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Narrativa

L'accordatore

Pubblicato il 18/10/2021

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Con una specie di stetoscopio, l’accordatore auscultava, all’altezza del cuore.

“Trattenga il respiro, per favore”.

“Basta così, non esageri signora. Ora passiamo al cervello”.

Tolse dal borsone un casco e glielo accomodò sul capo.

“Che devo fare?”

“Pensi a qualcosa di piacevole”.

Chiuse gli occhi, strizzandoli, e sembrò che trattenesse anche il fiato.

“Fatto!”

L’uomo lesse dei numeri sul display poggiato sulle ginocchia.

“Allora? Che mi dice?”

“Signora, la pseudofrequenza del suo cuore corrisponde a un Do centrale; mentre quella del cervello è relativa al Re di seconda maggiore”

“E dunque?”

“Un intervallo di seconda è dissonante”

“Che vuol dire? non capisco!”

“Le faccio sentire”.

Dal borsone tolse una tastiera di un’ottava e si mise a suonare:

“Vede? Anzi, sente?”

Stava suonando il Do e il Re.

Ne uscì un suono sgradevole, ansiogeno.

“Ma è orribile!” diceva la donna.

“Ascolti ora”, suonò il Do e il Mi, e poi il Do e il Sol.

Il suono era caldo, dolce, rilassante.

“Questi sì che sono buoni!” diceva la donna.

“Sono intervalli piacevoli, signora mia, uno di terza maggiore e uno di quinta maggiore. Nel linguaggio musicale diciamo che sono un’assonanza”

“Bellissimi. Ma non capisco: cosa c’entra tutto questo con me?!” Cominciava a sbuffare e negli occhi c’era uno sguardo ostile.

“Vede signora, il suo cuore e il suo cervello lavorano a pseudofrequenze diverse. Questo non sarebbe grave; anzi, potrebbe essere un dono. Invece, purtroppo, sono dissonanti, proprio come il Do e il Re”

“E quindi? Che devo fare?”



Qualche giorno prima.

La donna era seduta a un piccolo scrittoio.

Il gatto, un bel micione bianco e nero dormiva sulle sue gambe.

Entrò il marito:

“Ciao cara, sono a casa”

“Beh, non lo vedo che sei a casa?”

“Certo, non volevo spaventarti, ecco”

“Dov’eri, che hai fatto finora?”

“Niente, due passi fino in fondo alla via. Non ci crederai, ma ho incontrato Giacomo”

“Un altro perdigiorno; cosa voleva?”

“Niente di speciale. Abbiamo parlato un po’…sai non se la passano bene: fra l’operazione della moglie e lui che ha appena perso il lavoro e la loro bella bimba – Cristina - ancora così piccola. E’ bella vero?”

“Una smorfiosetta come tante altre. Ci hai messo un bel po’ per salutarlo!”

“Sì, sono passato anche in banca. Mi ha chiesto se potevo prestargli qualcosa…”

“E tu? Gli hai regalato dei soldi, no?! Chi siamo noi? C’è forse qualcuno che pensa a noi? Eh?”

Mentre parlava quasi sputava dalla rabbia; gettò con violenza il libro sul tavolino e il rumore fece fare un balzo al micio; il quale le piantò deciso le unghie su una gamba, puntellandosi per un salto verso la salvezza.

“Ahi!! Bestiaccia!”.

Presa dalla rabbia lo colpì, ma, invece che una manata, fu un pugno. Il gatto urtò il suolo col muso: non si mosse più.

“Oddio, che ho fatto? E’…è morto? Tutta colpa tua, imbecille! possibile che non ti possa lasciare mai solo, che ne combini qualcuna delle tue?”

Due giorni dopo lui le disse:

“Domani viene un tizio, l’accordatore lo chiamano. Lo vuoi sentire?”

“No, assolutamente no! Non voglio ciarlatani in casa. Non se ne parla.”



