E’ rinchiuso ventiquattro ore al giorno in una gabbia senza aria, grande quanto una vasca.

E’ stato condannato all’ergastolo da un non noto tribunale dell’Asia orientale ed ora, senza appello, deve scontare la sua ingiusta pena.

Non ha diritti, nessuna organizzazione non governativa tutela la sua causa, i media non sono interessanti ad approfondire questa ordinaria prepotenza che si consuma silenziosamente in ogni angolo del mondo, anche nelle case di insospettabili famiglie «perbene».

Costretto a vivere la sua infelice esistenza in una cella disumana, è privato totalmente della libertà.

E’ il Carassius auratus, un nobile nome scientifico per indicare una razza bistrattata e sottovalutata, i comuni pesciolini rossi.


Il piccolo Abramo è uno dei pochi fortunati, gode dell’indulto e oggi è un pesciolino libero.

Mark e il suo pargoletto lo scarcerano in una dolce mattina di primavera, nella grande fontana della villa comunale con una solenne cerimonia alla presenza di tanti altri bambini, spettatori curiosi e attenti.

Un lungo tuffo, dalla piccola prigione casalinga fin dentro il laghetto del parco, in compagnia di tanti altri suoi simili e di piccole tartarughe, ramoscelli, foglie e piante acquatiche.
Abramo sembra contento, pian piano prende confidenza col nuovo ambiente, nuota divertito, con la pinna superiore disegna prima una piccola traiettoria circolare, poi si fa coraggio e fugge via mescolandosi al gruppo di pesciolini rossi presenti nella fontana.

«Ciao Abramo! Ci vediamo presto» grida il bambino, contento nel vedere il suo pesciolino rosso giocare con i suoi simili.


Mark e il figlioletto, ogni weekend vanno in villa alla ricerca del loro amico.

«Papà, guarda Abramo è cresciuto!» urla il pargoletto appena scruta un pesciolino rosso nuotare nella grande fontana.

«Visto come è felice quì?» incalza il bambino, sicuro di aver preso la giusta decisione.


Quanti anni sono trascorsi?
Trenta? Quaranta?
Quel pargoletto oggi è un adulto, il suo papà è un tranquillo vecchietto i cui ricordi, spesso, sono storie dove si mescolano realtà e immaginazione.
Abramo ... quel pesciolino gli balena alla mente così, all'improvviso, mentre in un giorno qualsiasi, passeggia proprio vicino a quella fontana, sempre circondata da bambini e genitori.

Mark si ferma, osserva con più attenzione quel luogo, scruta l'acqua verdastra, i gruppi di pesciolini nuotare liberi, le piccole tartarughe sonnecchiare su piccole rocce, i ramoscelli galleggiare, le foglie spinte via dalla lenta corrente e le piante acquatiche formare una disordinata fauna marina.
Dopotutto, è identica a tanti anni fa.
Quella fontana che da piccolo gli sembrava un enorme lago, oggi appare piccola e disincantata.
Ma, nonostante il tempo trascorso e lo spazio ristretto, quella fontana conserva il sogno di un bambino che, una mattina di tanti anni fa appena sveglio, vide l'acquario vuoto, spaventato e con un velo di tristezza corse dal suo papà e gli chiese preoccupato: «dove è Abramo?».

«Eh già papà, dov'era Abramo? Davvero lo liberammo qui? Forse la storia non andò proprio così, vero?» si chiede oggi l'uomo con lo sguardo perso nei ricordi mentre un dolce sorriso si fa largo sul viso.