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Narrativa

L'abbacchiatura II

Pubblicato il 14/01/2023

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Il capo degli scafisti si avvicina alla bambina di dodici, tredici anni, che sul camion mi stava appiccicata addosso. Quando siamo cadute sugli altri mi ha afferrato la mano e non l’ha più lasciata. L’ho vista cadere fuori bordo. Il suo urlo è sprofondato in acqua con lei. Non ho fatto in tempo a capire, ed è arrivato il mio turno. Sono caduta di fianco, ho provato a cercarla sott’acqua, ma era già sparita.

Il mio corpo affonda. Mi libero della pesante abaya di lana grezza e della sciarpa. Ora riesco a muovermi, ma non distinguo il fondo dalla superficie, non capisco in quale direzione nuotare. Il panico m’afferra come una serpe che attanaglia e paralizza la capacità di calcolo e di giudizio. Lo sento in bocca il sapore acre del terrore. Ho pochi secondi per decidere cosa fare, poi non avrò abbastanza lucidità ed energie: il cervello invierà l’impulso di respirare, l’acqua penetrerà nei polmoni e nello stomaco, la coscienza scivolerà nel coma profondo. L’arresto del respiro impedirà al cuore di battere, e sarà la fine. Dovrei accettare la morte, accoglierla con un senso di liberazione. Rivedrò mio padre e Nadir. Ma è il viso di mia madre quello che vedo. I suoi occhi sono il "no" più perentorio che io abbia ricevuto.

La carenza d’ossigeno rallenta il cervello, i muscoli si contraggono, il sangue si carica di tossine. Devo lasciarmi guidare dall’istinto di sopravvivenza. Non ho scelta: devo espirare un po’ d’aria, osservare la direzione delle bolle e seguirla.

La pressione dell’acqua moltiplica la fatica e la rabbia esplode, dilania e annienta il terrore. Il corpo è trafitto da miriadi di microscopici aghi, la colonna vertebrale si flette come un arco, il tronco si proietta in avanti e scarica energia su gambe e braccia. Ogni muscolo e osso, tendine e nervo riceve la spinta verso l’alto. Pochi colpi di reni e la testa è fuori dall’acqua.

Il volto proteso verso il cielo, la bocca spalancata, il cuore tambura tra le costole e sui timpani. L’aria brucia i polmoni come se respirassi per la prima volta. Non vedo la costa, ma i primi bagliori dell’alba mi confortano.

Devo sforzarmi di respirare con regolarità per controllare la nausea e le vertigini. C’è qualcosa a una distanza di venti, trenta metri che affiora e scompare tra le onde. Riconosco il velo, sembra una grande medusa dorata. Provo a raggiungerlo, urlo di aspettarmi, di muovere le gambe e le braccia. Quando lo afferro mi resta tra le mani. Il primo crampo mi afferra come una mano sotto la superficie dell’acqua, è il Kraken più temuto dai nuotatori. Rilasso i muscoli, eseguo respiri profondi, mi concentro sul movimento della scatola toracica e dell’addome. L’aria gonfia il tronco e lo solleva, le gambe scivolano sott’acqua. Espiro lentamente sino all’ultima particelle di anidride carbonica. Sono un corpo statico e per metà liquido immerso in una distesa liquida e dinamica. Le palpebre pesano, il cervello pesa, il dolore pesa. Dalla temporanea e volontaria cecità emerge il viso del dottore Almasi che spiega i diversi effetti dell’annegamento in acqua dolce, salata, fredda, clorata o contaminata. Sappiamo che una volta in acqua il corpo umano è sottoposto all’azione di due forze: la spinta idrostatica e la forza di gravità che agiscono in diversi punti. Archimede per primo ha osservato come la spinta idrostatica agisca sul metacentro, portando il corpo umano verso l’alto, a livello del tronco dove i tessuti sono meno densi e pesanti. Al contrario, la forza di gravità tira verso il basso sul centro del bacino, che è più pesante. Per far coincidere metacentro e baricentro basta piegare leggermente le ginocchia e lasciare le gambe sott’acqua. In questo modo le due spinte si compensano a vicenda e il corpo galleggia senza alcuno sforzo. Questo vi consentirà di riprendere fiato, di riposare quanto basta per raggiungere la riva o aspettare i soccorsi.

Mi sembravano nozioni inutili e tediose. Invece ora galleggio: un minuscolo corpo in balia dell'immensità. I crampi sono passati, i muscoli bruciano come fossero ustionati, ma il battito cardiaco e il respiro sono quasi regolari.

Sento il motore di un natante che si avvicina. Pochi minuti e mi issano sul pattugliatore. So che non escono in mare per recuperare i naufraghi, ma per evitare che restino testimoni sulle rotte degli scafisti.


La porta si spalanca e sbatte contro la parete. Dal tetto piovono frammenti d’intonaco che mi colpiscono sul viso e sulle gambe. È come se una lama mi trafiggesse la carne. Per non affogare mi sono liberata del jilbāb e dell’hijab, ma ho lasciato la tunica leggera, ne sono certa. Com’è possibile che l’intonaco cada sulle gambe nude?

L’istinto mi suggerisce di non muovermi, di non rivelare che sono sveglia. I due uomini urlano come dannati. Dalla direzione delle voci comprendo che sono fermi davanti a me: è la posizione migliore per spiarli, ma è anche la più pericolosa.

