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Narrativa

L'ESSENZIALE È INVISIBILE AGLI OCCHI

Pubblicato il 30/03/2020

L’idea è semplicissima. Selezionare un soggetto e farlo diventare riferimento per tutto ciò che è necessario per una vita dignitosa. Questa l’idea. Semplice. Si tratta solo di trovare il soggetto più adatto...

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L’idea è semplicissima.

Selezionare un soggetto e farlo diventare riferimento per tutto ciò che è necessario per una vita dignitosa.

Questa l’idea.

Semplice.

Si tratta solo di trovare il soggetto più adatto.

E lo trovano, in un cestino, un cestino di un grande magazzino, sommerso dai rifiuti, i rifiuti di un fast food che sorge poco lontano.

È piccolo, piccolissimo, razza indefinita. Non piange. Non si lamenta, ma mangia. Mangia resti di hamburger e patatine. Un segno. Mangia senza masticare, è piccolo e ancora non ha denti. Mangia, succhia e si lecca le dita.

A trovarlo un inserviente del fast food

Ehi, cosa c’è qui?

e subito lo porta in direzione.

Guardate un po’ che cosa ho trovato.

Chiamano i servizi sociali e poi, poi chiamano le forze dell’ordine.

Bisogna trovare la madre.

Prima cosa, visionare le riprese delle videocamere di sicurezza, con attenzione, in modo molto accurato, più e più volte, ma niente. Nessuna traccia. Nessuna donna, uomo o bambino che si siano avvicinati al cestino con un neonato per poi abbandonarcelo dentro. Le immagini sono chiare. Vassoi carichi di bicchieri di plastica, posate di plastica, cartoni e resti di cibo spazzatura. Nient’altro che cibo spazzatura e spazzatura che finiscono dentro a un cestino della spazzatura.

Niente altro.

Chiamano allora degli esperti che analizzano le immagini con strumenti ancora più sofisticati, ma ancora niente.

Bisogna interrogare l’inserviente.

E lo interrogano, più e più volte, ma ancora niente, niente di niente, nemmeno dall’inserviente.

Alla fine si arrendono. È come se fosse nato lì, dentro il cestino. Autogenerazione. La notizia fa il giro di tutti i giornali, le televisioni ne parlano per qualche giorno e così, subito, arrivano richieste, richieste di adozione, ma poi, giusto il tempo di far passare il clamore, e tutti, presto, si dimenticano del bambino del cestino.

A quel punto le poche copie che si sono offerte declinano la loro disponibilità. In realtà speravano in un po’ di pubblicità, di fama, avevano immaginato interviste, comparsate in tv, foto sui rotocalchi, ma il bambino, il bambino è già il passato e più nessuno si ricorda di lui, oggi la notizia in prima pagina è il divorzio fra la regina Elisabetta e il principe Filippo, e allora, allora chi ce lo fa fare di adottare il bambino cestino.

Adottiamo il principe Filippo!

urla un cretino.

E così il bambino del cestino finisce in un istituto.

Ed è lì che vanno a prelevarlo.

Auto nera, vetri oscurati, un autista. Scendono due persone. Un uomo e una donna. La donna ha tacchi alti e un tubino scuro, elegante. L’uomo occhiali neri, cappello nero e un completo

nero.

Si presentano alla reception

Siamo qui, per il bambino, il bambino del cestino, ecco, questo il tesserino

agenti governativi.

Li fanno passare. Se ne vanno poco dopo. Lui una piccola valigia, lei il tubino e il bambino, e il bambino in bocca un panino.

E lo rinchiudono in una stanza, nel centro di uno studio cinematografico.

È la sua stanza.

For ever.

Nessuna luce esterna, niente finestre. Schermi su ognuna delle quattro pareti e altoparlanti in ogni angolo.

La luce regolata da un meccanismo che ne varia la luminosità nell’arco dell’intera giornata. Per il clima la stessa cosa. A volte, nella stanza, piove. Di rado, ma piove. Lo trovano divertente. Ogni settimana dagli altoparlanti voci parlano lingue differenti. Dagli altoparlanti musiche occidentali, orientali, africane, dell’America latina. Il cibo ogni settimana diverso. Una piccola finestrella nel mezzo di una parete. Un vassoio con un piatto un bicchiere. Nessuna possibilità di avere altro.

O mangi quello che ti diamo o non mangi.

O mangi la minestra o salti la finestra!

Non ci sono finestre!

In un angolo un piccolo bagno, al centro il letto.

Dagli schermi immagini in continuazione.

È piccolo. All’inizio sono scene familiari, cartoni animati, documentari, film. Lingua originale, inutile dirlo, e ogni settimana la lingua cambia. Gli mostrano film e cartoni animati per maschietti, e film e cartoni per femminucce.

