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Io vi salverò

Pubblicato il 01/06/2018

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Uno ancora .

Impilo un maglione dopo l’altro, senza guardarli negli occhi. Li conosco uno per uno.

Bordò, ormai infeltrito.

Lo spiego sul letto ed esploro il piccolo foro slabbrato sul polso destro.

E’ sempre lì.

Lui, un po’ corto dietro. La zip fino alla base della gola a dimostrare i suoi anni.

Sprimaccio le maniche, lo rovescio a pancia in giù sul letto.

Manica sinistra, poi la destra. Piega a metà e veloce ribaltamento .

L’ho visto fare tante volte a mia madre.

Ora è lì, sopra agli altri.

- Non mi servi. Lo sai tu e lo so io - recito, mentendo ad entrambi.

Gli parlo con confidenza ; sa tutto di me, leale come un gatto.

Vede, osserva, ma tace.

Non tradisce.

Dimentica a volte, ma non Paola quel giorno.

Il Suo profumo. La moto, il freddo stizzoso e il Suo odore, forte.

Su ogni fibra.

Il colletto impregnato come ricordo apparentemente indelebile, ma destinato a sbiadire.

Aspiro un profumo mentale dalla manica.

Paola mi guarda e sorride dal divano.

Lo infilo nel sacco, ma con cura , come chi non volesse davvero cancellare il suo cuore.

Sappiamo già come andrà a finire. La farsa è appena iniziata.

Quaderni e libri , impilati sui ripiani orizzontali, attendono, pazienti.

Una grammatica, geometria di base , Rosa fresca aulentissima.

Un foglio, fitto fitto, scivola da sotto la copertina : le formule delle superfici , ordinate, incise con una grafia così densa e precisa.

Apro un quaderno . Un pesciolino d’argento fugge veloce , cadendo a terra con un rumore di chincaglieria pesante.

Lo seguo con gli occhi fino allo zoccolino dove scompare rapido.

Getto impietoso i quaderni in un bidone che già conosce la loro salvezza in questa finta giornata eutanasica.

Uno dei due , il più piccolo , cade ribaltandosi e mostra , sereno, file di dolci vocali arrotondate e morbide , racchiuse in un corsivo

infantile , ma deciso.

Raccolgo dal cestino il supplemento sulle Olimpiadi disteso sul fondo e sfogliandolo rivedo i record antichi, le vittorie dimenticate 

e gli atleti ormai sfiancati dagli anni.

Lo appoggio in un angolo : lo riguarderò, ancora una volta, più avanti.

Il quaderno , docile , mi vince.

- E’ carta. Carta vecchia. Buttala!

Una voce, cattiva , insiste.

Una risma di carta riciclata per un pugno di pesanti ricordi?

Sacchi e sacchi , pieni , accumulati in un angolo : li guardo e mormoro

– Non sono stato io…

La vecchia caffettiera , a testa in giù, sembra borbottare come una volta.

Magari potrà servire, penso.

La salvo, infilando il braccio nel grosso sacco viola.

E questo?

Un piccolo scoiattolo, sbiadito e spelacchiato, monco da una zampa.

Mi guardo attorno : dalla libreria emerge una sacchetta con delle scarpe , poi due bottiglie di birra impolverate e vuote, la sveglia, 

ferma e inutile, una bussola.

Appoggio sul ripiano, con un gesto che sembra d’affetto , la moka e lo scoiattolo. Sono di fronte : certo si capiscono.

Sposto la sacchetta per fare spazio ai libri.

- Andiamo! Porta giù i sacchi.

- Arrivo!

Il sacco è lì , non ancora annodato .

Lui , un po’ corto dietro.

Lo prendo per la manica e, mantenendo la piega , provo a riassaporare il Suo odore. Ora non cerco il profumo : i profumi sbiadiscono.

Paola dal divano sorride e mi tende le braccia.

- Sbrigati! Che chiudono.

- Arrivo!

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