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Narrativa

INVERSIONE A "U"

Di Barbara - Editato da Barbara
Pubblicato il 27/06/2021

Non si deve fare in strada, a volte servirebbe nella vita

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Stasera ho la luna di traverso, ecco il perché mia moglie rientrava storta dal supermercato dopo l'ufficio, il suo caratteraccio era innocente, mi scuserei potessi, ma in un attimo la sua vita l'ha spazzata un cretino ubriaco al volante.

Penso a quel giorno, credevo si fosse attardata a confortare qualcuna delle sue amiche  problematiche, aveva tempo per chiunque, anche se il tempo le scivolava dalle dita, piuttosto si svegliava all'alba recuperava la coda e via.

La casa si alzava trovandola pronta per la seconda giornata, forse era stata la stanchezza a cancellare l'attenzione, buttarsi sulle strisce pedonali e non preoccuparsi  delle auto in arrivo...

L'avrebbe travolta comunque, i testimoni avevano confermato l'alta velocità, la nessuna intenzione di fermarsi, in preda all'alcol del pirata, la vettura guidava in autonomia, una macchina non vede, non sente.

" Giulia ! "

Imprecazioni imprecise mi escono a raffica dalla bocca, cercavo il nido per stemperare l'assembramento fastidioso ( tocca a me, no guardi c'ero prima io ) dei frustrati delle diciannove e mi ritrovo nel mezzo di una onda anomala entrando in casa mia.

Basta osservare, le risposte vengono da sole, pensavo avesse studiato per l'esame di mercoledì, invece ha aperto la porta a un branco di cinghiali.

Sta sul letto a gambe incrociate, il libro capovolto abbandonato sul comodino, gli auricolari infilati nei timpani forati dall'ignoranza della gioventù, gli occhi chiusi, se al mio posto ci fosse sua nonna la sveglierebbe con un ceffone così forte da stordirla, ci sono io.

Ripongo il volume, le sfilo gli aggeggi dalle orecchie piccole, attaccate alla testa, la fotocopia delle mie, rimango a fissarla accorgendomi che solo nelle orecchie ci

somigliamo.

Il cuore mi batte forte, lei senza la sua mamma è uno scricciolo fragile, dovrei aiutarla, infonderle sicurezza, starle vicino, invece sono un uomo smarrito.

Scaccio il momento di riflessione allungandola sulla piazza e mezza, la copro con il lenzuolo blu, per ultimo le sfioro la fronte con un bacio leggero.

Non ho più fame, lo stomaco ha chiuso la cerniera, apro una birra, la bevo seduto sul divano.

La mia Alba mi sussurra che sono un babbo modello, in verità vicino a me non c'è  nessuno, però ci fosse..

In realtà non sono un padre diverso ora, é la paura di deluderla a rendermi tenero, deludere una persona che non c'è più è possibile ?

Sto farneticando ci vuole una " inversione a U ", 

Sono quello che sono, non mi sta bene il comportamento di Giulia e nemmeno il mio, baro, altrimenti il senso di colpa mi stringe la gola, lo faccio per non soffocare.

L'amarognolo del liquido giallo sciacqua la mia figura falsa. 

Cosa penso di concludere ?

Alba e Giulia, madre e figlia, unite, alla sua bambina le dava tutte vinte, stavo a guardare senza intervenire, di me lamentavano la trascuratezza delle minuzie, ero geloso di quel rapporto, forse.

È nella mia genetica, mi viene naturale, per storia, per dimenticanza maschile, punto.

Non c'è un motivo, mi distraggo, mi scordo un anniversario, il sale nella pasta.

Ricordo i punti fermi, la mia Giulia dà il senso ai giorni pesanti, dovrei occuparmi di lei, di me, invece di ignorarla per difendermi da quello che non voglio affrontare, la mancanza.

Giulia finge, si è infilata il vestito della indifferenza, ha dimenticato la sua dignità, la sua intelligenza ed io non voglio vedere, il quadro di un codardo.

Soffre, si punisce di una colpa inesistente come l'avesse uccisa lei, sua madre.

In fondo quello che crede ha un senso di verità, la loro complicità si era incrinata a causa del debosciato strafottente che frequenta da un anno e poco più, per lui, che non ha un progetto oltre la mezza giornata e si sente sulla vetta dei furbetti col cervello assente, di cui accetta la superbia facendosi umiliare in casa nostra come avesse perso la parola, avevano litigato di brutto.

Alba le aveva detto "no", una mamma capisce il male che divora un figlio dentro guardando il suo sorriso, vedendo la sua anima triste riflessa negli occhi.

Il destino ha scelto, niente altro, posso insegnare a Giulia il senso del rispetto verso se stessa, da piccola aveva paura di cadere dalla bicicletta senza rotelle, le avevo rimontate e nuovamente tolte perché si vergognava di essere l'unica a sei anni con tre ruote.

L'immagine stampata nella mia mente, le ginocchia sanguinanti, il nasino rosso, le labbra tremanti, le lacrime sulle guance paffute.

Allora, dall'ultimo vagone del treno in cui stavo ad osservarla crescere, ero apparso a pulire le sue ferite di bambina rimettendola in sella dandole fiducia, la protezione che si aspettava dal suo papà.

Adesso serve la medesima inversione a " U ".

Tocca a me ristabilire l'equilibrio, il semplice ordine delle ore quotidiane divise in piaceri e doveri a riportare il normale.

Devo imparare, sennò sarà il disastro, voglio pedalare su due ruote, non per figurare agli altri, per essere un padre vero e un uomo libero dai fantasmi inventati dalle mie insicurezze. 




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Antonella Avolio ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

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Molto bello questo parlare, questo pensare, questa sovrapposizione di immagini che seguono il flusso del pensiero. Il dolore si sente eccome. Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Ciao Barbara. Mi è piaciuto, si sente tutta la difficoltà di questo padre. Si sente meno il dolore della perdita, e mi piace proprio questo taglio che gli hai dato, questo suo essere concentrato sul presente piuttosto che sul passato. Molto vero nella realtà, originale in un racconto sulla perdita.Segnala il commento

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di Barbara

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