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Narrativa

Io, Welsh e il porco sionista

Pubblicato il 06/02/2021

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Non avrei mai pensato di trovarmi qui, e scusami se ti ho scomodato ma l’occasione era imperdibile. Ho comprato pure un tuo libro prima di venire, perché ogni evento memorabile della mia vita è stato accompagnato da una tua opera.

Trainspotting è stato il primo, comprato e letto durante la malattia, il ricovero e la morte di mia madre in quell’ospedale di merda. Avevo visto il film un paio di anni prima e ricordo che mentre scorrevano i titoli di coda pensavo che m’era venuta un gran voglia di farmi una pera, come del resto a tutti i presenti; ovviamente non avevamo eroina né ganci per procurarcela, così ci facemmo di quel che c’era, ovvero giù di hashish e "barberazzo spesso" fino a collassare. Del tuo cameo nel film, nella parte di Mikey Forrester, ho saputo solo anni dopo: allora avevi ancora i capelli in testa ma stai meglio rasato. Io diversamente da te ne ho ancora qualcuno, anche se molti sono bianchi. Si invecchia mio caro, ma ho pur sempre vent’anni in meno del vecchio porco sionista che sto aspettando.

Sulla quarta di copertina di Ecstasy compariva per la prima volta anche il prezzo in Euro. Quando l’ho acquistato il Paese si avvicinava a gran velocità al traguardo dell’unione monetaria, con tutte le conseguenze che ne sarebbero derivate: eravamo in pochi a sostenere che le differenze sociali sarebbero aumentate, che i ricchi sarebbero diventati sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, ma ovviamente fummo presi per pazzi allarmisti e marginalizzati nel dibattito apertosi nella cosiddetta società civile.

Riesce facile pensare di riparare ai torti ricorrendo al vendicatore di turno ma la verità è che quasi sempre aderiamo al ‘vivi e lascia vivere’ anche se l’idea di farci boia per una notte ci ha accarezzato più volte le guance. Oggi io sono qui in questa veste. Sono qui per denudare un’anima con la freddezza del torturatore. E di torture ne so qualcosa. Quelle a cui io ho resistito di più sono state quelle del matrimonio, e Acid House era uno dei regali di nozze dei miei amici, a tutt’oggi il più apprezzato perché quella raccolta di racconti l’ho consumata nei quindici anni a seguire.

Sarei contento se ora, come nel racconto che dà il titolo alla raccolta, dal cielo carico di nubi un fulmine piombasse sulla bara che sta entrando al cimitero.

Sarebbe il massimo vedere bruciare quel corpo che non deve consumarsi nelle fiamme.

Sarebbe una benedizione divina.

Ma non credo nei miracoli.

Se non a quello della vita e dell’incontenibile emozione che dà l’arrivo di un figlio, e Porno è giunto proprio per testimoniare quel miracolo. Mi ha accompagnato in ospedale fino alla nascita del bambino e poi fino al nostro ritorno a casa. In reparto non ho mai fatto nulla per nascondere la bambola gonfiabile con la bocca aperta raffigurata in copertina, per me tutto perdeva di significato davanti al miracolo della vita.

Poi per anni le nostre strade non si sono più incrociate (capirai, ero troppo preso e non c’era tempo di leggere nulla se non qualche fumetto) fino a I segreti erotici dei grandi chef: avevo trentatré anni e da pochi giorni la mia testa era di un colore verde fluorescente, come quella della madre del protagonista del libro che avevo in mano, il cui incipit citava, oltre il verde fluo dei capelli di quella giovane punk, anche il gruppo che in quel periodo ascoltavo a palla, i Clash - con Joe che nella trama rivestirà un ruolo mai chiarito.

Altre cose invece sono riuscito a chiarirle, ma hanno a che fare con la trama della mia vita. Non è stato facile accettarle, né conviverci. Eppure solo fino a ieri, ogni tanto mi domandavo se non sarebbe stato meglio lasciare tutto legato al dubbio per abbandonarlo sulla strada come si fa con un cane. Perché anche quel vecchio porco aveva fama di essere un grande chef e il sospetto che il suo segreto erotico passasse dal buco del culo si insinuava ogni volta che L. cercava il mio.

