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Non-fiction

L'ERRORE DELLA TERRA

Pubblicato il 03/05/2021

Da Platone a Leopardi. E oltre.

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Se fosse sufficiente filosofare, le cose sarebbero più facili. Severino del resto non lo ignora. Ma il Nulla che egli affronta ha a che fare anche con Dio, temibile convitato.

Ed appunto la prima nota che in Severino si coglie è la paura. Il thauma appunto, che ci assale di fronte all’ignoranza e da cui subito si cerca riparo.

Egli l’annota con chiarezza: “Riprendendo uno spunto di Platone, Aristotile dice che gli uomini sono spinti a filosofare dalla meraviglia. Meraviglia che essi provano quando, di fronte agli accadimenti del mondo, ne ignorano la causa”.

Meraviglia? Che parola è mai questa?

In realtà il termine thauma “ha un significato molto più intenso [di meraviglia]: indica anche lo stupore attonito di fronte a ciò che è strano, imprevedibile, orrendo, mostruoso. Se infatti non si conoscono le [loro] cause […] allora l’accadimento delle cose diventa la fonte di ogni terrore. E anche di ogni dolore”.

Da cosa nasce infatti il dolore? Nasce dal prendere atto che ogni cosa è soggetta al divenire, alla morte, questo terribile suono, a cui è necessario opporre almeno una piccola speranza.

Dobbiamo ad Eschilo un primo riparo. Eschilo che, per primo, ci mostra il sentiero dell’Errore su cui cammina la terra, destinata, a causa di questo, a un doloroso annientamento. Eschilo che ci mostra anche il suo personale rimedio: “Conoscendo le cause del divenire, l’imprevedibile diventa prevedibile” e quindi evitabile: conoscendo sfuggiremo al danno, alla perdita, talora alla morte.

Conoscere le cause di un evento vuol dire prevederne gli sviluppi, il decorso, possedere la verità, l’epistéme, il faro che illumina la via.

Per secoli il sentiero della terra sarà rischiarato dell’epistéme. Almeno fino a Schopenhauer e a Leopardi.

Ma “se Schopenhauer inaugura la consapevolezza che l’epistéme non può essere efficace rimedio contro il dolore del divenire, Leopardi non solo partecipa a tale inaugurazione, ma anticipa anche [il successivo] percorso”.

Nell’ultimo tratto di questo “sentiero della notte” cammina dunque il poeta di Recanati che, come Eschilo, decreta l’inevitabile fallimento dell’Occidente.

I rimedi suggeriti da entrambi sono però momentanei palliativi.

Per Eschilo è la conoscenza certa quella che consente di prevedere ed evitare il danno. Per Leopardi (all’opposto) è proprio l’epistéme a costituire il dolore. Dunque dal doppio orrore della visione (il responso irrevocabile), e nell’attesa dell’annientamento, il palliativo per Leopardi potrà essere solo l’illusione, la negazione della verità angosciosa: ossia la poesia, ultimo rifugio. L'epistéme per lui è la dominazione del nulla, che annienta l’ultima fase dell’Occidente, la cosiddetta civiltà della Tecnica, la cui essenza è la Ragione.

Quel che l’uomo del suo tempo non coglie è il carattere annientante della Ragione.

Leopardi è certo consapevole che la poesia è solo un rimedio temporaneo. Ma, segnato dagli dei, silenzioso e immenso come lo spazio che immagina, ben conosce il dolore che lo consuma. Ed è ad esso che oppone la grazia della sua poesia. Illusione e grandezza, per lui. Illusione soltanto, per chi poeta non è.

Due vie dunque, verità e illusione, che falliscono entrambe, lasciando esausti sul terreno i loro rimedi.

Come potremo allora proseguire? Avremo altri profeti? Disporremo di altre strade, che abbiano luci, questa volta, non transitorie? Non sappiamo forse da sempre che non è il dolore inflitto dalla realtà, per quanto orribile esso sia (perdita, divenire, impermanenza), a costituire il vero problema? Non sappiamo forse che il danno più grande viene dal desiderio e dai rimedi finora adottati?

Sì, lo sappiamo.

Per chi crede che si venga dal Nulla, e si torni al Nulla, il dolore massimo, e terribile, della scomparsa definitiva dovrebbe essere considerato un dato immutabile della realtà, una freccia che ti colpisce da fuori, scoccata dalla natura matrigna senza difesa alcuna che non sia il contenimento greco del tragico. Per chi crede questo, la faccenda dovrebbe finire qui e concludersi con l’accettazione sapienziale. Il ferito non colpirà nuovamente se stesso, da solo, con una seconda freccia: quella del desiderio vano.