Da una botola sul soffitto cadono giocattoli. Uno per settimana. Il tempo di affezionarsi e poi gli viene portato via, di notte, mentre dorme. Si sveglia, e non c’è più. Lo cerca, piange, urla, ma non c’è più.

Lo lasciano a disperarsi per qualche ora e poi

la botola si riapre

e un gioco cade.

È un allenamento. Lo stanno crescendo. Lo educano.

Lo educano alla rinuncia, all’assenza, all’essenza e all’essenziale.

E lo osservano. Telecamere nascoste dentro gli altoparlanti. Lo seguono, ventiquattrore su ventiquattrore. Lo studiano.

Un giorno cadono armi giocattolo, un giorno bambole, un giorno macchinine, un giorno cose per truccarsi e un giorno un pallone. Ogni volta il giocattolo gli viene lasciato per una settimana, poi sparisce.

Un giorno, dalla botola cade un orsacchiotto, un peluche.

Lo abbraccia, ci gioca, lo tiene sempre stretto a sé.

Dopo una settimana cercano di riprenderlo.

Non ci riescono. Dorme abbracciato a lui, stretto a lui, lo stritola.

Dovrebbero svegliarlo per prenderlo, ma non possono. Romperebbero la magia, l’isolamento, l’esperimento.

Capiscono.

L’orsacchiotto: essenziale.

Quella settimana gli danno da mangiare insetti.

Per punirlo?

No, perché mai dovremmo punirlo. Ci sono parti del mondo dove gli insetti si mangiano.

Per due giorni non mangia, poi

insetti.

Cresce.

Ha imparato a leggere e scrivere. Parla circa dieci lingue e tutte in modo più che discreto.

Le immagini sugli schermi cambiano. A volte trasmettono notiziari, filtrati, censurati. Del mondo conosce sono quello che decidono loro.

Più spesso trasmettono musica rock, pop, dance.

Ragazze e ragazzi che ballano, partite di calcio, gare di atletica, pattinaggio, ginnastica artistica.

Dalla botola cadono attrezzi per sport di tutti i tipi, scarpe da calcio, scarpette da ballo, attrezzi per riparazioni, uno specchio, trucchi, smalto per le unghie, pettini, vestiti da uomo, da donna.

Il giorno del suo diciottesimo compleanno sugli schermi scene di sesso.

Non stacca gli occhi dagli schermi.

Ha la sua prima erezione.

Si masturba.

Applauso. Lui non lo sente, ma applaudono.

Dalla botola cade una bambola in lattice. Ultima generazione. La 2.0. Sembra vera. Buon compleanno bambino del cestino.

La prima notte dormono insieme, lui, lei e l’orsacchiotto.

La notte dopo l’orsacchiotto viene abbandonato in angolo. Non lo guarderà più.

Da dietro i monitor brindano.

L’orsacchiotto: non più essenziale.

Il giorno dopo insieme al cibo una bottiglia di spumante.

Diventa sesso dipendente. Scopa con la bambola dalla mattina alla sera. La notte dorme. A volte dimentica anche di mangiare.

Dopo una settimana la bambola viene sostituita da un bambolo, alto, muscoloso e un pene gigantesco.

Una settimana la bambola, l’altra il bambolo.

Fa sesso, attivo e passivo. Gli piace.

Con pranzo e cena cominciano a servirgli anche il vino, tutti i giorni.

Diventa alcolizzato.

Beve, scopa e si masturba.

Un giorno nel vino gli mettono un potente sonnifero.

Il bambino del cestino beve il vino e si fa fare un pompino, dal bambolo, poi si addormenta.

Mentre dorme modificano la stanza. La ingrandiscono. In fondo si trova nel centro di un set cinematografico e possono cambiare le dimensioni quanto vogliono.

Mettono una sorta di gabbia in un angolo, dentro la bambola. C’è una porticina nascosta nella gabbia. Una volta la settimana sostituiscono la bambola con il bambolo e viceversa.

Sugli schermi scorrono immagini, in loop: spiegano che se vuole aprire la gabbia deve lavorare.

Hanno messo un nastro trasportatore che scorre lungo la parete opposta alla gabbia. Sopra passano dei pezzi meccanici che lui deve assemblare e controllare. Man mano che lavora, piano piano, a poco a poco, il cancello che chiude la gabbia si alza. Se si ferma cade giù e lui deve ricominciare da zero.

Per due giorni e due notti la bambola rimane chiusa dentro la gabbia, lui aggrappato alle sbarre. Il terzo giorno lavora per otto ore di fila fino a che il cancello si apre del tutto e lui può entrare nella gabbia. Fa sesso fino allo sfinimento.

Sesso e vino: essenziali.

Cominciano a fare una selezione anche per quanto riguarda il cibo.