Purtroppo è un libro che non ho più, che ho perduto per sempre, come ho perso altro nel tentativo di non lasciarci la testa, e ti dirò che Una testa mozzata non l’ho apprezzato subito. In realtà la prima volta che l’ho letto m’ha fatto cagare. Ma che vuoi farci, in quel periodo avevo una socia che mi girava per la testa e in me era scattato qualcosa di nuovo: per la prima volta ero andato da un avvocato, il primo di una lunga serie, e sul viso avevo ancora i graffi e i segni dell’ultima lite coniugale.

- È stata lei? - mi chiese indicandomi il viso.

Il silenzio che seguì fu rotto dal franco consiglio di separarmi subito, per il bene del bambino.

Be’ tu sai quanto resistetti con la testa sul ceppo, no? Per dieci anni è stata mozzata ripetutamente. E, come alla lucertola la coda, la mia testa ricresceva ogni volta meno brillante. Forse per questo ho inseguito per anni un fantasma.

Ma ora sto qua, a osservare da lontano la bara che contiene quel vecchio porco e dire finalmente addio anche al suo fantasma. Quante volte ho pensato che meritasse la morte per quel che ha fatto. E adesso mi basta davvero essere qui?

Certo che ce ne sono di donne al suo funerale.

Se le sarà passate tutte o qualcuna l’ha risparmiata?

Spero solo che non arrivi anche L., mi crollerebbe il mondo addosso, proprio oggi che riesco a gioire.

Quanto può essere disturbante vedere qualcuno che sorride a un funerale?

Bene. Continuerò a farlo.

Mi stamperò sul viso lo stesso ghigno che avevo dopo aver letto il primo racconto di Tutta colpa dell’acido: non sono mai stato un maschilista, e nella relazione di coppia ho sempre ritenuto prioritario e fondante l’uguaglianza tra i sessi e il rispetto reciproco: ma come non manifestare solidarietà e comprensione verso quel marito, quando anch’io avevo desiderato fare lo stesso alla donna che mi ancorava sul fondo con due scarpe di cemento. E non mi consolava sapere che più affondavo più pensavo di potermi sostituire all’uomo sulla copertina, visto che ormai mi consideravo come una testa di cavolo bollita. Un uomo buono che non è capace d’essere bastardo.

L’esatto contrario di lui, per il quale qualcuno sta deponendo lembi del proprio vestito sulla bara, strappati in segno di disperazione. Mi piacerebbe sapere se i volti di queste persone riuscirebbero a nascondere l’indignazione che potrebbero provare a sapere certe cose del loro caro estinto. Riuscirebbero mai a credere che strisciando come la serpe è riuscito pian piano ad avvitare le sue spire sulle fragilità di una ragazza che ha ribattezzato Lilith?

A volte siamo così a pezzi che anche la merda può sembrarci cioccolata.

Io ero arrivato al traguardo dei quarant’anni ingoiandone tanta, e brindavo insieme ai tuoi cari ragazzi di Leith in quel girone infernale che è Skagboys.

Per fortuna ci si risveglia, prima o poi, dai sogni come dagli incubi.

Anche Lilith si è svegliata.

Prima ancora era successo a me. Un risveglio coincidente con la pubblicazione di La vita sessuale delle gemelle siamesi, l’estate in cui per la prima volta non volli gettare al vento l’occasione di tradire mia moglie. Liberatorio oltre che eccitante. Una settimana di passione che troncai dieci giorni prima di raggiungere la famiglia al mare.

C’era il tuo libro con me in treno e mi aiutava a sentirmi meno in colpa; ridimensionava quel che mi stava crescendo dentro da qualche ora, e ci riusciva grazie alla capacità di umanizzare il sadico che vive in ognuno di noi. Insomma, il mio sadomasochismo era niente a confronto di quello dei tuoi personaggi e anche quella volta mi sei stato d’aiuto. Forse per questo oggi ti ho voluto con me, oltre che per appuntare la data del 4 febbraio 2021 sulla prima pagina e fissarla nella memoria.

Che il suo ricordo sia una benedizione? Fanculo non lo sarà mai!

Nemmeno il suo funerale riesce a essere una benedizione per me.

