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Narrativa

L’erezione è evidente ma lei afferra lo smartphone

Pubblicato il 01/04/2021

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Prima o poi capita a tutti. Una parte di noi va dritto in pasto alla vita.
A Luiggi ha sbranato l’infanzia, e sul volto porta ancora i segni dei morsi.
Io ci sono abituato a quella mezza faccia mangiata dall’acido, ma resta sempre una faccia che fa paura. È per questo che Luiggi si serve di gente dall’aspetto carino e pulito come me.

Tatiana è puntuale.
Mi aspetta seduta nel dehor del Bar Boncini. Accosto la BMW alle fioriere che lo delimitano e mi fermo a un metro dalle sue enormi tette.

- Oi.

- Ciao, - dice sorridendo. - Prendi qualcosa?

- Sali.

Lei smette di girare il caffè, posa il cucchiaino e manda giù.

Agguanta borsetta e sigarette dal tavolino e saluta il barista dicendogli di segnare.

- Hai tutto?

Mi risponde facendo su e giù con la testa, ripetutamente, mentre guarda lo smartphone.

- Allora andiamo.

La conosco da quando eravamo ragazzini e si giocava a nascondino nelle cantine del condominio, un intreccio di passaggi e vicoli ciechi ricco di zone d’ombra dove nascondersi, come di zone d’ombra dove cercarsi. Eppoi ci siamo persi di vista, ognuno per la sua strada, sapevo che s’era sposata e stava fuoricittà ma nient’altro. Fino all’altro giorno quando la rincontro nel parco dove vado a correre. È stata Tatiana a riconoscermi e a chiamarmi, la seconda volta che sono passato davanti alle altalene dove lei spingeva la figlia più piccola mentre quella più grande faceva da sé.

Rivederla è stato un piacere, perché è diventata proprio una gran figa. Però se la passa male da quando il marito è sparito senza dirle né lasciarle nulla oltre i debiti, così m’ha detto davanti a una pizza. Quella sera mi sono offerto di aiutarla a trovare lavoro, ma solo dopo essermela scopata; sono certo che Luiggi saprà apprezzare il suo bel visino e quelle enormi tette.

- Credi che riuscirò a tornare a casa per le quattro? È che ho lasciato le bimbe a mia madre però poi lei ha un impegno, - dice mentre la città è solo più una striscia grigia nel retrovisore.

- Penso di sì, siamo quasi arrivati, e il colloquio con Luiggi non durerà molto. Ricordati bene quel che t’ho detto, non gli fissare l’occhio rovinato dall’acido. Se ne accorge sempre quando qualcuno lo fa.

- Ma che gli è successo?

- Non gliel’ho mai chiesto, - ammetto io. - Si dice che sia stata la madre, una mezza pazza, a gettarglielo in faccia in un attacco d’ira, un raptus diciamo così.

- Ah... e che ci stava facendo con l’acido!? - fa lei impensierita, sollevando un sopracciglio.

- Tranquilla, non ci scioglieva un cadavere. Ci puliva il cesso. Comunque fa’ come ti ho detto che siamo arrivati, - dico io, indicandole La Torre, un prefabbricato di tre piani in mezzo al nulla, che era stato sede di alcune società durate giusto il tempo d’un paio di mandati in Consiglio Comunale. Luiggi ha i suoi agganci, e dopo anni di abbandono ne ha fatto il suo centro operativo. Il suo ufficio è al terzo piano, il mio un piano sotto.

Mi ha sempre eccitato prendere l’ascensore con una bella donna e Tatiana non fa eccezione. L’erezione è evidente ma lei afferra lo smartphone.

- Mando un whatsapp a mia madre per chiederle delle bambine, - si giustifica lei.

Poco male, siamo arrivati. La precedo fuori dall’ascensore fino all’ufficio di Luiggi.

Busso alla porta. Tre volte. Poi apro senza attendere risposta e la invito a entrare. Ci chiudiamo la porta alle spalle e resto lì, con le mani dietro la schiena aggrappate alla maniglia.

- Benvenuta, - esclama Luiggi venendoci incontro. - Tatiana, giusto? - le dice quando arriva a venti centimetri dal suo naso.

Fa sempre così la prima volta, con tutti. Io non le vedo le loro reazioni, però non dimentico la mia.

- Grazie, sig. …

- No no, chiamami Luiggi, come fanno tutti. Ci tengo, - precisa con un mezzo sorriso, quello della parte buona. - So che Marco ti ha già spiegato in cosa consiste il lavoro, e visto che sei qui significa che ti interessa. Ma non basta. Capisci?

