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Young Adult

L'assurda storia di una mascherina ai tempi del Covid 2019.

Di Enrico Danna - Editato da Enrico Danna
Pubblicato il 19/07/2020

Breve storia triste di una mascherina ai tempi del Covid 2019.

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Sono stata, per diverso tempo, rinchiusa in un sacchetto di plastica, insieme a tante altre mie sorelle. Eravamo lì, tutte ammassate, in un unico contenitore, un enorme scatolone posizionato su uno scaffale che nessuno pareva vedere.

Sola e abbandonata, senza possibilità di prendere una boccata d'aria, né di fare quattro chiacchiere con le altre compagne di sventura: questa era la mia condizione. Nemmeno un social su cui sfogarsi, un selfie da postare, una petizione da far sottoscrivere per la nostra liberazione. Nulla di tutto questo.

Poi, finalmente, è giunto il giorno nel quale ho visto la luce. Un energumeno dal congiuntivo improbabile ha aperto lo scatolone, ha inserito la sua mano tra le nostre ansie e ha iniziato a palpeggiarci con le sue dita color tabacco del 1800. Mi è parso di soffocare, in quegli attimi, tra conati di vomito e la paura di essere violata, nella mia intimità.

Fortunatamente, qualche istante dopo, una voce, proveniente da uno strano contenitore metallico, ha ordinato all'energumeno di lasciar stare: “Sono arrivate quelle dalla Cina”, ha detto. E lui, l'uomo con le dita color tabacco del 1800, mi ha appoggiata sullo scaffale, ha rinchiuso lo scatolone e se ne è andato.

Scampato il pericolo, ho iniziato a pensare a quelle povere cinesi, costrette a subire ogni sorta di angheria, senza fiatare.

Dopo qualche minuto, però, ho visto la porta aprirsi nuovamente ed ho percepito la presenza dell'energumeno o, per meglio dire, il suo afrore ascellare. Aveva iniziato a scaricare interi scatoloni pieni di mascherine provenienti dalla Cina. Dopo una decina di minuti circa, aveva terminato. Brevi attimi di silenzio e poi, una forbice ha squarciato l'aria, aprendo uno degli scatoloni appena sistemati. L'energumeno ha estratto una mascherina: lo vedevo, quasi dinanzi a me, col suo ansimare affannato, quasi eccitato. Ha strappato il cellophane ed ha preso tra le mani una di quelle malcapitate provenienti dalla Cina. Povera stella, chissà com'era impaurita. L'uomo ha iniziato a strapazzarla tutta, come se fosse indemoniato. Poi, se l'è portata alla bocca, emettendo spasmi di piacere. “Fammi un po' vedere come devo metterti”, bofonchiava l'uomo, in preda a deliri orgasmici. “Chissà quale è la parte davanti e quella dietro. Ma tanto è lo stesso”, continuava a ripetere l'energumeno.

Che essere spregevole e volgare, mio Dio, una bestia in preda a pulsioni sessuali incontrollate. Avrei voluto aiutare quella poverina, ma non potevo muovermi.

“Ecco, così è perfettamente dentro, a posto”, diceva l'uomo. Santi Numi, uno stupro in piena regola, alla luce del sole, con me, unica testimone, impossibilitata a parlare.

Qualche istante dopo, l'energumeno, ormai completamente fuori controllo, si è sfilato la mascherina, l'ha appoggiata vicino a me, si è passato una sostanza gelatinosa sulle mani e poi ha detto: “Ora voglio proprio vedere chi è la migliore tra voi due”. Un'orgia in piena regola, oh my God!

Ho chiuso gli occhi e ho recitato le preghiere.

Oggi sto molto meglio. Qui, sul fondale del mare.

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Barbara ha votato il racconto

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mariomonfrecola ha votato il racconto

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Bravo Enrico, un racconto davvero originale e da un punto di vista unico. La metafora stupro/mascherina forse è eccessivo ma, nonostante il tema delicato, sei riuscito a essere comunque rispettoso. Complimenti :-) Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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È davvero originale l'accostamento tra il mettere una mascherina e uno stupro, non ci avrei mai pensato! "oh my God" alla fine non ha molto senso però, a meno che non sia una mascherina made in England. Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

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Forse il modo migliore per "esorcizzare" la morte è ridere, anche se è impossibile farlo mentre continua la conta dei mortiSegnala il commento

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di Enrico Danna

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