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Noir

L’erede.

Pubblicato il 10/07/2022

Con pazienza infinita, per raccogliere l’oscura eredità del Genio.

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Immagino la faccia del poliziotto che ha ricevuto le mie ventuno carte da gioco speciali. Non credo che siano stati tanto i dorsi a colpirlo, normali dorsi di carte da poker, quanto invece le facce, su ognuna delle quali ho incollato con la mia infinita pazienza i frammenti ritagliati della pelle del Genio con i tatuaggi dei volti di persone morte. I volti delle sue vittime. Ah, potevi proprio divertirtici con quelle carte … tris di bruni, poker di donne, poker di ragazzi, pokerissimo di bionde …


La prima volta che ho visto il Genio, lui mi ha attratto immediatamente. Lo avevo incrociato per le strade affollate del centro e mi avevano colpito la totale assenza di umanità sul suo volto, quegli occhi che sembravano neri pozzi d’accesso all’inferno e la bocca, sottile, rossa e piegata in un’immobile curva discendente da cui colava costantemente un filo di saliva. Era magrissimo, vestito di nero con abiti di qualche taglia inferiore alla sua che lo rendevano se possibile ancora più magro nella sua andatura lenta, biascicata. La testa piccola, i pochi capelli chiari, la pelle bianca e quasi trasparente del viso completavano quella figura terrificante. Era molto divertente vedere come tutti rifuggissero da quello spettacolo, mentre io invece iniziavo a seguirlo come un’ombra perché avevo subito capito la forza distruttiva e il genio che si nascondevano in quell’uomo.

Così nel giro di sole poche settimane riuscii ad assistere a quattro dei suoi omicidi, a scoprire la sequenza, che era sempre la stessa: camminava di notte sino a incrociare per strade deserte la sua vittima, passava oltre e tornava indietro accelerando repentino e sibilante accoltellandola alla gola. Solo in quei momenti la piega della sua bocca cambiava verso e il suo volto si trasfigurava in una maschera spaventosa riempita da una risata oscena. Tutto si svolgeva nel totale silenzio della notte, lo stesso silenzio che lo proteggeva mentre portava via i cadaveri nella sua villetta isolata per fotografarli e poi scioglierli nell’acido in un vascone che aveva creato in giardino, una sorta di macabra piscina illuminata da fari verde scuro, mentre andava a ripetizione e a tutto volume Hit That Perfect Beat … geniale.

Dovevo diventare la sua ventiduesima vittima, in realtà avevo fatto in modo di farmi notare, annusare, seguire e quando quella notte si girò feroce nel buio verso di me fui invece io a sorprenderlo con la mia lama da 25 centimetri che affondò decisa nella sua giugulare. Ci guardammo negli occhi, poteva quasi sembrare una scena romantica tra due amanti con lui che moriva e sembrava lieto di andare finalmente all’inferno. Continuò a fissarmi con quello stesso sorriso osceno che riservava alle sue vittime fino a spirare senza dire una parola.

Riconoscente, volli subito portarlo a casa sua dove spogliandolo rimasi incantato alla scoperta dei suoi tatuaggi, quella donna giovane proprio sulla spalla sinistra che sembrava ammiccare, un ragazzo giovanissimo chissà perché collocato proprio sull’ombelico, un anziano dall’aspetto intelligente che riposava sul suo braccio destro, una folla di persone morte immortalate sul corpo di un morto, il corpo di un Genio che aveva iniziato la sua collezione unica … mi chiesi dove mai avrebbe tatuato il mio volto, aveva tanta carne ancora libera, in fondo mi dispiaceva aver interrotto un progetto così affascinante.

Con la mia infinita pazienza ritagliai i ventuno rettangoli di pelle con i tatuaggi per poi conciarli e realizzare il mio omaggio al Genio, le carte speciali che aiutassero a ricordare per sempre quei volti, quegli omicidi, quella creazione artistica unica che tutto il mondo doveva assolutamente conoscere.

E poi l’altro mio omaggio, mi sono tatuato il suo volto proprio qui, sul petto all’altezza del cuore. Prima del bagnetto in piscina l’ho fotografato con la sua polaroid, la curva della sua bocca suggeriva un sorriso divertito che ora sembra una piccola cicatrice rossa sul mio corpo posta appena sotto i due cerchi neri dei suoi occhi.

Io so di avere il talento, la passione, le carte in regola (ah, le carte!) per diventare il suo erede, per superare il maestro, da oggi inizia la mia collezione che dovrà essere ancora più completa della sua, sarà la più sorprendente al mondo.

So che quando avrò bisogno di ispirazione lui sarà sempre lì, a sorridere sul mio cuore e ad accompagnarmi mentre cammino con le mie cuffie con quel brano a ripetizione … dance, dance, feel the heat, hit that perfect beat boy, hit that perfect beat boy …

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Anonimo ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

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Tom_a_so ha votato il racconto

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dylandog ha votato il racconto

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Candle ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Tana Arnoldsen ha votato il racconto

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storia avvincente, simbolismo e prosa melodica Segnala il commento

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Paola Zaldera ha votato il racconto

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Molto bello…Segnala il commento

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di Nyogen

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