- Sì, - secco, asciutto.

- Bene, ma prima lascia che ti accompagni a visitare La Torre. Andiamo? - dice con ampio gesto della mano, invitandola a voltarsi e uscire.

Tatiana passa davanti a me che sto tenendo la porta aperta, e sgrana gli occhi. Poi segue Luiggi che le fa strada e quando sente i miei passi si volta, e mi guarda come a chiedere resta con noi.
Sembra sollevata quando entro in ascensore.

- Al secondo piano ci sono gli Uffici Magici, li chiamiamo così ma li vedrai dopo, anche se per le mansioni che dovrai svolgere non ci avrai niente a che fare. Scendiamo al primo, - dice Luiggi pigiando il tasto corrispondente sulla pulsantiera. - Dove per il tempo della formazione avrai la tua postazione dedicata.

Arrivati al piano, l’ascensore si apre su un open space popolato di piccoli box, in ognuno dei quali c’è una scrivania microscopica che ospita un computer e una sedia girevole in plastica.

- Oggi è domenica e non c’è nessuno. Siamo soli, io te e Marco, - dice lui prendendola sotto braccio. - Questa, mia cara, sarà la tua casa per le prossime due settimane, giusto il tempo di formarti e istruirti in quelle che sono le tecniche e le strategie di comunicazione funzionali ai nostri obiettivi; dopodiché potrai lavorare da casa. Marco mi ha parlato delle tue splendide bambine. Non dev’essere facile vedersela da sola, ma sei fortunata perché hai trovato un’opportunità di lavoro che ti permette di conciliare reddito e gestione familiare.

- È proprio quello che cercavo, - abbozza lei con un magro sorriso.

- Bene, e se sarai brava potrai fare carriera come questo giovanotto, - dice accarezzandomi la nuca. - Per tutti gli aspetti tecnici ti rimando a lui, che ti farà da tutor, e ora saliamo su, agli Uffici Magici; non ti dispiace fare le scale per un piano, vero mia cara?

E detto ciò la tira per il braccio finché non saliamo in fila indiana al piano superiore.

Io apro la fila, Luiggi la chiude. La scortiamo fino alla scrivania del mio ufficio, poi sblocco il PC.

- Qui, mia cara, avviene la magia. Pixel che diventano soldi.

Entro in rete, accedo alla piattaforma, creo una nuova stanza.

- Sono i soldi a muovere il mondo, se no tu non saresti qui. Anche se questo non basterà a motivarti fino in fondo. Io lo so bene.

Invio una notifica ai contatti.

- Ogni vita ha la propria asta, mia cara; capita a tutti, anche più di una volta, di vendere pezzi di sé, e ogni pezzo va alla migliore offerta. Qual è, mia cara, la tua offerta migliore?

Tatiana mi passa il cellulare che le avevo dato il giorno prima. Lo collego al PC e apro la cartella della fotocamera. Ci sono tre file, così come le avevo chiesto. Li visualizzo in modalità anteprima. Luiggi mi interroga con lo sguardo. Faccio cenno che si può procedere.

- Benissimo, abbiamo le tre nomination per l’Oscar! - dice con invidiabile teatralità. - Tatiana, a te l’onore del the winner is…

- Mi sono preparata per questo momento, sai Marco, – si rivolge direttamente a me. - La scelta l’avevo già fatta prima di venire qui. E mi sono detta: perché non esporre tutto se siamo tutti in vendita? Chi sono io per salvare o condannare?

Poi, inaspettatamente, si fa sotto a Luiggi e gli si mette a venti centimetri dal naso.

- And the winner is… quella con tutt’e due, - fa lei fissando un occhio morto.

Luiggi riapre il suo mezzo sorriso.

- Ora sì che ci conosciamo davvero, - le sussurra all’orecchio.

- Dichiara aperta l’asta, - mi ordina subito dopo.

Condivido coi presenti nella stanza un’anteprima sfuocata del file.

- Una volta, mia cara, facevo tutto questo di persona. Ma erano altri tempi, si battevano altre strade, non c’erano le possibilità di oggi; però devo ammettere che, anche se guadagnavo molto meno, mi divertivo molto di più.

Aspetto le offerte. Le prime non tardano ad arrivare. E si parte bene.

- Mi piaceva guardarli in faccia, quelli che partecipavano alle mie aste. E sai una cosa?

- Cosa, - risponde lei.

- Che per ognuna di quelle facce che vedevo, potevo dire “non l’avrei mai detto”.