E torno a sperare che un fulmine colpisca la bara, anche se i corvi volano alti. E quel vecchio porco l’ha sempre saputo che chi in alto sale precipitevolissimevolmente cade, come mi è capitato quando mi convinsi a comprare una casa, ad accollarmi un mutuo trentennale, consapevole che stavo facendo una follia; eppure tentavo comunque l’ultima carta, forse per stare apposto con la coscienza.

Cercavo un’illusoria vita nuova salpando dall’ultima spiaggia, e Godetevi la corsa poteva sembrare un buon consiglio da prendere al volo. Però a muovermi sono stato solo io, e ancora non mi sono fermato.

Ho deciso di venire qui appena appresa la notizia, e per esserci non ho nemmeno inventato una scusa con il mio capo. Un funerale di un amico di famiglia; perché lui era anche questo, o meglio, l’amico di famiglia che ha approfittato del suo ruolo e della fiducia che un genitore ripone in esso. Tu non credi che forse si attribuiscano troppe colpe ai padri? Io non ho ancora smesso di darmene, e c’è stato un tempo che ho rischiato di uscire di testa, talmente mi sentivo con le spalle al muro. Come capita in questi casi, più il carico di colpe aumentava più il carico dal pusher cresceva. Una situazione difficile da sostenere a lungo, anche economicamente, con un figlio adolescente in casa. Se volevo cambiare qualcosa in me, se non volevo saltare giù dal balcone, dovevo cominciare a disintossicarmi prima di tutto dall’hashish.

Ho approfittato della prima occasione buona: nella completa solitudine della nuova casa, per tre settimane d’agosto, ho cercato di uscirne fuori mentre Franco, L’artista del coltello, mi dimostrava che se c’era riuscito lui potevo farcela anch’io, memore però che nulla si distrugge. Ma ce l’ho fatta. Avevo riconquistato un po’ di fiducia in me, anche se la vita, così come la conoscevo, si sgretolava fino a frantumarsi. Io resistevo, come l’albero nel lungo inverno, con le mie gemme dormienti pronte a rivivere e rifiorire di nuova linfa ora che avevo una ragione per svegliarmi la mattina, una persona che mi faceva sentire vivo, una cosa preziosa di cui avere cura. Sono qui anche grazie questo.

Forse lui rappresentava ormai solo un Morto che cammina, come il titolo del tuo ultimo romanzo che L. mi ha regalato per il compleanno. Ma per me non è mai morto. Come Spud. Anche adesso che la cerimonia è finita conservo qualche dubbio, e i miei occhi non riescono a staccarsi dalle pale che lo ricoprono di terra. Questi occhi che hanno dovuto adattarsi prima al buio e poi all’assenza, oggi sono tornati a brillare.

Quando anche i necrofori se ne vanno, ci avviciniamo senza fretta alla tomba.

Io stringo Il lercio tra le mani proprio come se fosse il collo del vecchio porco qui sepolto.

- Sono contento che tu sia schiattato, e sono venuto per dirtelo di persona. Non hai bisogno che te ne spieghi il motivo, vero? Lo sai, tu sai, hai sempre saputo, mentre ero io quello ignaro di tutto. Ora però è giunto il momento che tutti sappiano.

Mi guardo intorno e non vedo nessuno. Pochi secondi di raccoglimento sulla tomba, poi io e Welsh ci allontaniamo senza voltarci.

Lungo il vialetto che conduce all’uscita ci imbattiamo in un corvo che becca una lapide. Appena ci sente arrivare si interrompe, gracchia qualcosa che suona come una maledizione e vola via.

- EHI CORVO NON FARE SCHERZI! - urlo puntandogli l’indice macchiato di vernice spray. - SE PROVI A BUSSARE COL BECCO SULLA LAPIDE DOVE C’È SCRITTO “QUI GIACE UN LERCIO” GIURO CHE TORNO QUI E TI SPENNO VIVO!

