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Narrativa

Isabella

Pubblicato il 24/11/2018

Recarsi a un appuntamento desiderato. Passeggiare per le strade prima di arrivare: guardare e ricordare. Andare avanti.

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L’anfibio nero consunto stona con l’abitino primaverile dai tenui fiori stampati, stile Postal Market: scollo tondo e aderente sopra, svasato dalla vita in giù. Faccia pallida e un po’ gonfia di chi non ha ancora smaltito tutte le birre della sera precedente, caschetto biondo stinto, sguardo a cane bastonato in continua lotta con il mondo, coperto dalla spessa montatura degli occhiali da sole calzati sul naso francesino come le diceva sempre la nonna. Con passo fermo come l’idea che sta perseguendo, si reca decisa all’appuntamento.

Ha un piercing sullo sterno: due sfere metalliche di cui va fiera, due bulbi bionici che stanno ad ammonire chi indugia troppo a spiare nell’incavo dei seni. Stridono con la bucolica scollatura dell’abitino, come fiori disegnati su una tela bianca tagliata da Fontana.

Espone il suo corpo agli sguardi per sentirsi viva, per sentirsi bella. Anche se non lo è. Esisti solo se ti vedono, è il suo credo.

Prova ad ancheggiare sbirciando l’effetto che fa l’immagine riflessa nelle vetrine. Nota qualche viso accaldato dall’afa cittadina guardale il sedere.

Sente le braccia umide di sudore. Ammira soddisfatta la rosa con ramo, spine e foglie, tatuata sull’avambraccio destro: era il primo che faceva. In quegli anni aveva voglia di sbocciare a nuova vita: “il bel fiore ammalia e distrae la vista da queste mani piccole, dalle dita tozze con unghie mangiucchiate”.

Guarda l’ora e si rende conto che può fermarsi a provare qualcosa da H&M, per il piacere di pavoneggiarsi davanti allo specchio, come su una passerella. Mentre si guarda ricorda con soddisfazione, di quella volta in cui si decise di farsi incidere sul deltoide destro un occhio con una serie di spire che si intrecciavano ed arrivavano fin quasi al gomito: “l’occhio guarda il mondo circostante o la pupilla di chi mi osserva. Le spire sono capelli, lacrime, tentacoli”.

Era stata una ventata di gioia, in un periodo in cui la vita era diventa più complicata: scarsi risultati all’università, sua madre perde il lavoro, la nonna perde la testa e viene a vivere a casa loro per essere sorvegliata, il padre perde la pazienza e le chiede maggiore impegno nello studio.

“Questa esistenza mi schiaccia!”

L’anno dopo non potendo spendere, per lenire il malessere che sente dentro, inizia a incidersi per far uscire la morte che ha dentro. Chelodi rosa fioriscono sugli avambracci e sulle cosce: “queste linee non portano a nulla, neppure alla morte”.


Ora è nuovamente in strada con la musica nelle orecchie, il suo conforto più grande.

La sua passione non sono i brani social del momento, che condivide, ma quella consistente fatta di vinili e copertine che maneggia con cura.

Guarda come opere d’arte i dischi di PJ Harvey. Vorrebbe essere così, diafana e decisa.

Lei è magra, è bella, è desiderabile. Braccia lunghe e dita affusolate.

In particolare, ammira la foto dove ricorda Ofelia di John Everett Millais, eroina e vittima che cade nel fiume e annega. Ci pensa un attimo e pensa: "mi sono sempre sentita sospesa tra la vita e il nulla".

Adora i testi della cantautrice: hanno forza, rabbia, passione tutto ciò che lei non riesce ad esprimere.


Visto che è in anticipo entra a La Feltrinelli e gira cercando i suoi autori prediletti: Rimbaud, Dick, Tolkien, Mishima.

Ultimamente è rimasta affascinata da Ali. Anche lei si sente predestinata, ma ancora le sfugge, per cosa.

Ieri dalla sua camera ha sentito un brano scanzonato anni ’80, alcune parole le hanno fatto capire: sembra un angelo caduto dal cielo…

Ecco cosa vuole ardentemente: due grandi ali colorate lungo la schiena, per poter spiccare il volo quando arriverà l’angelo caduto dal cielo, come nel film di Wenders: “bisogna sempre credere in qualcosa per poter resistere”.


Con passo fermo come l’idea che sta perseguendo, si reca decisa all’appuntamento. Dentro sente quella brama che aveva da bambina il giorno prima di scartare i regali di Natale.

Sta andando dal tatuatore di fiducia. È pronta per sentire ancora quel piacevole bruciore. 

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Emanuela ha votato il racconto

Scrittore

Sì! Un bel pezzo di vita. Segnala il commento

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Chiara Filippi ha votato il racconto

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Danilo ha votato il racconto

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gionadiporto ha votato il racconto

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Francesco Manciola ha votato il racconto

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isa ha votato il racconto

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Bravo. Mi è piaciuta molto questa ragazza. Anche il nome ;)Segnala il commento

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Mela Golden ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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DONATO ROSSO ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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di Gef Coco

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