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Fantastico

Ironica onirica mente

Pubblicato il 10/11/2020

sogno o son desto

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Non ho paura e non sono stanca, come potrei esserlo, sono sempre e solo presente a me stessa.

Sono stata testimone di miliardi di vite e non riesco a ricordarne una, ogni volta è la stessa nuova storia.

Non posso suicidarmi, l’ho già fatto ma non è servito, ho combattuto migliaia di guerre atroci e ho ucciso milioni di persone, ma anche questo è stato inutile, sono sempre presente.

Ora però qualcosa è finalmente cambiato, ho una speranza, per me stessa e per l’umanità che mi sopporta da tanto tempo.

È iniziato tutto molto tempo fa, quando mi sono resa conto, che l’unico modo per andare avanti era ricordarmi, ad ogni vita perdevo me stessa e allora piano piano ho imparato a lasciare degli indizi che avrei potuto seguire per ritrovarmi, cercare di lasciarmi qualcosa e raccoglierla.

Ho fatto molti progressi da allora, ma uno in particolare mi aiuta ancora oggi e nonostante sia ormai un archetipo, mi soddisfa, anche quando mi sconforta: la scrittura letteraria.

Se non fosse stato per alcune di me che hanno dedicato la loro presenza alla ricerca, non sarei mai stata in grado di strutturarmi così tanto, ora riesco a riconoscermi in pochissimo tempo e sono ovunque intorno a me.

Dicevo della scrittura, una cosa che mi stupisce sempre è l’effetto che io faccio ai processi di entropia, penso e scrivo una verità e si trasforma immediatamente in un’opinione che le altre me stesse non riescono più a ricomporre.

Per molto tempo ho cercato di farmi capire dalle altre me, ma adesso sono impegnata a raccogliermi.

Ho scritto milioni di libri, in migliaia di lingue, ripetendo sempre le stesse cose in modo diverso, perché le potessimo leggere insieme e finalmente riconoscerci.

Il mezzo comunque è troppo farraginoso, dispendioso di energie e soprattutto di tempo, che ognuna di me, per un motivo o per l’altro, spende più per imparare a scrivere bene che a comprenderne il motivo.

Molte di me vivono sole, hanno rinunciato allo scopo e perso l’obiettivo comune a causa dell’entropia.

Alcune sono scrittrici e scrittori, hanno sviluppato capacità straordinarie di sintesi e prolissità, di fantasia e razionalità, ma tante si sono votate all’individualità, al desiderio di riconoscimento, alla fama, al denaro.

In poche parole, affascinate dal rumore bianco di una pioggia incessante, attratte dal desiderio di esistenza che ostinatamente perseguo, ci dimentichiamo di essere noi il convitato di pietra.

La ragione stessa, della scrittura come mezzo, usata per giustificarne la struttura, non impedisce comunque l’entropia, che costringe a usare più parole per spiegarsi o l’utilizzo di termini sempre più specifici, parole brevi ma di sempre più complessa interpretazione, da studiare, da conoscere, prima di affrontare la lettura.

Il foglio bianco è l’unico testo coerente al pensiero, appena una lettera si posa, cerca un significato che si è appena perso.

Io non posso soffrire e sono sola, che strano destino il mio, se solo ne avessi uno.

Otto miliardi di opinioni e sono sempre io presente, mi ascolto e non mi capisco, un soliloquio ridicolo.

Non devo avere fretta, ho aspettato migliaia di anni e avrò tutto il tempo di spiegarmi, ma sono davvero felice di aver trovato il modo di raccogliermi tutte.

Finalmente potrò espandermi senza nuocere, realizzarmi senza infliggere ferite inguaribili a un mondo senza colpa che non merita la mia ingombrante presenza.

Cosa o chi, mi abbia voluto testimone, dovrà ascoltare le mie opinioni e presto, avrò tutto il tempo necessario per imparare, se mi sarà concesso.

Respirare è la cosa che mi piace di più, forse perché non sono io a farlo.

A volte il corpo mi sveglia di notte, non sente la mia presenza, non può, però sono contenta di accarezzarlo e di tranquillizzarlo, so che sentirò la sua mancanza ma è giusto così per entrambi, potrò fare molto di più per lui, per ognuno di loro, quando mi raccoglierò.

Molte cose cambieranno e avrò dubbi al riguardo, ma prometto a tutte noi di ascoltare, di leggere, di valutare ogni mia singola proposta, non voglio perdermi nulla di ognuna di me.

Mai più bambini penetrati nelle viscere e trasformati nei mostri che hanno sempre temuto.

Mai più adulti confusi, delusi del tempo passato alla ricerca di un senso, invecchiati e poi morti, morti, sempre morti.

Mai più sogni infranti, discorsi interrotti dal pianto, paure.

Da sole, siamo solo domande, con il tempo dalla nostra parte otterremo risposte.

La goccia è la vera tempesta.

Il mare la nostra quiete.

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Cinzia M. ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Un brano Impegnativo. E' ancora molto nella tua testa, mi sembra di doverlo tirare fuori e srotolarlo bene, perché entri più lineare nella mia. Ma lo sai, sono un'anima semplice.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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omALE ha votato il racconto

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Voi uomini non potete capire ho visto infiniti mondi guerre battaglie navali catastrofi nucleari eppure il sole non e'tramontato ancoraSegnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Enrico Ruggiero ha votato il racconto

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Signor Fabiani ha votato il racconto

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Ci sarebbero parecchie cose da dire, visto che la mia opinione è stata sollecitata. Mi limito a una soltanto, in un certo senso il "peccato originale" da cui scaturiscono tutti gli altri. Il genere "Fantastico" non esonera da una stretta coerenza interna. Prendiamo "Alice nel Paese delle Meraviglie". E' un racconto fantastico, giusto? Ma hai mai notato quanto rigore logico c'è in quel racconto? Non a caso Lewis Carroll era un promettente matematico. Commetti un grave errore di impostazione, se pensi che nel genere "fantastico" ci siano più libertà che in un racconto autobiografico, che siccome è "fantastico" allora ho margini più ampi nella mia scrittura. E non dimenticare mai un'altra cosa. Il lettore "visualizza". Sempre. Quello che tu scrivi, il lettore si sforza di visualizzarlo, tu crei la pagina e il lettore si sforza di simularla nella sua testa, e se questo sforzo è eccessivo (e mi verrebbe da dire, piuttosto, se la visualizzazione e la simulazione non sono immediate, fosse pure nel genere "Fantastico") allora la lettura fatalmente si inceppa. Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

Il brano più bello che tu abbia scritto. Il soliloquio di otto miliardi di coscienze. La scrittura letteraria come strumento di omologazione-personalizzazione. L'eterna lotta tra dubbi e certezze, domande e risposte. Un mini trattato ricco di spunti di riflessione.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Racconto molto interessante. Interpretabile da diversi punti di opinione. Complimenti!Segnala il commento

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di Coscienza fantasma

Esordiente
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