Resterà da vedere il secondo errore: il nichilismo o l’idea errata che si venga dal Nulla e si torni nel Nulla. La filosofia lo ha combattuto, da Parmenide in poi. Oggi lo combatte anche la scienza. La fisica dell’ultimo secolo ha compiuto, in tale direzione, non pochi passi inattesi.

Ci restano allora, per il nostro futuro, non miseri ceri, ma fiamme luminose e possibili. 

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Anacleto ha votato il racconto

Esordiente

Cosa dire? Ottima lezione 10 e lode :-)Segnala il commento

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

Esordiente

Davvero interessante... da leggere sicuramente più volte. Grazie mille. ZoydSegnala il commento

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Anle ha votato il racconto

Esordiente

Per quanto la scienza si sforzi, non arriverà mai a definire la " Causa prima" . Per quanto la filosofia si sforzi, non riuscirà mai a spiegare l' l'Esistenza, ossia il motivo primo del vivere. Grande Luciano. Segnala il commento

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Germinal68 (Sandro) ha votato il racconto

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StefanoS ha votato il racconto

Esordiente

La summa teologie in meno di 5000 battute, é questo che ci presenti? E i miei blues? Non la parola che squadra. Non serviam. Dai Maestro, dai. Accipicchia. Comunque Anceschi o Severino, mica male. Il quartetto per archi di Webern. Prima dEl deliquio. Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Metti tanta carne al fuoco (perdonami l’espressione), forse troppa. Alcuni concetti avrebbero bisogno di maggiore estensione, e leggendo i commenti qui sotto, sarebbero anche ottimi spunti per un dibattito a più voci. Apprezzo però la tua scrittura chiara e l’idea di cimentarti in temi così impegnativi. Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Io credo che nell'affondamento di ogni speranza, nel negarsi ogni felicità l'uomo ricerchi una salvezza disperata. Qualcosa che ne certifichi con forza concreta il suo essere non invano... Ma i punti di vista sono bellissimi riflessi che mutano in base alla rifrazione della luce ... solare o lunare, dipende... complimenti!Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Secondo il mio parere questo scritto è fiction dato che i saggi filosofici non si scrivono così ( citare le fonti è d'obbligo e altro). Inoltre non si differenziano bene le tesi dell'autore Limae da Severino. Infine se proprio si vuole lanciare un messaggio di speranza o di quelchesia chiamiamolo pure phamflet ma non filosofia. Con tutto rispetto Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente

BelloSegnala il commento

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occhineri ha votato il racconto

Esordiente

Vorrei aggiungere che Leopardi parlava anche di Solidarietà tra gli esseri umani come via di salvezza, di resistenza alla natura matrignaSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Nella sua complessità, l'uomo è sempre al centro di tutto, eternamente.Segnala il commento

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biro ha votato il racconto

Esordiente

E' strano che proprio la scienza, che è cosa umana, prenda posto davanti alla filosofia che tende ad elevare l'uomo al di sopra della propria visibile condizione. La morte è infatti la constatazione "scientifica" che un corpo non é più e a nulla può servire il filosofare per cambiare le cose. Stessa cosa, forse solo con più forza, può esser detta di Dio. Dici bene quanto la scienza abbia ultimamente fatto dei passi, forse non proprio inattesi. Le nuove frontiere scientifiche ci dicono che tutto è relazione e che nulla potrebbe esistere senza questa condizione fondamentale. In altre parole, l'esistenza, per come la intendiamo, è frutto di relazione tra particelle. Il tempo non è lineare, il tempo, di fatto, non esiste. Sembra filosofia ma non lo é. Grazie per le tue riflessioni.Segnala il commento

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Daniela Madoi ha votato il racconto

