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Avventura

Islanda, o la terra al di là del mare

Pubblicato il 13/11/2018

Non è un'esperienza e non è un sogno. E' un'immagine, o forse, una speranza.

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Ci sono creste frastagliate e un mare di un blu intenso. L’acqua si fa schiuma quando colpisce le rocce a riva. Il colore predominante è il grigio. Sfumature di grigio, interrotte ogni tanto da prati così verdi da sembrare quasi dipinti. Cammino sulla strada tenendo gli occhi fissi su quella linea sottile che divide mare e cielo, mondo e universo. L’aria è fresca, sa di salsedine e di eternità. Evoca ricordi lontani, momenti persi nei meandri della memoria di un bambino nato tanti anni fa. Qui l’acqua è diversa, sembra avvolgere l’orizzonte, non lascia spazio all’immaginazione. Si ha l’impressione che debba non finire mai, che queste lunghe onde blu si propaghino lungo uno spazio fisico troppo vasto per essere compreso dalla mente umana. Ogni tanto sento il verso stridulo di un gabbiano. Non c’è nessuno nel raggio di chilometri. Ho abbandonato la macchina e ho cominciato a camminare senza una direzione vera e propria. Cammino semplicemente per allontanarmi da questa mia vita che non mi emoziona più. È un viaggio che ho intrapreso per dimenticare quanto tempo sprechiamo ad inseguire sensazioni che non torneranno. Ho lasciato alle spalle i ricordi e le persone. I volti e i luoghi. Vago con la mente in pensieri che non mi appartengono, pensieri di qualcun altro. Qualcuno vissuto qui o che qui ha trovato un senso? Chissà.

Mentre cammino lascio che questo spazio immenso mi circondi. Mi concentro sulle sensazioni più profondamente interiori. Sento il suono dei miei passi sull’erba bagnata mentre i miei occhi si riposano sulle nuvole che avvolgono le cime delle colline. Ho perso la cognizione del tempo, ho smarrito la via che stavo percorrendo. Non mi sono mai sentito così libero. La libertà è una scelta priva di condizionamenti. La felicità è un vento freddo che soffia su un oceano calmo. Muovo le gambe, ma in realtà non sto più camminando: viaggio in una dimensione che non ho mai conosciuto prima. È un luogo dove regna una pace soave, non innaturale, ma anzi naturalissima. È l’idea stessa di paradiso terrestre. Chiudo gli occhi e respiro profondamente. Quando li riapro vedo davanti a me una bambina. Avrà nove, dieci anni. Indossa un vestito leggero, a fiori. La sua presenza mi incuriosisce. Sembra sola, ma non preoccupata. Mi guarda negli occhi e io guardo lei. Restiamo così per un po’, senza dire niente, poi mi prende per mano. Sappiamo entrambi perché è qui: deve condurmi nell’ultimo viaggio. Sorrido, perché è così che me l’ero immaginato.

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baccaja ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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gionadiporto ha votato il racconto

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Dalcapa ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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C’e’ malinconia e una sorta di solitudine... un desiderio di libertà e silenzio in compagnia dell’infanzia. Poesia dell’essenzialeSegnala il commento

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di ilPatta

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