Socchiudo l’occhio destro quanto basta per vedere: uno è girato di spalle. L’altro urla una raffica di “no”, poi colpisce l’altro sulla spalla. Per un attimo vedo il suo viso: un teschio su cui le belve hanno lasciato un po’ di pelle essiccata e poca carne. È un membro dell’equipaggio del pattugliatore.

Ho gli occhi serrati e non vedo chi dei due mi afferra per una gamba e mi scaraventa sul pavimento. L’ultima cosa che sento è il catarroso borbottio di un rantolo. Ma non ho il tempo di chiedermi chi è che agonizza.



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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Frato ha votato il racconto

Esordiente

Racconto bellissimo. Non rimane che sperare in un seguito, scongiurando che ci sia. Ciao, Roberto.Segnala il commento

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Rubrus ha votato il racconto

Esordiente

Penso che il rischio più grande di questi argomenti sia trattarli in maniera retorica, ricorrendo a una qualche forma di pietismo ecc. e penso che questo racconto non sia retorico. Segnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Letto e piaciuto, cara Adriana, ritrovo in ogni parola, frase e decisione di scrittura il tuo impegno a fare le cose per bene.Segnala il commento

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Shirah ha votato il racconto

Esordiente

Al di là dei tecnicismi ( di cui non sono un'esperta), il racconto è per me credibile, coinvolgente e lo stile impeccabile. Bravissima.Segnala il commento

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Italo ha votato il racconto

Scrittore

Dolorosamente veritiero, scritto con maestria e pertinenza.Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Delizioso, tecnico e avvincente. Di ottimo livello.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Il commento che mi precede, di Marianella, lo trovo molto sensato, obiettivo ed educato. Mi sento di sottoscriverlo in pieno, rimarcando le ultime righe... Ciao Adriana. Complimenti!Segnala il commento

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MMarianella ha votato il racconto

Scrittore

L'ho trovato davvero molto realistico, straziante. Mi ricollego al commento della collega Clarissa. Secondo me, almeno da ciò che ho percepito, è come se fosse un ricordo rielaborato e vissuto dalla protagonista. Mi spiego, sul momento può darsi che non provasse ciò che ha provato, ma se magari avesse voluto raccontarlo (al presente) associare al momento immagini e pensieri (in tal modo rivivendolo) non mi sembra tanto insolito. Ovviamente sono opinioni da lettrice e non sono indice di professionalità nel campo. Segnala il commento

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Raffaele 57 ha votato il racconto

Esordiente
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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Scusa Stefano Sabattini, ma questa teoria strampalata, di tua invenzione, della "terza persona" che "renderebbe altrettanto intensa la trama e eviterebbe il dubbio sollevato già in uno dei commenti", proprio non può passare, proprio no. Dovete smetterla di parlare di tecnicismi che non conoscete. Perché fate male a tutta Typee, o quanto meno a coloro che sono qui per imparare a scrivere meglio, e non per danzare intorno al falò delle vanita. La verità è questa: VOI NON SAPETE QUALI SONO LE DIFFERENZE TECNICHE TRA SCRIVERE IN PRIMA E SCRIVERE IN TERZA, VOI NON SAPETE QUALI SONO LE DIFFERENZE TECNICHE TRA SCRIVERE AL PRESENTE E SCRIVERE AL PASSATO. Andate a sentimento, a intuito, a (presunto) buon senso, a gusti personali, vittime tra l'altro di assurdi condizionamenti ancestrali, e - per colmo d'impostura - ammantate tutta questa confusione di uno pseudo-tecnicismo che fa veramente ridere chi ha un minimo - giusto un minimo - di preparazione sull'argomento. Smettetela di parlare di cose che non conoscete. Scrivete, leggete, commentate, divertitevi quanto volete, ma, davvero, basta di parlare di tecnicismi che chiaramente ignorate. Scusate l'intrusione e buon proseguimento. Segnala il commento

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Stefano Sabattini ha votato il racconto

Esordiente

Quasi perfetto. Siamo difronte a una prova di vera letteratura. La terza persona renderebbe altrettanto intensa la trama e eviterebbe il dubbio sollevato già in uno dei commenti. La forza c'è, puoi puntare al massimo. Mia personale opinone. Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente

Soggetto e trama che straziano l'anima e l'affondano insieme a loro, grazie al perfetto e magistrale stile che riesce a farci percepire in prima persona e ad immedesimarci completamente nei drammatici e dolorosi eventi, che sono un colpo al cuore. Un racconto che sconvolge e scuote l'anima come un terremoto psico-emotivo di grande forza e potenza. Raro leggere racconti di tale intensità e coinvolgimento grazie al loro perfetto stile e struttura psicologica. Apre uno squarcio senza fondo!Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

premesso che il soggetto è complicato e doloroso, e che credo tu sia ben informata e molto interessata - hai provato a rendere la storia al passato? se sì, come mai hai poi scelto il presente? Segnala il commento

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

Esordiente

Scusa Adriana ma non penso che una persona in queste condizioni possa pensare quello che descrivi e con le parole con le quali le descrivi. Casomai dopo, forse. Durante no. Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Grazie Segnala il commento

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Howl ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Terrificante, davvero. Un incubo lucido. Sensazioni corporee e pensieri si intrecciano. Sembra un battito cardiaco che sta per collassare. ma la tua penna è ferma, non ha incertezze. Davvero ammirato.Segnala il commento

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di Adriana Giotti

Scrittore
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