Le cifre salgono ancora, almeno per un lunghissimo minuto. Poi basta. Chiedo se qualcuno offre di più. Nessuno. Allora batto. Uno. Due. Tre. Aggiudicato.

La migliore offerta arriva dall’Arabia Saudita.

- Ho chiuso, - dico io.

- Bene, - fa Luiggi. - E quanto abbiamo guadagnato?

- Tremila.

- Ottimo inizio, - commenta lui, risalendo col dorso della mano lungo il seno di Tatiana. - Questo è il tuo cinque per cento, - aggiunge, sfilando tre banconote dal portafogli.

Lei le prende guardandomi fisso negli occhi. Io faccio altrettanto mentre invio il file criptato. Soltanto a bonifico ricevuto il saudita avrà la chiave cifrata, così potrà masturbarsi sulla foto delle figlie di Tatiana. Da oggi è questo il mio lavoro. Finalmente ho smesso di spaccarmi il culo sui social dietro a genitori che pubblicano foto dei loro bambini, e ne pubblicano tante, tantissime; primi piani o figure intere, nudi o vestiti, di poche ore o di dieci anni, spontanei o in posa, tutte proprio tutte trovano l’appassionato che sa apprezzarle.

Luiggi dice che mi muovo bene in questo mercato di collezionisti, ed è per questo che m’ha dato l’occasione di crescere. Devo ringraziare lui se ho smesso di rincoglionirmi sui social, passando ore e ore a spulciare le gallerie dei miei amici e a ripeterlo per ogni nuovo amico, ché più ne hai e più è ampia la possibilità di trovare una buona foto da scaricare sul cloud aziendale.
Da domani tutto questo toccherà a Tatiana. Io ho fatto il salto, sono diventato un battitore d’asta, come Luiggi.

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GAP ha votato il racconto

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Vorrei che questo tipo di storie potessero finire sotto il genere fantastico, dell'irrealtà, un domani, ma ho la coscienza del fatto che la mia è, forse, solo una speranza utopica.Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

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Soggetto interessante e difficile da "maneggiare", molto rischioso. Te la cavi ma manca la stilettata, ma so già perché. Ne perde gioco forza la trama.Segnala il commento

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occhineri ha votato il racconto

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Tieni incollato il lettoreSegnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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Bruno Gais ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Sguardo fermo, no sbavature, soggetto attuale, ma poco personale, secondo me. Usi gli stilemi "standard" del "dramma sociale" pescando nella cronaca, con qualche spruzzata di "hard boiled" qua e là. Anche lo "sgomento"che deriva dalla lettura, l'ho percepito come un "contenuto", anziché "conseguenza" della scrittura stessa. Sento come una "ritrosia a concederti" alla scrittura, preoccupato, forse, di prenderti troppo sul serio. Scusami se mi sono permesso di essere così "personale". Ci ho riflettuto molto, prima di "commentarti" ma ho pensato che fosse sano e giusto, dirti la mia, anche se da "esordiente". Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

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stile Ti Maddog, sguardo fermo, no sbavature.Segnala il commento

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gionadiporto ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Magnifico, Ti. Stile impeccabile, non c’è una parola di troppo, non una sola descrizione inutile. Tutta la storia si dipana attraverso le azioni dei personaggi, con quel salire le scale verso il peggio (quasi un omaggio a Buzzati), un peggio che si pre sente ma non si riesce a immaginare, e che da gran maestro ci butti lì alla fine, per sgomentarci. Bravissimo davvero. Altra roba.Segnala il commento

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Malehua ha votato il racconto

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Sonia A. ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Una cronaca asciutta, quasi a sterilizzare l'istintivo disgusto del lettore. A conferma di come la buona letteratura prescinda da intenti etici.Segnala il commento

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M.D.P. ha votato il racconto

Esordiente
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Per chi scrive storie forti (Tarantino impazzirebbe per i tuoi brani), il rischio è di non avere la mano ferma per descrivere personaggi disturbati e disturbanti. Capita di leggere racconti in cui il cattivo di turno appare patetico, sciatto, quasi ridicolo. Il che è già un limite e una contraddizione: se scrivi di un soggetto per stomaci forti, devi sapere come colpire anche i lettori meno impressionabili. Qua siamo su un altro livello: da un lato, una scrittura precisa, millimetrica; dall'altro, l'abilità di caratterizzare i personaggi e costruire i dialoghi in modo impeccabile.Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

Esordiente

Bello geniale...Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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FilippoDiLella ha votato il racconto

Esordiente

Finale e soggetto da brivido, una bombaSegnala il commento

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di Ti Maddog

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