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Erotico

Invito alla geometria dell'amore perduto.

Pubblicato il 30/03/2021

Racconto breve che lega l'inganno di un amore all'illusione di perfezione della geometria. Dentro me t'invito così puoi osservare come forme geometriche elementari diventano torri di Babele.

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Ci ho messo quattro anni per capire che tutto inizia con una linea, sempre. Una piccola serie di tratteggi finemente uniti, ma è una bugia, sono distaccati. Siamo caos, tuttavia ordinato e allora la linea diventa quadrato, quattro linee che s’inseguono.

Come ho inseguito quella pittrice per quattro anni.

Oggi, nel vertice del quadrato, la invito nel mio appartamento.

 Entra e siede sul divano:

-Ti preparo un caffè?-

-Si grazie-

-Perché mi hai lasciato?- 

-Perché sei rosso. Sei un finto serafino rosso sangue. Con te i miei quadri diventavano meravigliosi, e avevo paura perché mi sentivo inadeguata-

Ecco come un quadrato prova ad evolversi e diventare cubo. Quattro linee che s’inseguono trasformandosi in sei facce apparentemente uguali.

-Sei tu che mi hai sfruttato, il mio corpo sempre nudo al tuo cospetto. Una volta che i tuoi quadri hanno avuto successo sei andata via-. 

Un dado contiene sei piani che si estendono in infinite opportunità, quindi lei potrebbe dire:

-Sei tu che durante le mostre ti scopavi le mie colleghe-

 Eppure dopo questa frase lanciando il dado esce un’immagine diversa:

Io e lei di nuovo sul quel divano a fare l’amore, mentre il caffè bolle nella macchinetta.

La macchinetta del caffè è l’unica osservatrice di un delirio logico, è la giusta clessidra per fermare un disastro.

Il cubo è un elemento perfetto e tutto era già scritto. Quel divano sapeva di essere violentato dopo quattro anni.

Tuttavia un cubo costruito tende poi a diventar scacchiera. E allora nudi su quel divano le forme geometriche elementari vanno in metamorfosi:

-Io non ti amo-

-Ti prego resta-

Dalla borsa prende una piccola tela dipinta a carboncino su cui si palesano forme concentriche che tendono a raggiungere una dimensione del foglio che non esiste: l’abisso. Preme quel foglio contro il mio petto:

-Puttaniere- urla.

-Paroliere- capisco

E’ così che una caffettiera che vomita lacrime nere si trova al centro della scacchiera geometricamente perfetta scolpita dai nostri cuori, il caffè è lava lenta che uccide tutte le pedine in gioco. La cucina prende fuoco perché nessuno più controlla il caffè.

Litighiamo e facciamo l’amore, come una molla, come una serie di anelli intrappolati l’un l’altro che non trovano pace.

Siamo spirali, o meglio, la loro evoluzione: siamo vortici in fiamme: bruciamo ridiamo bruciamo, adesso lei piange, bruciamo, siamo mano nella mano in una domenicasoleggiata di dicembre, quando il freddo lambisce il viso ed un bacio lo riscalda, il cuore. Siamo un fuoco che brucia senza esser alimentato, si rischia continuamente l’estinzione.

E questo genera eccitazione, scuote la logica della geometria di un amore perduto. 

Dentro il vortice complesso risuona la semplicità di una linea.

L’incertezza è l’unica cosa che ci fa sentire vivi.

Eppure la cucina adesso è diventata un incendio, la cucina così che brucia è chiaramente la nostra metafora e non ce ne rendiamo conto.

E si può morire nella propria metafora, se non la si ama abbastanza. 

Le forme geometriche nel complicarsi rallentano; finalmente posso osservarti, donna!

 Le tue labbra sono le ali di un angelo e gli artigli del diavolo. Si aprono e chiudono come la tenaglia che custodisci tra le gambe, ma qualche volta restano socchiuse, lo spazio necessario affinché il mio occhio gonfio e rosso possa sbirciare l’essenza de tuoi tramonti. Donna che carichi sulle spalle i dolori degli uomini, che piagnucolano il più delle volte.

Qualche volta però sanno anche amare,

e quando succede raggiungi l’orgasmo distesa su di un campo di grano, ansimi e stringi forte le mie carni deboli.

Fermati. Adesso respira.

Ogni mondo è complesso come una sfera ma semplice come una sfera.

Le tue sopracciglia mi ricordano che una linea non è mai continua, che c’è sempre un tratto vuoto, e lì, in quel tratto, c’è la tua pelle che profuma di tutti gli odori del mondo e soprattutto di te, quando sei sudata, mentre siedi sul mio corpo, mentre accetti l’invito alla geometria del caos, l’invito a ciò che siamo davvero: una serie di puntinid'inchiostro nero, irrequieti, che urlano:

"La cucina va a fuoco!".

Dovremmo scappare ma dentro di te sto bene. 

Fa caldo, Non si respira.

C’è bisogno che il racconto ritorni linea, semplice.

Allora eccoci scappare nudi per strada, davanti a tutti, il mio appartamento brucia alle nostre spalle, non importa, sono felice, e mentre penso a queste cose meravigliose, la tua mano mi ferma e la tua bocca mi uccide:

-Domani mi sposo, l’azzurro è più sicuro del rosso-.

La tua mano si stacca dalla mia: la sfera torna vortice, il vortice torna ad essere spirale, la spirale scacchiera, la scacchiera cubo, il cubo un quadrato ed il quadrato quattro linee che s’inseguono; come quattro sono stati gli anni che ho sprecato per inseguirti.

Così una linea diventa un punto, solo come sono io.

Nudo in strada sconosciuti scattano foto ridendo, ed il mio appartamento va a fuoco.

 Un idrante dei pompieri che cerca invano di soffocarlo. L’idrante sputa acqua azzurra perché: l’azzurro è più sicuro del rosso.

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Un bel racconto - forte, disperato -, ben costruito e originale. Anche lo stile mi è piaciuto. Se posso permettermi, due cose: non capisco "nel vertice del quadrato" (il quadrato non ne ha quattro, di vertici?); eliminerei le due frasi sulla metafora della cucina che brucia (lascia che il lettore se la capisca da sola, la metafora, non interromperlo). Naturalmente sono consigli personali - per di più non richiesti :) - e valgono quello che valgono. Ah, benvenuto!Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

La precisione del caos, concepito in divenire. Scrivi con la precisione dell'entomologo ipogeo, dopo aver studiato l'analisi frattale delle emozioni. Gran bel testo: erotico, sì, ma di un eros primigeneo e furente, che non si accontenta dell'estasi, ma cerca di decodificarla. Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

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Il puma del Sîambù ha votato il racconto

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Enrico R. ha votato il racconto

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di Bruno Gais

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