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Narrativa

IRIS

Pubblicato il 03/01/2021

Lo stesso brano in due versioni: in terza persona e poi in prima, per fomentare l'effetto "straniante" , prodotto dal testo e dal cambio - di tempo e di persona - nel tentativo di trasformare l'apparente mancanza di senso, in immagini significanti. Attendo le vostre esamine, se vi pare il caso.

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Rientrò, dopo essere uscito.

Nel frattempo aveva fatto un giro breve, a C maiuscola, ma più geometrica, senza smussi evidenti sugli angoli, girando con la gamba destra che dava sul perimetro interno della C.

Agli incroci stradali girava sempre rasomuro. Spesso dava anche un colpetto di spalla, quando c'era lo spigolo di una casa che prendeva due strade. Nel caso in essere, aveva dato un colpetto all'angolare in ferro di una ringhiera dipinta di verde - e a una siepe che sbordava, tra via Foscolo - dove abitava - e via Pascoli,  con la spalla sinistra. Alla fine di via Pascoli aveva girato ancora a sinistra, su via Roma, dove c'era una casetta singola, con un giardino semiselvatico e un bel cedro del Libano, alto una decina di metri, i rami più bassi che sfioravano il terreno, a carezzare steli di piantaggine e iris invernali in fiore, azzurrovioletti,  appoggiati lievi agli aghi verdiscuri del cedro.

 La casetta era circondata da un muretto in cemento, abbastanza basso e maltenuto da non nascondere il giardino allo sguardo dei passanti.

Sull'angolo del muretto, c'era una colonnina in mattoni, sbrecciata dal tempo, dove si strusciava sempre, prima di girare a sinistra, in via Roma. Si strusciò. Ancora cento metri sempre a dritto, e arrivò da Rosy e Marietto.

Prese una briosce e un caffè macchiato senza zucchero, e uscì. Fece poi colazione appoggiando il bicchierino di plastica sulla colonnina grigia dell'Enel, proprio accanto, alta quasi quanto il banco del bar. Lo zucchero al velo gli scivolò nel caffè, mentre la mordeva. Masticando la briosce, aveva salutato il tipo della casa appena dietro alla colonnina dell'Enel, che agitava un braccio, dalla finestra, scostando le tende con l'altro. Tra loro anche una ringhiera bianca, in metallo, con i rebbi radi e abbastanza lunghi, come le forchette giuste per gli spaghetti. 

Infine tornò a casa, lungo la C maiuscola di prima, in senso inverso, con la spalla sinistra rivolta verso il perimetro interno della C, stavolta. Strusciò ancora sulla colonnina in mattoni, all'angolo tra via Roma e via Pascoli, e poi dette un colpetto all'angolare in metallo tra via Pascoli e via Foscolo, girando ancora a destra. 

Arrivato in casa, pensò all'iris, che si faceva carezzare dal cedro. E lo invidiò. 

                                                        ...................



Sono rientrato, dopo essere uscito.

Nel frattempo, ho fatto un giro breve, a C maiuscola, ma più geometrica, senza smussi evidenti sugli angoli, girando con la gamba destra che dava sul perimetro interno della C.  Agli incroci stradali giro sempre rasomuro. Spesso do anche un colpetto di spalla, quando c'è lo spigolo di una casa che prende due strade.  Nel caso in essere, ho dato un colpetto all'angolare in ferro di una ringhiera dipinta di verde - e a una siepe che sbordava, tra via Foscolo - dove abito - e via Pascoli, con la spalla sinistra. Alla fine di via Pascoli ho girato ancora a sinistra, su via Roma, dove c'è una casetta singola, con un giardino semiselvatico e un bel cedro del Libano, alto una decina di metri, i rami più vecchi che sfiorano il terreno, a carezzare steli di piantaggine e iris invernali in fiore, azzurrovioletti, che si appoggiano lievi agli aghi verdiscuri del cedro.  La casetta è circondata da un muretto in cemento, abbastanza basso e modesto da non nascondere il giardino allo sguardo dei passanti. Sull'angolo del muretto, c'è una colonnina in mattoni, sbrecciata dal tempo, dove mi struscio sempre, prima di girare a sinistra, in via Roma. Mi sono strusciato. Cento metri sempre a dritto, e sono arrivato da Rosy a Marietto. Ho preso una briosce alla crema e un caffè macchiato, senza zucchero, e sono uscito. Poi Ho fatto colazione appoggiando il bicchierino bianco di plastica sulla colonnina grigia dell'Enel, proprio accanto, alta quasi quanto il banco del bar. Lo zucchero a velo della briosce mi è scivolata nel caffè, mentre la mordevo. Masticando la briosce, ho salutato il tipo della casa appena dietro alla colonnina dell'Enel, che agitava il braccio, dalla finestra, spostando la tenda con l'altro. Tra noi anche una ringhiera bianca, con i rebbi radi, e abbastanza lunghi, come le forchette giuste per gli spaghetti. 

