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Horror

L'Asilo d'Infanzia Kandinskij

Pubblicato il 30/01/2020

Ariminum Circus. Stagione 2: "Where Is Where". Episodio 2.

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Il Sole era sorto ormai del tutto. 

Guardingo ma rilassato come  un serial killer devoto all'hashish, il suo primevo fulgore scendeva dalle montagne per giungere ai declivi fra cui riposava Ariminum. Con la complicità del Garbino – l’infido vento del Sud, polveroso portatore d'acqua –  attraversava circospetto i canneti melmosi del Rubicone; strisciava lungo le mura romane ricostruite dai Crociati con le pietre rubate al Tempio di Gerusalemme maledetto da Geova; percorreva i labirinti cittadini srotolando un filo luminoso su piazze, strade, vicoli; e si arrampicava sulle pericolanti grondaie delle abitazioni. Qui sostava  – a formulare forse una breve preghiera – prima di calare il pugnale di luce con cui trafiggeva le palpebre di chi ancora non era passato dai sogni del sonno agli incubi della veglia.

In quel momento cruciale, il Maestro e il Custode stavano entrando nel parco giochi dell’Asilo sulla spiaggia, a circa un chilometro dalla Fortezza Bastiani. Il perimetro ottagonale era delimitato da lastre verticali di marmo con coppie di fori tramite cui i bambini potevano sbirciare all'esterno. Nelle tiepide giornate primaverili, quando Adad, il dio della pioggia, aveva terminato di distribuire la sua benedizione, si riversavano fuori dall'edificio e da quei buchi guardavano incantati le linee spezzate delle colline rincorrersi fino al Cliff ariminense per precipitare in mare sotto l’arcobaleno: un paesaggio di pendici e strapiombi, di fasce e terrazzamenti raccolti in macchie rosse, acuminate, ascendendo alle quali l’umano imboccava la via della trascendenza. Gli Appennini si stagliavano in una lontananza prossima dove l’interiore e l’esteriore si confondevano. Erano le vette vaporose dell’anima.


I due amici si muovevano con la cautela degli equilibristi. Non volevano smarrire una stabilità raggiunta a fatica sul velo di brina, più impalpabile di quello di Maya, che ricopriva i rombi del camminamento di lavagna nera e allungava i suoi tentacoli sulle attrezzature e le costruzioni in plastica – le pedane arancioni, le torrette giallastre con i tettucci triangolari verdognoli, gli scivoli di un ruvido blu, le casette cubiche marroni come le celle di un alveare, le altalene color sangue, le file parallele di appigli violacei per arrampicare, i cavallucci a pois, gli aeroplanini-elefanti con grandi orecchie, le pantere rosa, gli uccelli dalle piume di cristallo montati su spirali di molle argentate. L’insieme di forme e colori era intensamente spirituale: senza però riuscire a nascondere una perturbante vena d’apprensione per qualcosa di allarmante in agguato nel fondo dell’Essere. Che, nel caso dei nostri eroi, avrebbe potuto aggredirli sotto forma di devastanti effetti psicofisici derivanti dall'ingente quantità di vodka ingerita durante la notte appena spirata.

Giunti in fondo al parco senza danni, i compari si fermarono sul limitare della pineta, che era stata attrezzata per ospitare i genitori dei bambini in smart working con poltroncine rivestite da tessuti a fiori di Aïssa Dione; il divano Ribes di Citterio, dalle imbottiture riempite di pannocchie; gli alberi-libreria di Sebastian Errazuriz. 

«’Ste scarane, these chairs, fata roba, che stranezza! An sé mai vist na fornitura of this kind. E quel tavlàz? L’é un curiòus arzmòint… cam dit voialter, come dite voialtri… un aggeggio proprio da fuori di testa!». Il Custode si era avvicinato a quattro sedie Filla – con la seduta in frassino da cui le gambe posteriori si biforcavano come rami e due foglie a fare da schienale – accostate a un banco Ryoba, di Porro: tre assi di larghezza diversa, assemblate a secco, sulle quali sbocciava una lampada vintage a forma di cactus disegnata da François Chatain.  I mobili sembravano nati all'improvviso, senza un ragionamento, simili a funghi bizzarri disegnati da un marmocchio. Come se i creatori di quei pezzi d'arredamento cercassero di sorprendere l'Uno che non sta al di là delle sue manifestazioni mondane, ma che esiste in esse – lo stesso intento, a ben vedere, degli utopistici architetti della città in miniatura progettata per lo svago dei suoi lillipuziani abitanti.


Il Maestro citò Kandinskij: «Le cose che incontriamo per la prima volta ci fanno una profonda impressione. Così sperimenta il mondo il bambino, per il quale ogni oggetto è nuovo. Vede la luce, ne è attratto, vuole afferrarla, si scotta le dita e inizia ad aver Paura e Rispetto per la Fiamma».

La faccia orrenda di Tim divenne radiosa. «Paura... sounds good».

«Un Asilo è perfetto, quando il Sole è ancora freddo e le lezioni non sono iniziate, per comprenderne la natura. La natura della Paura, intendo. In apparenza: vuoto, silenzioso, indifferente. Un cristallo. In realtà, nervoso, con mille voci sommesse, gravido di attesa. Terrorizzato, persino, dalla minaccia aleggiante, benché inespressa, di essere violentato».

«The same feeling, perhaps, dei Burdei Perdù (i Bambini Orfani dell'Asilo, N.d.R.) quando li guardo».

«Gli occhi sono martelli».


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Anonimo Piacentino ha votato il racconto

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sottile malinconia, caratterizzate da uno stile onirico e visionario degno del Maestro.Segnala il commento

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Grissinotunatuna ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

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quest'uomo, oltre che folle, è un vero autore. privatamente si è fidato di me senza spocchia, all'inizio. ha creato un suo mondo.Segnala il commento

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mariorima ha votato il racconto

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Philostrato ha votato il racconto

Scrittore

Ciao Scrittore!Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Com'è diversa questa seconda stagione! Grande forza descrittiva, colori, arte, architettura ben distribuiti fra le tue citazioni. Ok.Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente

Totalitario, assoluto, questo bel raccontoSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Sono d'accordo con chi dice che hai inventiva, tecnica e stile. A tratti induci all'approfondimento. Da pubblicare. Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

E complimenti per la nomina!!! Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente
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Anonimo ha votato il racconto

Scrittore

Che dire? Quando si è capaci si è capaci.Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Preziosa e serica scrittura. Dove nella descrizione è impressa la narrazione e l'indagine del mondo.Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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Complimenti!Segnala il commento

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RoCarver ha votato il racconto

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Complimenti, te lo meriti davvero!! Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Congratulazioni Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Bello...e congratulazioni per la meritata nominaSegnala il commento

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Marco Verteramo ha votato il racconto

Scrittore

Congratulazioni! Meritato, davvero.Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Eclettico ed eleganteSegnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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"Gli occhi sono martelli" è la chiusa di una veduta meravigliosamente aerea. Sei forte FD.F! :-DSegnala il commento

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di Federico D. Fellini

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