Oggi in carcere è una giornata particolare: José, detenuto sudamericano, si sposa.

Un matrimonio in carcere è sempre un momento molto emozionante, preceduto da un lavoro certosino di educatori e funzionari ministeriali per ottenere tutti i permessi dalla magistratura e organizzare l’evento con il comune.

Si tratterà di una cerimonia civile estremamente semplice, gli invitati sono sempre pochissimi per tutte le restrizioni imposte dalla sicurezza, gli sposi potranno usufruire di un paio d’ore di colloquio straordinario ma non ci sarà nessuna intimità, siamo pur sempre in un penitenziario.

Personalmente ritengo che sposarsi in carcere sia una delle più belle manifestazioni d’amore che si possano offrire al proprio compagno/compagna: con questo gesto ti dico che per me sei così importante che non mi interessa rinunciare ai festeggiamenti, al viaggio di nozze, alla cerimonia solenne, alla vicinanza di parenti e amici, e te lo dico in un momento che per te rappresenta sofferenza, solitudine e perdita della libertà.

Per questo quando gli educatori si sono rivolti all’area sanitaria per cercare qualche volontario che facesse da testimone agli sposi mi sono immediatamente offerta: perché sono felice di partecipare a qualcosa di così profondo e delicato.

Saremo io e un’infermiera a firmare i registri e a festeggiare la coppia.

È una bella giornata di inizio estate, quindi la cerimonia si terrà nel giardinetto solitamente riservato ai colloqui delle famiglie con bimbi piccoli, in mezzo a giochi e altalene.

Per l’occasione presenzia anche il comandante in alta uniforme e siamo circondati da agenti, una volta tanto, sorridenti e rilassati.

Gli sposi si incontrano in giardino: indossano vestiti semplici, niente abito bianco né bouquet per la sposa, tutto deve essere facilmente ispezionabile e non sono ammessi gioielli. Sono le regole.

José e Marta sono emozionatissimi.

Chiedono il permesso di abbracciarsi e di tenersi per mano durante la celebrazione, accordato.

Vorrebbero anche darsi un bacio, ma siamo in periodo covid, tutti mascherati e distanziati. Sta per partire un “non si può” ma qui mi impongo io: e che caspita, è un matrimonio, un bacio è il minimo!

I funzionari del comune arrivano, un po’ impacciati, si guardano intorno con la perplessa meraviglia di chi non è abituato a questo ambiente così lontano da qualunque altra esperienza.

La celebrazione può iniziare.

Dopo il fatidico sì, il taglio della torta. La sposa è bravissima in questo compito, non si emoziona anche se guardata a vista dagli agenti, che non dimenticano il loro dovere: lei ha pur sempre un coltello in mano!

Applausi, battutine, risate, qualche frase augurale, abbracci e tutto finisce in fretta, ognuno di noi ritorna al suo lavoro, gli sposi vengono condotti all’interno per un colloquio straordinario, poi si saluteranno e si separeranno fino al colloquio della settimana prossima.

Ma nel pomeriggio arriva la sorpresa: il magistrato di sorveglianza ha concesso a José la detenzione domiciliare, potrà andare a casa da sua moglie.

José viene in infermeria per salutarci, è fuori di sé dalla gioia, abbraccia e ringrazia tutti, il sacco con le sue quattro cose già pronto: stasera avrà anche lui la sua notte di nozze.