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Horror

L'arena

Di Howl
Pubblicato il 05/03/2022

Romero li ha sempre usati per parlare di tematiche sociali. Io ho cercato di dire quello che provo in questo periodo. A come vedo l'essere umano, in questo periodo. Scusatemi, vi avverto fin da ora che è un testo che gronda sangue. Ma non poteva essere altrimenti.

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So che l’ha tirata su Casadei, laggiù nel Mezzano; ettari di terreno, grasso e squartato e nero come il buco del culo di Dio. Invece di piantarci dentro del granturco, come ha sempre fatto gli anni passati lo zio Lando, quel bastardo c’ha costruito l’arena: tutto con le sue mani – si fa per dire – è partito dagli spalti, uno scheletro di ferro e legno che strozzava questo spiazzo di terra pesta. Poi, tutto intorno, un parcheggio che Casadei credeva avrebbe accolto più di cento macchine. E alla fine ci sarebbero stati loro, le vere star: gli istrioni.

Le voci nei bar hanno iniziato a girare per tutto il paese, fino ai recinti e poi fuori, nell’oltre. La notte nei fine settimana, le locande venivano affollate dai turisti dell’orrido. I viaggiatori hanno preso a sfidare la natura selvaggia del vero mondo per quelle ore di sangue. Vedere gli istrioni che si spaccavano a vicenda, puntare qualche soldo e, se andava bene, tornare a casa con la pancia piena.

Hanno messo su The Number of the Beast la prima volta e io ero uno dei tanti spettatori. Quelli del mio gruppo non avevano mai visto un istrione dal vivo, da quando avevano recintato il paese, solo ai guardiani – e a chi aveva raggiunto la maggiore età – era permesso. Per questo, l’adrenalina era a mille, mi faccio capire? Saltavo sul mio panchetto, per Dio.

Casadei è venuto fuori da una porta a lato degli spalti, seguito da un’ovazione. Ha salutato il pubblico, fatto degli inchini, poi ha preso il microfono.

«Signore e signori. Benvenuti.» Ha detto.

Non l’ha tirata per le lunghe perché la folla cominciava a essere impaziente. Erano tutti piegati in avanti, lo stomaco che brontolava. Per conto mio, avevo smesso di dare morsi alla piadina, l’avevo sciupata e ora era lì che mi pendeva tiepida tra le mani.

Poi… sono arrivati. Due uomini li tenevano al guinzaglio, a distanza, con un’asta di ferro che li strangolava. Loro, i primi due, ciondolavano l’uno verso l’altro. Si lagnavano, la pelle della faccia gli colava sul collo. La bocca spaccata. Gli occhi erano bozzi di sangue. I vestiti lerci e a brandelli.

Così li hanno messi di fronte al pubblico, noi gli abbiamo sputato addosso di tutto e quelli hanno incassato senza fare niente.

I due uomini hanno sciolto le ganasce dalla gola degli istrioni e, anche se eravamo al sicuro dietro le sbarre, io e gli altri abbiamo sentito, come dire, il respiro della morte.

Urlavano come porci, continuando a battere la testa e a scuotere le sbarre, poi uno dei due uomini ha lanciato un animaletto morto al centro dell’arena e gli istrioni sono andati a rasparne la carcassa. Si litigavano, si spintonavano, un istrione ha azzannato il braccio dell’altro e questo ha lanciato un grido strano, come una specie di squittio, poi si è gettato addosso all’altro prendendogli il collo tra le mani e, con un morso, gli ha staccato via dalla faccia un pezzo di carne. La masticava con il sangue che gli schizzava dai denti.

A questo punto, per istigarli, gli è stato dato in pasto un cagnetto, trascinava le zampe di dietro, lasciando una traccia sugosa di sangue. Non è andato lontano. I due istrioni si sono come tuffati su di lui e l’hanno strappato in due. L’hanno mangiato mentre il cagnetto ancora guaiva, e poi presi dalla smania, hanno iniziato ad azzuffarsi per succhiarne i resti.

La folla ha esultato alle budella che penzolavano di fuori dallo stomaco di un istrione, mentre quello continuava a mordere l’altro per avere il predominio su ciò che restava della pappata.

Si devastavano, diventano pezzi di carne grondanti tenuti assieme dai nervi. Nessuno di noi ne aveva mai abbastanza, ma dopo un po’ nell’arena non c’era rimasto più niente, così ne hanno fatti entrare di nuovi. Io e gli altri ancora non lo sapevamo, ma eravamo i primi testimoni di una nuova forma di spettacolo. Quella realtà che da dieci anni aveva smesso di avere senso era come lì a farsi bella.

È stata quella sera che ho pensato, per la prima volta, a quanto fosse meraviglioso essere vivo.

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Edoardo Mazzotti ha votato il racconto

Esordiente

E' da un bel po' di tempo che rifletto sul come siamo probabilmente nella "società dei sociologi", come l'ho appena ribattezzata, cioè che secondo me non vi esiste una persona che al giorno d'oggi non ne abbia mai detto o non ne dice contro "la società". Un racconto che vede un soggetto ed un mondo trito, ritrito, mangiato, mescolato, digerito ed infine rigurgitato, che però si distingue per uno stile che sinceramente mi piace veramente molto.Segnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente
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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Spiazzante, ma maledettamente condivisibile. Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Mi sembra che il finale sia frettoloso e venga fuori poco. Per il resto, ben scritto come ogni tuo brano. Segnala il commento

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Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente
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Imago ha votato il racconto

Esordiente

Bello..Segnala il commento

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di Howl

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