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Romance

L'Amore di Elia ed Anna

Pubblicato il 20/02/2020

Romantico puro e spirituale tra 2 amanti dello Spirito Santo

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               Tokyo

Elia aveva preparato tutto l'occorrente di stretta necessità per il suo viaggio spirituale a Tokyo, aveva un po di paura per via delle grandi novità che l'aspettavano, prima di tutto la lingua completamente diversa da quelle europee, pensava che avrebbe trovato molti giapponesi che parlavano anche l'Inglese. Pregava i suoi Angeli che gli scrivessero nel cuore tutta la grammatica Inglese e Giapponese e gli dessero la grazia di parlarle anche molto bene, ma quando arrivò a Tokyo già non si capì bene con un poliziotto che per tre volte gli chiese se gli permetteva la perquisizione, non intuì bene, perchè si aspettava che glielo imponesse con autorità con una perquisizione, e non detta così.

Poi pensò tra se:"questi Giapponesi o sono buoni o sono deboli di carattere, mah!" comunque la cosa gli stava piacendo molto, abituato ai modi malandrini dei suoi paesani di Porto Empedocle lì in Sicilia, figurati se quegli acculturati di mafiamania gli avrebbero chiesto il permesso per perquisire.

Quando era partito per New York all'aeroporto di Catania lo volevano denunciare perché si era spostato di appena 5 metri senza prendere con sé i propri bagagli e ce n'era uno che sembrava istigato a stuzzicarlo per fargli una denuncia per abbandono di bagagli, ma Elia aveva sentito in lui il fetore di satana e si mantenne pacifico e quasi muto per non dargli l'occasione propizia in quell'occasione. A New York però trovò la bravata dell'organizzazione pessima che lo accolse, infatti per uscire dall'impasse dei controlli ci sono voluti 4 ore di lunga fila; gli agenti erano solo 2, e i viaggiatori circs 500 persone, roba quasi da terzo mondo.

Il mondo non era più bello per le diversità ma brutto per le incapacità che il demonio andava disseminando di quà e di là.

Adesso disse Elia che mi attende qui a Tokyo? cambiò i soldi e poi via verso la metropolitana. Quando arrivò ad Asakusa gli si bloccò il tornello all'uscita perchè il biglietto digitale forse non era buono o chissà? lo chiamò l'addetto al controllo e guardò il biglietto del cellulare, sembrava che anche lui non ci capisse niente, ed un pò corrucciato e nervosetto gli fece cenno repentino di passare.

Primi problemi risolti con un po di sudore, Elia uscì fuori per le vie e trovò scritture Giapponesi ovunque, il cuore gli battè un po veloce, anche perché era sera e vi erano poche persone in giro, cosa fare? Dov'era il suo motel?

Trova a pochi metri una mappa ma in lingua Giapponese che comunque gli fece capire che la zona che lui cercava era vicina.

Stavolta fermò un Giapponese, aveva capito che la cosa non la poteva risolvere da solo con questa strana lingua, gli parlò in Inglese e gli mostrò l'indirizzo del motel che era in verità un dormitorio lungo un corridoio.

Il Giapponese gentilmente prese il suo cellulare e cercò su internet la mappa che li portò a soli 3 metri dall'ingresso, ma nessuno dei due si era accorto che il nome del dormitorio stava a tre metri soltanto da loro e non capirono dove si era nascosto quel dormitorio che la mappa segnalava essere vicino a loro ma che i loro occhi ancora non vedevano perché affianco c'era un altro dormitorio con un altro nome diverso. Ma ecco che l'Angelo di Elia gli fa notare davanti a se il nome del dormitorio,"Mustaka hotel", era capitato a soli 30 metri di distanza dal tremendo santuario diabolico degli idoli di religione Sensō-ji di Asakusa erano circa le ore 21:00 e la temperatura era un po mite,  non era male, perchè era il 13 gennaio, dopo aver ringraziato il buon Samaritano Giapponese entrò, si fece capire a malapena parlando il suo povero Inglese, comunque passò anche quest'altro piccolo ostacolo.

L'indomani andò a cercare a piedi il luogo adatto per creare il santuario, era un parco rettangolare come il Central Park di New York ma molto più piccolo, affianco vi era un fiume, a 400 metri di distanza svettava la più alta torre del mondo e adiacente vi erano la scuola per ragazzi adolescenti che ovviamente non capì se era come una scuola media italiana o un superiore, e anche un bel campo di calcio grande senza tribuna, tutto recintato da una alta recinzione di metallo a rete.

Fece la Santa Messa di desiderio dopo aver nascosto sotto la fitta siepe il Crocifisso di legno di 50 cm scolpito da lui stesso e dopo aver suonato il suo corno Israeliano per chiamare in rassegna come sentinelle guardiani tutti i Santi, Dio e tutti gli Angeli con San Michele il Generale delle milizie.

La Missione era iniziata a meraviglia, gli unici partecipanti visibili a questa concelebrazione spirituale furono i gabbiani, i passeri e le colombe e un altro tipo di uccello simile al merlo ma di color bruno. Ogni essere che stava lì, era per Elia un appoggio tangibile della presenza del Divino Volere che tutto muove. Finita la Santa Messa se ne andò verso il tempio di Asakusa e stava pregando i suoi Angeli di accompagnarlo e guidarlo sempre in ogni cosa, quando spuntò un furgone con la scritta Angels, e una grande gioia lo colse.

 


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Etis ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Jacopo C. ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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gdrogo92 ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

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Letterariamente il soggetto con taglio apocalittico funzionerebbe. Testo da rivedere. Nella vita reale... meglio vedere persone che spiriti.Segnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Stupisce, sentire parlare di Satana, demoni, angeli, Divino volere Santa messa, con evidente disprezzo verso altre religioni, o cultureSegnala il commento

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di Pennina bianca

Esordiente