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Narrativa

Io ti perdono

Pubblicato il 08/07/2020

Bea, Ettore e Alfie passano ventiquattro ore insieme. Poi si salutano. Si riconoscono alla fine, ma non si rivedranno mai più.

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Bea aveva in tasca trecento euro pagati in nero e la chiave di casa spaccata a metà. Sul volto il piglio severo di una frustrante fame di un’altra vita, lì a indurire i lineamenti non più così giovani come vorrebbe o ancora si immagina. Ettore aveva le mani piene di rughe, guanti a mezze dita rotti, un cappotto bucato. L’eco forte e imponente dell’uomo distinto che era una volta, a ripararlo dal freddo.


— Ha fatto presto al lavoro, stasera. Sono le undici.

— Sì, il pub era vuoto. E lei come lo sa?

— La vedo ogni giorno. Abito proprio difronte al pub ormai da qualche mese. Quei cartoni lì, siamo io e Alfie. Non mi fraintenda, io controllo solo lei arrivi a casa sana e salva.


Alfie sentendo il proprio nome sollevò il muso ispido. Bea trattenne un respiro e schiuse le labbra per dire qualcosa, Ettore la bloccò.


— Stia tranquilla, lo so che lei non mi ha mai visto. Lo capisco, sa.

— Mi dispiace e… grazie.

— Aspetta qualcuno?

— No. Ho rotto la chiave di casa, la mia coinquilina non torna prima di domani.

— Accidenti. Non ha amici?

— No, non sono molto brava in questo.

— Ha me e Alfie. Ci permetta di attendere con lei, camminiamo.


Camminarono a lungo, Ettore, Bea e Alfie. Ettore con quell’aria di uno che, pur avendo perso tutto, in quel bizzarro trio sembrava aver ritrovato sé stesso dopo una lunga e logorante ricerca. Alfie con la sua leggerezza e il peso degli anni sulle zampe corte. Bea che a ogni passo lasciava dietro di sé un pensiero pesante dopo l’altro, tanto per non dimenticare la strada del ritorno. Camminarono e finirono per raccontarsi la loro vita. Entrambi si ritrovarono a condividere una storia fatta di assenze e, come tale, di attese e speranze tradite. Ettore era al quarto stadio terminale, un cancro allo stomaco se lo stava divorando.


— Me lo fa un regalo, Bea? Passi con me la giornata di domani.


Il corpo e la mente di Bea avevano dimenticato la stanchezza, quindi acconsentì. Ettore aveva un programma preciso, studiato per anni scavando a mani nude nei ricordi salati di un inverno lontano. Colazione in una crêperie davanti alla fontana di Stravinsky, una passeggiata sugli Champs-Élysées, la ricerca di un vecchio negozio di giocattoli dove Ettore comprò una scimmia di peluche gialla, che Bea chiamò Mia. Tanti déjà vu, decine. Infine, al calare della sera, la Tour Eiffel. Dall’alto e con gli occhi pieni di lacrime per il vento Ettore le indicò la Senna, le raccontò di Parigi e dei suoi luoghi. Bea tremava per il freddo, ma non le importava. Non c’erano altri posti dove avrebbe voluto essere. Ettore pagò anche l’ultima metro finendo così tutti i propri risparmi, che Bea scoprì essere stati messi da parte inseguendo il sogno di una giornata come quella trascorsa.


Al ritorno verso casa, alle venti e trenta della sera, Ettore accompagnò Bea fin sotto il portone. La salutò stringendole le mani tra le proprie, baciandone il dorso ghiacciato con la lenta dolcezza di un addio che Bea non seppe spiegarsi.


— Me lo fa un ultimo regalo?

— Certo, Ettore.

— Sia felice, Bea. Lei non è al mondo se non per questo. Sia felice.


Alle ore ventitré e cinquanta Bea usciva dal pub di corsa. Un’ambulanza portava via Ettore, chiuso in una busta nera. Suicidio, si era bevuto un litro di acido. Di Alfie nessuna traccia. Bea lo trovò legato a un palo sotto casa, con attaccata al collare una busta chiusa. Mia, poggiata contro il muro. Perdonami, figlia mia. Scritto sul retro di una vecchia foto arrotolata e infilata nel collare di Alfie. Ettore stringeva a sé una bambina, alle loro spalle la Tour Eiffel. Bea si riconobbe nella foto, e riconobbe suo padre. Io ti perdono.

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Imago ha votato il racconto

Esordiente

Bello scorrevole...Segnala il commento

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Stefano Adesso ha votato il racconto

Scrittore

Concordo con Silvia. Scritto molto bene, ma il finale scricchiola. Dici troppo o forse succede troppo. Secondo me rivedendo quella parte diventa un ottimo racconto, intenso ma non retorico.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Secondo me è scritto molto bene, ci sono immagini che ho trovato azzecatissime, parole che si sentono scelte, non messe lì a caso, a definire. La storia mi sembra un po' troppo, forse l'ultima parte, che è poi la spiegazione, finisce per appesantire una vicenda che fino a quel momento andava via liscia. Non so, è una mia impressione e non vale niente, ma io ci ripenserei, al finale. Resta il fatto che mi piace molto il tuo stile.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Robydrum ha votato il racconto

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Andreasololettore ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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