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Montag ha votato il racconto

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Grande maestria, complimenti. Un finale quasi alla Poe. Mi invoglia a leggere un libro di Welsh, ho visto solo Transpotting (il film) che adoro.Segnala il commento

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gionadiporto ha votato il racconto

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settembre ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Confesso: non conoscevo Welsh, e mi sono documentato. Molto bello, una scrittura ruvida, essenziale, intensa, scandita dalle opere di Welsh, e da storie con sostanze. Mi è rimasta un po' oscura la trama, ma poi ho capito, era quello che volevi dire, o che non volevi dire, non c'era da farsi domandeSegnala il commento

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Misia Vecchio ha votato il racconto

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Molto intenso, sensazioni fisiche che si son fatte parole attraverso la scrittura, ritornano al corpo attraverso la lettura. Ottimo, bravo :-) Segnala il commento

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AlienZen ha votato il racconto

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cinzia monari ha votato il racconto

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Cinzia M. ha votato il racconto

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Per me interessante l'idea di collegare una vita ai libri di W. Meno interessante la vita raccontata. Però scritto molto bene :)))Segnala il commento

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Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente

Un omaggio a Irvine Welsh, tutto da recuperare.Segnala il commento

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Sepulzio ha votato il racconto

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Chiara Filippi ha votato il racconto

Esordiente

Ti, è perfetto. Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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OttimoSegnala il commento

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greic0c0c0 ha votato il racconto

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omALE ha votato il racconto

Esordiente

Quando mi chiedono perche'amo la letteratura mi viene spontaneo rispondere perche mi aiuta a vivere Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Finalmente, quanto tempo! Un flusso di pensieri che sembra avvolgersi su se stesso. Una vita accompagnata, giustificata da (accordata su) la lettura di Welsh. Per me la trama non è chiarissima, ma ci sta che sia un problema mio. Sul titolo ho delle riserve, ma avrai le tue ragioni.Segnala il commento

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FilippoDiLella ha votato il racconto

Esordiente

Certo che è difficile fare quello ( che credo ) hai cercato di fare qui, difficile e notevole; ma la creatività non è mai semplice, semmai caotica, spesso violenta, e chiassosa come il Big bang. Se posso, occhio alla storia del hashish: magari tralascio degli studi più recenti, ma di solito non si fa una vera e propria disintossicazione, in questo caso è più una dipendenza psicologica che una assuefazione fisica ( anche se con una tolleranza aumentata agli effetti ). A me è piaciuto molto, lo trovo davvero di un buon contenutoSegnala il commento

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ItŌ Kiyoshi ha votato il racconto

Esordiente

Ritengo che la scelta del binomio "porco sionista" per il titolo del racconto sia inappropriata: nel testo non c'è nessun elemento che dia un senso a tale scelta. Aggiungo che il binomio "porco sionista" viene usato spesso da movimenti politici antisemiti: "27-06-2009, Roma - Tre striscioni, a poche decine di metri l'uno dall'altro, rinvenuti nella zona di Ponte Lanciani: 'Onore ad Ahmadinejad, vera luce dell'antisemitismo', 'Al fianco di Ahmadinejad e dei suoi pasdaran contro ebrei e angloamericani', 'Al fianco del popolo iraniano contro il porco sionista'. Sono stati firmati dal movimento di estrema destra, Militia." Fonte: http://www.cronachediordinariorazzismo.org/databaserazzismo/27-06-2009-roma-rm-lazio/Segnala il commento

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NicolaDimo ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente
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blu ha votato il racconto

Esordiente

paiono varie sfaccettature sempre della stessa persona. piaciuto molto Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente
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Francesco Scarciolla ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente

Molto apprezzata la scrittura. Però non mi è chiaro tutto x es chi è il morto... dovrò rileggerlo :)Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Esordiente

sicuramente è colpa mia, ma non mi sono del tutto chiari i rapporti tra il protagonista e gli altri. mi arriva anche come un'originale lettera d'amore: una vita intera scandita dai libri di Welsh. comunque ci speravo, di leggerti presto.Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

Esordiente

È il cane che si morde la coda... avvincente Complimenti Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Katzanzakis ha votato il racconto

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Scrittura sapiente, resta un retrogusto amaro, ma è la vita, bellezza.Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

Uno dei brani più avvincenti letti sulla piattaforma. Stile crudo, con una punta di cinismo che emerge come unica risposta possibile al marcio che ci sommerge.Segnala il commento

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

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di Ti Maddog

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