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Romance

L'amore al tempo delle connessioni inevitabile regressione

Pubblicato il 02/06/2019

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Riprendiamo da dove non ci siamo mai lasciati, da quella connessione compulsa dei nostri profili faccia libro rimossi dalla retorica quotidianità. Parlare sarà pure desueto ma postare é sicuramente morboso! D'altronde perché non provare a recuperare la membrana tattile della nostra reale inconsistenza? Vorrei andare a fondo, ma non affondare del tutto, restare tra livello e densità, raccogliere la storia, il succo, la polpa, senza intaccare il seme. Cominciamo dall'inizio, no non da quell'inizio troppo inizio trito di sensi di colpa maschio femmina, e nemmeno dall'altra favoletta, quella soffocante dell'avvelenata che ti é rimasta un pezzetto nella gola, e nemmeno da quella della gravità sulla testa che non riesco a prendere sul serio perché mi sembra una cavolata pazzesca, mi piacerebbe concentrarmi invece sulla morsicata imprinted sopra la cover dell'iPhone per capirci, che poi sarà stato solamente un moccico tecno ma così ha il suo inguaribile fascino. Idea rubata dopo un crogiolo di calcoli matematici tra rami di alberi bassi che si poteva cogliere al volo sollevando le gambe nella corsa prima di capriolare sull'erba mentre nel cielo imperversava la battaglia.

… i corpi erano brandelli fiorati che spuntavano dai crateri quando giunsero i carri borchiati di stelle e strisce a sterrare le nostre strade minuscole che sembravano divinità venute da altri pianeti e parlavano una nuova legge tra le piaghe della nostra angoscia e ci riempirono di sorrisi e cioccolata e carne in scatola e fumetti e ti vidi leggera volare tra la polvere come una farfalla ferita in balia della loro contentezza ma non potevo perderti non allora che la guerra era appena finita…

Ebbene, se non fosse stato per quella sua presunta qualità salutistica non le avrei dato la benché minima importanza ma non è così e di sostanza ce n'è eccome e m'imprigiona ogni volta nella sua scorza vellutata che, sfumando dal giallo al rosso, sembra la tua coscia al sole e allora sì che mi viene da morderla e staccarne un pezzo e tenermelo tra lingua e palato e assaporarlo come il più delizioso dei frutti immorali. C'è una certa nuance euristica in tutto questo, non mi chiedere cosa significa perché non lo so, vattelo a cercare su Wikipedia se ti fidi di una sfumatura prodotta dall’inserimento globale. Ma tu ammettilo, hai sempre fatto la preziosa, un tempo eri mia ricordi e mi dicevi solo tua e poi è durato veramente poco anzi un niente che ora sei semplicemente un riecheggiare nei sogni, un ritornare a galla nel riverbero dell'aurora e vieni silenziosa, non richiesta, a darmi il tuo morso diciamo sul collo, con quelle labbra mai baciate che tanto rivoglio mentre altro ricevono e tu morbidissima come la natura ti tramuti in un animale dalle movenze che scuotono l'aria. Non è un problema di sesso, credimi, è un problema diverso, digitale, malato, che nutre sé stesso in autorecharge: cosa vuoi che ne sappia io delle tue pose sparate da nontiscordardimè che pure riconosco nei mezzi saluti schivati nel traffico tra piovaschi e sprazzi di esasperazione? Siamo fatti di desiderio e questo andare del tempo ci sciupa e mortifica mentre il vento, ah il vento che ritorno di mare che malore di vita, va oltre e concede ripensamenti e rinascite. Io rimango ancorato alla pelle antica con la voglia di mordere la mela lasciata sul frigo, estremo grano di paradiso strappato alla terra che, per troppo tempo, ha sospeso nella forma la sostanza alimentando questa mia fame nervosa.

… sfumati sono i contorni colori frammenti di cupidigia umori di giovani ceste e ceste di frutta e manichini robot che rincorrono la forma perfetta basta celiare no facciamolo insieme senza temere gli occhi aprirsi sul vuoto guadare girandole di suoni e campi sterminati e vette magnifiche da cui scorgere il mare…

Vuoi un consiglio sincero? Non far caso alla morte che intorno ci spinge, non è che un marchio sul cuore, una firma d’autore, un eternarsi del nonsenso, un rimedio che addolcisce questo sfinire, questa deriva della ricerca: forse in lei troveremo la connessione perduta, di là ci sarà sempre campo e smetteremo di farci i selfie, dicono ci sia troppa luce, troppo buio. Non scorderò mai le limoncelle, era passione autentica, richiamo estivo per i nostri scontri segreti, laggiù dove l’acqua scorre ancora, e quell’alberello ne era talmente carico che si piegava. Ora, dopo tanti anni, cosa pretendi? Che realizzi le tue fantasie irrituali, che mi faccia carico della tua avvenenza per farne ammirazione fine a se stessa? Cosa vuoi, che guardando il tuo nuovo profilo, io pensi… ma quant'è 'bbona… e resti, inebetito, con l’acquolina in bocca, a gustare quel morso impossibile? Spiacente mia cara, tornerò a sporcarmi di possibilità, a farmi subissare dalla tradizione, sono nato prima, appartengo alle parole non dette, alle turbolenze del sogno. Tranquilla, sono qui come sempre ad aspettare che tu maturi, ogni notte diversa, riesame della mia codifica, resettata con una certa ineffabile soddisfazione. 

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Yumiko ha votato il racconto

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Claudio Bandelli ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Impegnato e impegnativo, letto quasi in apnea. Un pò di amaro fra le righe. PiaciutoSegnala il commento

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Federico Santarini ha votato il racconto

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Caucasica ha votato il racconto

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Adoro la membrana tattile. Mi sono un po' persa nella trama. Ho sentito però un sapore amaro, la voglia di qualcosa di autentico. Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Autoanalisi letteraria sull'amore che fugge senza tornare, anche per mancanza di supporto Tattile....e cartaceo....Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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InteressateSegnala il commento

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Lisa Ma ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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di Rosnikant

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