Ci sono pietanze di cui riesce a fare a meno, ma altre, se mancano, impazzisce.

Pizza, pasta, salumi, pane, formaggi: essenziali.

La sua salute è monitorata con scanner e ogni settimana, mentre dorme, gli prelevano campioni di sangue e cute.

Colesterolo alle stelle.

Verdure e frutta: essenziali.

Al ventunesimo compleanno nuova modifica, la stanza ancora più grande. Gli regalano una moto, a pezzi. La deve assemblare. In realtà è una sorta di consolle. È fissata a un piedistallo. Quando sale in sella si attivano gli schermi. Aria da una bocchetta in mezzo la parete. Gli piace. Passa ore e ore a cavallo della moto e viaggia.

Ogni tanto porta con se la bambola o il bambolo, a seconda della settimana. Viaggiano insieme. Vanno al mare, in montagna, visitano città. Le immagini scorrono sulle pareti. Dormono nei motel, vanno a mangiare nei ristoranti. Deve lavorare sodo per potersi permettere tutto questo. Fa gli straordinari.

Per il suo venticinquesimo compleanno gli regalano un computer e una mattina gli fanno trovare una carta di credito.

C’è un lettorino vicino alla tastiera. Lui passa la sua tessera e può fare acquisti, ma per poterla caricare deve lavorare.

Comincia a fare acquisti su internet. I suoi compagni di stanza sono esigenti. Vogliono vestiti, scarpe, vogliono viaggiare, sempre di più, sempre più lontano.

Gli danno un secondo lavoro.

E continuano a studiarlo.

Cominciano a fargli mancare cose. Provano a far guastare la moto, a togliere la linea internet, a non dargli la pizza per due settimane, per una non gli danno il vino, ma subito tornano sui loro passi perché ha delle terribili crisi di astinenza, bloccano l’ingresso alla gabbia per cinque giorni, tolgono la corrente. Per un anno intero aggiungono e tolgono prodotti di tutti i generi e nel frattempo studiano le sue reazioni.

In base alle sue scelte cercano di stabilire il paniere dei prodotti essenziali e di quelli superflui. Le tasse e le spese pubbliche del paese dipendono dai suoi capricci. Passano le informazioni anche al resto dei paesi del mondo. C’è una rivolta da parte di tutti i bambini quando viene aumentata la tassa sugli orsacchiotti, considerati bene superfluo. Anche se contro voglia, tornano a inserirli nei prodotti essenziali, in fondo quando il bambino del cestino era un bambino non mollava l’orsacchiotto nemmeno per un secondo.

Nel paniere entrano lo smalto per unghie, gli attrezzi per la palestra, la moto. Entrano i viaggi di piacere e il cibo ordinato tramite Deliveroo. Vestiti di marca. Strumenti musicali. I libri. Entra l’abbonamento alla palestra, i dispositivi elettronici e multimediali. Il paniere si ingrossa. Gli danno e gli tolgono. Lui compra e i soldi se ne vanno. Deve lavorare sempre di più. Dorme poco.

Fuori, nel mondo, ci sono crisi economiche, carestie, guerre e a seconda di quello che succede alcuni prodotti spariscono, diventano di lusso, ricercati, e lui, lui guarda gli scermi e reagisce, si adatta, modifica il paniere. E loro lo studiano, prendono appunti, modificano il mercato, le accise, le tasse.

Lui senza saperlo è diventato il padrone del mercato. Ormai non è più lui ad adattarsi, ma è il mercato che si adatta a lui.

È lui che decide.

Poi un giorno arriva il virus. Una pandemia. La gente non esce più. Tutti si barricano in casa. Per lui non cambia molto, all’inizio, lui che non è mai uscito dalla sua stanza. Continuano a seguirlo, attraverso le telecamere, ma di una squadra di venti che erano, sono rimasti solo in due. Gli altri si sono ammalati, alcuni sono morti. In due non riescono più a stare dietro a tutte le cose da fare, così un giorno decidono di lasciare nella gabbia entrambe le bambole, così da non dover fare più il cambio settimanale.

Nottate di orge infinite.

Poi, un giorno, il nastro trasportatore si ferma. Niente più lavoro. Il suo stipendio si dimezza. Viene messo in cassa integrazione, ma soprattutto la gabbia rimane chiusa.

La notte non riesce più a dormire. Li sente mentre scopano, maledetti, li sente. Si aggrappa alla gabbia, urla la sua disperazione, ma loro non smettono. Il cibo si riduce di giorno in giorno. Fa ordini on line, ma le consegna sono sempre più in ritardo, si dimezzano.

E rinuncia, rinuncia a tutto. La moto è ferma. Piano piano le cose si rompono o finiscono. I trucchi, lo smalto. I vestiti si sgualciscono. Non può più radersi ne tagliarsi i capelli.

