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Autobiografia

John e Bjorn

Pubblicato il 16/09/2020

Leggere, sin da piccoli

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Da ragazzino leggevo per immedesimarmi nei protagonisti. Ammiravo la capacità di sfidare il loro mondo piccolo unicamente con il coraggio, l’intelligenza, con il loro essere sé stessi. I Gialli dei Ragazzi, i Tre Investigatori; Janos Boka, il migliore, così giovane e già in grado di guidare il suo esercito, di discernere il bene dal male e di combatterlo, ma non a tutti i costi, sempre rispettando le regole che il bene si riconosce, sempre portando rispetto al nemico che incombe.

Per me una pagina splendida di letteratura giovanile è stata scritta a Londra il 5 Luglio 1980, quando John e Bjorn giocarono la finale del torneo di tennis di Wimbledon. Erano i migliori al mondo, e diametralmente opposti. Il primo, iracondo, arrogante, era depositario di un talento unico, che rimandava ai grandi del passato; il secondo, compassato, gentile, bellissimo, aveva imposto un tennis muscolare, costruito, che nulla concedeva allo spettacolo. Sembrava un robot perfetto, con al posto della racchetta il martello di Thor.

John era l’eroe che reclamava il posto dovuto all’estro, che con i suoi colpi tratteggiati con mano fatata combatteva l’ineluttabile, l’Idra che arrivava ovunque nella propria metà campo. Era Giorgio contro il drago, ma il mostro svedese sembrava tutt’altro che la vittima designata; ero io, che volevo vincere Wimbledon e rimettere il tennis vero al suo posto, la coppa nelle mani del “buono”.

John vince facilmente il primo set. Troppo facilmente; Bjorn cresce scambio dopo scambio, prende le misure del fumoso yankee e vince il secondo e il terzo. L’eroe si vede perduto, se concede il prossimo punto tutto è finito.

Ingaggia una lotta durissima, da fondo alla propria magia, arpeggia dei colpi che sembrano carezze, costringe la pallina entro traiettorie misteriose: vince una quarta frazione che tutti gli appassionati non giovanissimi ricorderanno per sempre e si presenta da favorito all’inizio del set decisivo.

Bjorn però ha già dimenticato la frustrazione; è di nuovo inespugnabile, vince la frazione ed il torneo.

Io guardo in tv John, ha lo sguardo perso nel vuoto. Sta cercando di capire quando gli è sfuggito un titolo che era quasi suo, che è suo in realtà, ma che per oggi rimane ancora nelle mani sbagliate.

C’è qualcosa di inevitabile, un indefinito che accompagna le fatiche dell’eroe, ricordandogli sommessamente ma senza posa la caducità del proprio genio, l’indifferenza del mondo normale che passa e va, che si agita inutilmente nel pantano della propria mediocrità. Tanto poi la coppa la solleva Bjorn, tanto poi sul campo di via Paal costruiranno un palazzo.

Che inganno i miei primi libri! Che storie bellissime, che solo pochi anni dopo quasi mi vergognavo di aver letto. E che bello ora invece riguardare le copertine con tenerezza, ricordare i miei tanti io impegnati ad esibire saggi della loro arte, tutti per me. No, non riesco più a leggerli, ma quando vado a trovare i miei genitori non manco mai di guardarne qualcuno, ancora in bella mostra sugli scaffali sopra il mio letto.

Che inganno, e che bello esserci cascato!

Così ogni domenica mattina, alle otto in punto, comincio la mia ora settimanale di tennis. E mentre mi appresto a mettere in gioco la prima palla guardò al di là della rete il mio compagno di gioco, e invariabilmente penso: “chissà cosa staranno facendo John e Bjorn?”.

“Quiet please, players are ready…”.

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Franco 58 ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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PiaciutoSegnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

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Piaciuto molto E Connors dove lo mettiamo? Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Nessuno è invincibile (a parte gli eroi dei fumetti) e McEnroe stava antipatico anche a me. Bravo, bel racconto scritto bene. Segnala il commento

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Coscienza fantasma ha votato il racconto

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mi è piaciuto, ho giocato per anni a tennis, ora per la schiena sono passato al ping pong... mi hai fatto ricordare bene l'incontro, come il mio banco di scuola... quindi stiamo vecchiSegnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Ondina ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

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Nello spazio delimitato dalla "caducità del genio" e "dal pantano della mediocrità" si scontrano il super uomo, iracondo e arrogante, consapevole del proprio estro e della propria superiorità, e l'eroe "buono", dotato di coraggio e determinazione. Tu, spettatore, scopri che l'uno e l'altro sono eccezioni, modelli estremi dell'umanità.Segnala il commento

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Gef Coco ha votato il racconto

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Niccolò Meoni ha votato il racconto

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di Danilo Gori

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