

Per Mondrian fu un quadrato appoggiato a una linea obliqua. Sullo sfondo, un reticolo di righe ortogonali come gli ombrelloni sulla spiaggia e le croci in un cimitero militare.

Per Miró fu una grande ellisse con linee curve e spezzettate che puntavano verso l’esterno, delle sopracciglia: un’altra figura tonda più piccola sembrava muoversi all’interno, seguendo chi la osservava. Si aveva l’impressione di essere fissati dall’occhio di una donna sensualissima. O di un Vampiro assetato di sangue.

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Piaciuto. Ma la Pimpa?Segnala il commento

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Marco Verteramo ha votato il racconto

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Avvincente. Ottimo davveroSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Bello...ben scritto, narrazione fluida.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Hai corretto il tiro. L'altezza c'era già, ma sparavi troppe citazioni. Ora "narri", quasi. Aspetto la tua su Artaud, e Alfred Yarry.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Bella bella la riflessione ma hai dimenticato di menzionare quanto fosse bravo Willy a disegnare i tunnel :)Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Un fascino che gioca le carte della meraviglia senza ricorrere agli effetti speciali...solo una splendida fantasia!!!Segnala il commento

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RoCarver ha votato il racconto

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Molto particolare! I dialoghi risultano un po' pesanti ma considerando chi sono i personaggi che parlano è assolutamente fattibile. Bravo!Segnala il commento

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di Federico D. Fellini

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