Fuori è rimasto uno solo a seguirlo. Passa i dati al governo, e mano a mano, usando quei dati, tagliano e cuciono. Le attività nel paese sono tutte ferme, ormai, i negozi chiusi. Nessuno per strada. L’essenziale si riduce di giorno in giorno. Il bambino del cestino è allo stremo.

Quasi ipnotizzato, davanti lo schermo del computer, controlla il suo conto in banca.

Il monitor sfarfalla. È da un po’ di giorni che fa i capricci. Ogni giorno la corrente salta. Ci sono continui sbalzi di tensione. Sugli schermi passano le immagini dei notiziari, non ci sono più filtri. Lui vede cosa sta succedendo fuori.

Pensa, il bambino, il bambino del cestino, pensa davanti allo schermo, e poi decide, un ultimo ordine, tutti i suoi soldi, i suoi risparmi.

Clicca con il mouse

OK

giusto in tempo. Lo schermo si spegne.

Passano venti giorni. Un camion si ferma davanti agli studios. Scaricano. La botola è bloccata. Rimettono in moto il nastro trasportatore.

Cigolando gli ingranaggi ricominciano a girare.

L'osservatore da fuori si risveglia.

Osserva.

L’osservatore osserva.

E vede.

Passa veloce l’informazione ai governanti, quelli ancora vivi, e da lì l’informazione parte, fa il giro del mondo.

Le ultime immagini che il bambino del cestino vede sui suoi schermi sono le lunghe code davanti ai supermercati, uomini e donne, a distanza, almeno un metro l’uno dall’altro. I carrelli entrano, vuoti, e poi escono, carichi, carichi fino all’orlo di rotoli di carta igienica.

È l’ultima immagine, prima del grande blackout. Il suo messaggio all’umanità. Ride, il bambino del cestino, ride e urla a squarcia gola:

Signori, siamo nella merda!

Buio.

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luigi napolitano ha votato il racconto

Esordiente
Editor

L'hai tagliato un po' là... ma su questo penso che ognuno abbia le sue idee, dal momento che ci siamo tutti nella m... e magari alcuni di noi tentano di essere più ottimisti del tuo racconto. Caso mai ti venisse un po ' di tale ottimismo, dovresti provare a continuare il tuo Truman Show, in fase 2. Un gran lavoro, in ogni caso, proprio un gran lavoro!Segnala il commento

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Iris ha votato il racconto

Esordiente

Non avevo la più pallida ideadi dove si volesse arrivare, ma poco a poco il quadro è diventato sempre più chiaro! Non mi sarei mai aspettata il finale dolce-amaro legato alla spesa, ma nel complesso molto molto originale e ben scritto!Segnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente

Eccellente sia l'idea sia lo stile (asciutto ed essenziale). Distopico ma realistico quasi attualeSegnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Originale come sempre, per me un po’ deludente il finale rispetto a tutto il resto del racconto. L’idea del bambino “campione” resta comunque ottima. Segnala il commento

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palu ha votato il racconto

Esordiente

L'ho letto volentieri. Mi ha un po' deluso la virata finale sul virus. Ben più interessante la visione del nostro quotidiano nella trasfigurazione che hai propostoSegnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Amara metafora, un Truman Show dei nostri tempi Segnala il commento

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RoCarver ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Ho finito di leggere e ho detto WOW. Non sapevo dove volevi arrivare ma alla fine mi hai lasciata senza fiato. Una distopia che più reale non si può, purtroppo. Segnala il commento

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SteCo15 ha votato il racconto

Scrittore

L'idea è semplicissima, ma complimenti per averla avuta e per avercela descritta in modo così efficace...ed angosciante!Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Scrittore

!!!Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

E così sia...Segnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
Editor

il tuo racconto è una fisarmonica che stiracchia e tortura, stritolando tra le due estremità tenerezza orrore e realtà. Dalcapiano, non c'è che dire. Segnala il commento

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M. Mark o'Knee ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Non pensavo che andassi a cascare sulla pandemia, ma ci sta. Nel complesso, un buon racconto. Ti segnalo un piccolo refuso: "A quel punto le poche copie". Penso volessi scrivere "coppie". Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Felicemente riuscito. Un Truman con potereSegnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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Monica Pembrooke ha votato il racconto

Esordiente
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blu ha votato il racconto

Esordiente
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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Helenas ha votato il racconto

Esordiente
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Lorenzo V ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Godibile, sì, l'inizio ricorda un po' Metafisica dei TubiSegnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Un po' lungo e "meccanico", che lascia immaginare la successione degli eventi, ma sempre scritto con il tuo stile tra la "filastrocca" e il "delirio visionario controllato", e godibile, in ogni caso.Segnala il commento

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di Dalcapa

Scrittore
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