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Narrativa

L'adolescenza di Valentino ( seconda parte )

Pubblicato il 16/09/2022

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          L'adolescenza di Valentino ( seconda parte).

Vivere con gli zii fu per Valentino un periodo fra i più bui e tristi della sua vita. Bigotti e conformisti non accettavano l'idea che un ragazzo potesse lasciarsi andare alle lusinghe della carne, soprattutto con uomini dello stesso sesso.

Ogni domenica insieme ai cugini era costretto a sorbirsi la santa messa, ma non solo, fu affidato alle cure di don Giuseppe, il parroco della chiesa, un prete grasso e bavoso, affinchè lo rimettesse sulla retta vita. Don Giuseppe gli riempì la testa di sermoni, precetti e anatemi, ma l'aria diventava irrespirabile quando il prete emetteva peti o quando il ragazzo accostandosi al suo viso era costretto a respirare l'alito maleodorante.

All'età di 18 anni Valentino decise di lasciare l' angusto ambiente familiare e andò in una grande città a studiare e lavorare.

Trovò lavoro come cameriere in un ristorante del centro e affittò una casa insieme ad altri due studenti. Sembrava che avesse trovato un equilibrio psico fisico capace di sopportare ogni avversità e lì in quella città, di conflitti sociali ce n’erano con tutti quei poveracci che arrivavano dall’ Africa e dai paesi dell’est.

Nel ristorante dove lavorava conobbe il cuoco egiziano e due ragazze cingalesi addette alla pulizia, con loro non aveva nessun problema, lavoravano in sintonia, rispettandosi e scherzando pur essendo così diversi e solidarizzavano quando assistevano o venivano a conoscenza di episodi d’intolleranza razziale.

Valentino ebbe problemi con i due studenti con cui condivideva la casa. Conducevano una vita che lui non gradiva. Fumavano e bevevano con amici di cui diffidava, non solo per il loro modo di vestire, con tatuaggi raffiguranti svastiche nazista,capelli rasati a zero e tute nere, ma soprattutto perché inneggiavano alla violenza contro i neri, contro qualsiasi comunità che proveniva da altri paesi,

“ma chi frequentate, non vi vergognate a pensarla come loro ".

No, quei due non ne volevano sapere, non erano d’accordo su quanti sostenevano che il miglior modo per eliminare ogni forma di violenza era l’integrazione, il rispetto delle diversità. Valentino fra i libri che trovò nella loro stanza, vide quello di Hitler “ Mein Kampf”, questo gli procurò orrore, preoccupazione. Avrebbe dovuto cercarsi un'altra casa ma sostenere un affitto da solo gli era impossibile.

Un pomeriggio venne il suo amico egiziano Malik a cercarlo, fra i due era nata una amicizia a dir poco affettuosa. I due coinquilini quando lo videro entrare accolto da Valentino con un tenero abbraccio, provarono disprezzo. Li fulminarono con occhiate che imbarazzarono Valentino e timore in Malik.

“Hai visto come mi guardavano quei due” disse Malik. Valentino provò a rassicurarlo, “hanno la testa piena di pregiudizi, pensano che in città si starebbe assai meglio se tutti gli stranieri tornassero a casa loro, ma ti assicuro che in fondo sono dei bravi ragazzi”,

“io lavoro onestamente e tutti i miei connazionali fanno lo stesso, non faccio del male a nessuno” disse Malik come se si trovasse davanti a dei giudici che devono decidere sulla sua sorte.

“Lo so, lo so” disse Valentino e per rassicurarlo lo abbracciò. Malik era un bel ragazzo, dolce e sensibile e quando lo abbracciò Valentino provò lo stesso piacere di quando frequentava il prete al collegio. Chissà cosa avrebbero pensato, come avrebbero reagito quei due coinquilini se avessero visto mentre si abbracciavano e si baciavano. Valentino pensò bene di chiudere la porta della sua stanza e di andare via con Malik prima che i due potessero sospettare qualcosa, ma nonostante ciò da quel giorno venne guardato con diffidenza e quando venivano gli amici dei due, ascoltava slogan, frasi che inneggiavano alla violenza, scandite come se fossero rivolte proprio a lui.

Doveva andare via da lì, ne era convinto anche perché la storia con Malik andò avanti. E’ vero s’incontravano di nascosto e si scambiavano occhiate dolci e bacetti anche all’interno del ristorante, suscitando risatine maliziose dalle due donne cingalesi e la contrarietà del gestore ma pure gli amici di Malik non vedevano di buon occhio che frequentasse quel ragazzo bianco e gli chiedevano chi fosse, se era un fervente cattolico e cosa ne pensava dei musulmani.

“Non solo lo frequenti ma ci vai pure a letto” dichiararono sprezzanti i due conquilini a Valentino e aggiunsero “questa è pura perversione, tu sei il simbolo di questa civiltà decadente e malsana”,

Valentino ascoltò incredulo e spaventato da tanta violenza e non ebbe la forza di reagire, tremava e arrossì. Si chiuse nella sua stanza piangendo, provando schifo, orrore, disgusto per ciò che aveva ascoltato.

Quando ritornò a lavoro e vide Malik lo salutò evitando ogni tipo di approccio. Se lui gli scoccava un bacetto, se provava ad accarezzarlo, Valentino si ritraeva, gli diceva di smetterla perché aveva tanto da fare,

“cosa c è, non ti và di giocare con me”, chiese l’egiziano stupito e deluso.


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Imago ha votato il racconto

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Italo ha votato il racconto

Scrittore

Il racconto di fa ancora più interessante e intenso, mi piace molto il rapporto tra Valentino e l'amico egiziano. E il contrasto con i maniaci pervertiti. A rileggerci la terza parte.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Coscienza fantasma ha votato il racconto

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Signor Fabiani ha votato il racconto

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Editor

Sono un po' perplesso, perché non vedo una direzione chiara della storia. Presumo ci siano altre puntate. Aspetto di leggere tutto, e poi ti dico bene.Segnala il commento

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di Raffaele 57

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