“I miei strumenti signora leggono le frequenze che altri strumenti non riescono a percepire. Ma io non sono in grado di ‘accordare’, anche se mi chiamano l’accordatore”

“E allora? Cosa devo fare?”. C’era quasi un tono di rabbia nella sua voce.

“Ha detto bene, signora, ‘cosa posso fare?’ Non ho una chiave con cui tirare o allentare una corda, solo lei può farlo. Le posso però assicurare che non è facile, per niente”

“Mi dica, dunque, non mi tratti come una deficiente!”

“Quando le viene da dire qualcosa – come l’ultima frase che ha pronunciato – aspetti. Lasci che la mente analizzi, che il cuore soppesi, senza fretta. Questi nostri padroni troveranno il modo di ‘accordarsi’. Il razionale si arrenderà al sentimento, se lo troverà giusto; così come quest’ultimo cederà alla logica senza risentirsi. E’ un esercizio duro, forse ce la farà, forse no. Buon giorno, signora, stia bene”.

Lei fece per parlare, spazientita e contrariata. Ma non disse nulla. Poi:

“Mi dica quanto le devo signor…accordatore, la prego”

“Niente, signora. Come vede, non ho fatto nulla. Di nuovo, buongiorno”.



Erano passati alcuni mesi. Marito e moglie passeggiavano.

Veniva loro incontro un senzatetto, sporco e lacero, con una mano tesa in avanti.

Una smorfia di disgusto le si formò sul volto, lo sguardo divenne duro, mentre la bocca si apriva per parlare adirata, ma non parlò.

Il marito aveva tolto dal borsello una moneta da due euro e stava per darla al mendicante.

“No, caro, dagliene dieci, ti prego”.

La guardò incredulo,

“Perché dieci? Due mi paiono più che sufficienti”

“Sì, ma dieci sono meglio” e, per la prima volta dopo anni, un sorriso le abbelliva il viso. E, per la prima volta dopo molti anni, la neve che cadeva non la irritava, ma la trovava bellissima.

“Grazie, signora, diceva il poveretto e…buon Natale”.

Anche questo augurio non l’aveva più sentito da quando era bambina.

Un organetto suonava lontano. Un meraviglioso accordo maggiore.

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Violeta ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Rebecca91 ha votato il racconto

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Albertina ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

L'idea che non esista un "accordatore" esterno, un riparatore di anime, è l'"osso" del racconto e credo sia rimasto intatto.Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Di sicuro è rimasto un bel racconto. Sì, a volte frenare la lingua dà al cuore il tempo di avere il sopravvento.Segnala il commento

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palu ha votato il racconto

Esordiente

L'osso è rimasto, e c'è ancora attaccato qualcosa per il gatto. All'inizio m'è venuto in mente "La meccanica del cuore" (Mathias Malzieu), ma c'entra ben poco. L'idea per me è bellissima e sei stato bravo a proporre l'assonanza delle note in un accordo scavalcando la metafora dell'armonia delle emozioni. In effetti, poi, la sequenza delle fasi successive alla prima, patisce un poco la contrazione dello spazio, purtroppo (son convinto che la stesura prima dei tagli girasse meglio), ma nell'insieme è una bella storia. Grazie per la lettura, PaoloSegnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Una magia degna di un film di Frank Capra. Sinceri complimenti!Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello… anche divertente Segnala il commento

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Loretta 68 ha votato il racconto

Esordiente

Mi dispiace per il gatto! Bello bello!!!Segnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente

Storia da brividi. Bravissimo Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Bravo, Roberto. Stai tranquillo, l’ossatura è rimasta intatta e il testo di apprezza in tutta la sua delicatezza. Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Bello Segnala il commento

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doktor ha votato il racconto

Scrittore
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GAP ha votato il racconto

Esordiente

Queste dissonanze e i padroni mi hanno fatto pensare a un insegnamento sconosciuto. Segnala il commento

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di Frato

Esordiente
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