Esordiente

Quest'ultima puntata, la quarta ormai della sua narrazione sulla immortalità dell'anima, altro non è che uno sviluppo in prosa della precedente poesia Thauma, arricchito ed esposto con un rigore che definirei ineccepibile e per nulla condensato in poco spazio. Sono sue ragioni filosofiche quelle che LaborLimae inizia ad esporre e di cui annunzia due sviluppi: la trattazione filosofica della creazione dal nulla e gli studi della fisica delle particelle. Severino vi appare solo in parte e già scompare. Poco importano dunque qui posizioni altre del noto filosofo. Non concordo nemmeno sull'idea che non si debbano trattare temi importanti. Tantissime poesie di Typee trattano del dolore, della disperazione. Propongo di aspettare gli sviluppi annunciati della sua narrazione, se vorrà farlo. La sua è una voce di speranza. Perché farla tacere con argomenti inutilmente capziosi?Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
Editor

ma poi l’ho letto. Con tutto il rispetto. Rimango perplessa. Come si possono affrontare tali tematiche con un piglio di conferenza ma in cosi poco spazio e in questo contesto? La domanda è retorica e per me la risposta è. No. Non si possono affrontare. E non si tratta di cultura o ignoranza. Ne di citazioni dotte. Io eschilo mi sono limitata a studiarlo al liceo e a rileggerlo di recente “le coefore” per la precisione, ma non riporto le mie opinioni a riguardo che seppure di prima mano non credo siano interessanti per gli altri. Uno scrive qua quello che vuole ok. Porta il suo contributo certo. Magari fa un piccolo abstract cosi uno sa cosa lo aspetta. Tuttavia avendo un tale coro, un tale peana di approvazione indiscriminata la mia vox clamantis in deserto ha di certo il peso della polvere nei sandali. A me non è piaciuto insomma. Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

grazie Segnala il commento

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Enrico R. ha votato il racconto

Esordiente

Le tesi di Severino sono discutibili non mi sto a dilungare non credo sia il contesto. Leopardi ed Eschilo poi non sono filosofi anche se esprimono nelle loro opere pensieri filosofici... inoltre Severino ignora secoli di filosia... comunque è solo il mio parereSegnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Sono nihilista, ma aperta al confronto. Con te, poi, è sempre una gioia. Grazie, Luciano.Segnala il commento

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Malehua ha votato il racconto

Esordiente

Vorrei partecipare a tale gigantesca dissertazione ma sono esperta solo in filosofie orientali che partono e finiscono da concetti estremamente differenti - quella cinese in particolare. Però ti ringrazio, mi hai aperto un mondo e lo hai fatto in modo alto ma tutto sommato chiaro.Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

Lo definirei un "percorso" - un percorso personale che scegli di condividere con noi - sul tema del Thauma. Ma vuoi dirci che paradossalmente è più semplice evitare il dolore per chi pensa di venire dal Nulla e di tornare al Nulla? Perché chi lo pensa ha usato la ragione per agire sul desiderio? O lo ha accettato, il dolore? Non posso non pensare a Rilke - poeta come Leopardi, e dopo Leopardi - che fa convivere dolore e fecondità, credendo che l'uomo cantando le cose amate renda possibile un'unità di spazio e tempo dove la sua fragilità non conta più molto. Prossimamente ci mostrerai le teorie della fisica moderna? Grazie, Luciano.Segnala il commento

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FilippoDiLella ha votato il racconto

Esordiente

Complesso ed elegante nel suo intero. Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

Esordiente

Difficile... bello interessante!Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente
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Annacod ha votato il racconto

Esordiente
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Il grande Fernando Pessoa sosteneva che "La letteratura, come tutta l’arte, è la confessione che la vita non basta". No, davvero, occorre pensare come le uniche creature dotate di "talenti". Questa è la saggistica: la porta che spalanca la via al pensiero, all'essere: per un attimo o per l'eternità. Un brano pregevole, il più stimolante e fruttuoso letto sulla piattaforma di Typee. Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente
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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore
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Laura Camposeo ha votato il racconto

Esordiente
Editor
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Tella ha votato il racconto

Scrittore

GrazieSegnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente
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. ha votato il racconto

Esordiente
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antonio locascio ha votato il racconto

Esordiente

è un testo assai ampio e denso. Non è possibile- almeno per me - discutere in poche righe i temi spaventosamente ardui che tu sollevi. Voglio fare solo un'osservazione riguardo Severino e il concetto di eternità, che in questo filosofo è molto peculiare (stando a quanto finora ho letto di lui). Tutto è eterno, dice Severino, compresa la morte. Ogni attimo è eterno, ogni singola rappresentazione (ma non in senso psicologico) che entra - ma poi anche esce- dal cerchio dell'apparire. Ecco, questo pensiero non cessa di sconcertarmi. Grazie ancora per le tue interessanti riflessioni.Segnala il commento

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di Luciano Rossi

Esordiente
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