Infine sono tornato a casa, lungo la C maiuscola di prima, in senso inverso, con la spalla sinistra rivolta verso il perimetro interno della C, stavolta. Mi sono strusciato ancora sulla colonnina di mattoni, all'angolo tra via Roma e via Pascoli, e poi ho dato un colpetto all'angolare in metallo tra via Pascoli e via Foscolo. 

Arrivato in casa, ho pensato all'iris, che si faceva carezzare dal cedro. E l'ho invidiato.





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Bruno ha votato il racconto

Esordiente
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Isabella☆ ha votato il racconto

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Ilyn Peyn ha votato il racconto

Esordiente

La prima persona mi sembra più macchinosa, meno fluente, forzata. Ho visto qualcun altro ha detto delle cose simili – vorrei aggiungere che questa riflessione: il modo leggere la seconda parte è influenzato dalla prima, quindi per dare veramente un giudizio a questa prima persona dovremmo rileggerlo all'inversa, magari domani, o comunque a mente fresca. Credo che solo allora potremmo dare un parere sulla prima persona (perchè è sempre rispetto a quell'altra che la vediamo, no?). Per il resto, io non riesco proprio a seguire il percorso che fa il personaggio, ma non è un tuo problema quello, perchè quando un tragitto mi viene descritto in quel modo, non riesco a seguirlo mai, chiunque l'abbia scritto: devo leggere e rileggere, semplicemente mi perdo.Segnala il commento

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Enrico R. ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Molto belli. Per me funziona di più in terza persona. Con quell'aria misteriosa, anonima, oggettiva, un po' da racconto naturalista e anche sperimentale.Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Io cambierei proprio l’incipit in “Una volta uscito”... che si addice ad entrambe le versioni. E poi mi è venuta questa idea: e se tu ampliassi quella in prima persona aggiungendo pensieri e sensazioni, in contrasto a quella in terza che, anticipando l’altra, descriva minuziosamente ma con distacco la sequenza delle azioni. Sono certa che in questo modo e con la tua abilità sapresti creare un bel risalto fra le due, insomma, pensaci:)Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Il secondo :)))Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Il racconto in terza persona (quello che preferisco) mi ricorda il geniale Nicholson di "As Good as It Gets". A mio modesto avviso, i punti di forza del racconto sono gli elementi con cui rappresenti il bisogno umano di protezione e stabilità. Non credo sia un caso (so bene quanto tu sia attento nella scelta dei dettagli) che ci siano il delicato iris - il trionfo della verità e della saggezza - e il possente cedro - l'albero che rappresenta la sapienza e la protezione divina (per i non credenti sono sufficienti quelle umane). Non mi convince l'incipit: rientrare è un verbo che implica il ritorno. Non avrei iniziato la frase con "Nel frattempo", giacchè non vi è alcuna contemporaneità tra l'azione di rientro e fare un giro breve. Per il resto, amplierei il racconto che si presta a un ulteriore sviluppo. Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Io ho le idee confuse ma invidio quell'iris e anche il cedro! Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente
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Marlov ha votato il racconto

Esordiente
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blu ha votato il racconto

Esordiente

la prima :)... fermo restando che la magía è tutta in quello sguardo che “coglie” l’irisSegnala il commento

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Cinzia M. ha votato il racconto

Esordiente

La prima persona :)Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Per la scelta della narrazione, ‘in osservazione’ direi quasi contemplativa, preferisco la terza persona. Però il finale della seconda versione in prima persona ha tutto un’altro sapore...Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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Roberta ha votato il racconto

Esordiente

preferisco la terza! è come se, in questo caso, riuscissi meglio a identificarmi con un osservatore esterno che descrive, e attraverso il suo sguardo sentire. (mi sa che ho ripetuto quel che ha detto Silvia. insomma: sono d'accordo con lei)Segnala il commento

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StefanoS ha votato il racconto

Esordiente
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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

In questo caso direi che la terza è perfetta: nella descrizione ogni particolare è stigmatizzato e resta impresso. La visione oggettiva permette a ciascuno di noi di farlo suo e di ricavarne sensazioni e pensieri. La prima persona, che pure amo in certi racconti, mi sembra che qui sia poco adatta, tutto ci passa via in scivolata attraverso lo sguardo del protagonista, che è appunto solo sguardo.Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Io preferisco la versione in prima persona, ma quel tipo di incipit- che ho gradito più di tutto in questo racconto- si adatta molto meglio alla terza persona, e si vede. Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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di Franco 58

Esordiente
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