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Autobiografia

"L'inchiostro sa quante frasi nascondono i silenzi"

Pubblicato il 11/02/2019

Ti ho persa, e ciò mi fa atrocemente soffrire. Vorrei dirtelo, solo non posso, per costrizioni sociali che me lo impediscono, perciò affido alla carta, e a lettori anonimi, tutto quello che vorrei dare a te e a te sola. DAL TESTO: "Semplicemente, a quest'età, non sono fatta per essere amata."

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- “L’inchiostro sa quante frasi nascondono i silenzi” -

Ti sentivo nelle ossa, intaccavi ogni mio muro, sgretolavi le mie certezze con gesti semplici, che chiunque avrebbe potuto compiere. Eppur, fatti da te, avevano un altro significato, erano altro e non mi permettevano di smettere di pensarci, pensarti.

Facevi male, un male atroce.

Ti sentivo nel cuore, partire dal mio centro e diffonderti nel corpo, esplodermi nelle vene assieme al sangue, bruciare di vita ad ogni secondo. Sentivo tutto fluirmi dentro, come un magma che chiedeva la mia vita, come una scarica elettrica che richiamava all’attenzione, faceva venire i brividi sulle braccia, dietro al collo.

Ti sentivo nell’ossigeno che respiravo, scorrermi nel corpo e mischiarti al sangue, che la mia testa reclamava pur di non pensarti, pur di non piangere per averti perso.

Erano i tempi sbagliati del nostro rapporto, era il mio modo esagerato di vederti.

Eri ovunque.

Eri tormenta nello stomaco, occhi lucidi e cuore folle.


Cosa non farei per te.


Sei un sogno impossibile che mi diviene atroce, che mi strazia, mi consuma. Sei il tormento dello spirito, il dolore della carne. Sei i miei timori, le mie angosce.

Mi fa male l’idea di perderti, un male fisico.

Sei notti insonni, assenze sospese in un tempo che mi cristallizza in una malinconia atroce, inconfessabile.


Mi sono persa nei tuoi occhi, lasciando che tutta la tua essenza mi pervadesse, mi calmasse l’anima ed il cuore.

Traboccando in te e mi son sentita persa, fragile come non mai.

Amandoti mi odiavo.

Tutti i miei muri sono crollati, sgretolandosi davanti ad un gesto di pura tenerezza. Mi scioglievo tra le tue braccia, chiuse a culla sul mio viso, posate sul sale del mio dolore. Mi sono permessa il lusso di essere felice, quando si trattava di te. Mi sono permessa il lusso di affezionarmi a qualcuno.


Sono perfettamente consapevole di quanto sia sbagliato tutto questo.

Mi sento in dovere di smettere, ogni altro pensiero mi pare sbagliato, faccio ribrezzo a me stessa.

Ma quando mi capiti in mente ogni cosa va scemando e resti solo tu, immensa.


Eppur vi sono cose, in me, che m’impongono una maturazione, un allontanamento, una presa di coscienza in merito a ciò che sono per te, a ciò che tu devi essere per me.

Ricordo a me stessa, in ogni modo possibile, che sto esagerando. Cerco di fermarmi, di colpirmi, ferirmi, pur di non raggiungerti, di non avere relazioni con te.



Dicono “non si può morire per amore”. L’ho detto anch’io. L’ho scritto anch’io.

Ma, ora come ora, non ci credo. Si muore per amore.

Non si dovrebbe, ma accade.

Io, per te, sono morta. Mi sono sacrificata, nel corpo e nello spirito, per cercare di raggiungere quegli obbiettivi che mi avevi chiesto, ho cercato di adeguarmi a te, alle tue aspettative.

Ho sacrificato il sonno, che comunque non sarebbe venuto, e quel poco di fame, per dedicarmi completamente a te.


Ed è ora, mentre scrivo, che mi rendo conto di quanto io sia stata stupida, di quanto esagerato sia stato il mio comportamento.

Ho inciso in me quest’errore, questo vederti più di quel che sei.

Ho scritto con il sangue questa mia mancanza, per rendermi consapevole e per costringermi a separarmi da te, per aiutarmi a comprendere quanto sbagliato sia tutto questo.

Mi sono fatta del male, ma non per te.

Mi sono fatta del male per il sentimento indescrivibile che provo. Ma questo mio distruggermi, se dovessi venire a saperlo, mai e poi mai dovrebbe pesarti sull’animo o sul cuore, poiché gli sbagli sono imputabili a me sola. Poiché sono io che, con il mio modo errato di provare sentimenti, ho rovinato me stessa.


Mi sto distruggendo, ne sono consapevole. Dopo un tempo trascorso nella felicità più pura, nella gioia di sapere che qualcuno finalmente credeva in me, ora torno ad essere quella di sempre. Se non con maggiori malinconie e dolori più forti, che mi faranno vivere questi mesi con un peso immenso sul cuore, con l’atroce inconsapevolezza della verità, poiché so che non mi potrai mai dire il vero, ne io avrò mai il coraggio di chiedertelo.


Devo allontanarmi, il nostro rapporto è ormai degenerato. Per te non sono nulla più di un nome ed un cognome, avere interazioni con me “non ti è indispensabile”, hai detto.

Ed io che, povera scema, pensavo di essere speciale.

Pensavo che dovermi allontanare ti avrebbe quanto meno scalfita, ti avrebbe quanto meno intristita. Invece no, o almeno a me non lo hai dimostrato, non lo hai dato a vedere.

Quando ti hanno imposto quest’allontanamento non hai fatto una piega, com’era giusto che fosse. Chissà perché speravo che poi, sole noi due, mi avresti rassicurata che non ti avevo persa, che ci saresti ancora stata per me.

Sono davvero, davvero, un’idiota.


Dovevo aspettarmelo, d’altronde, non posso avere relazioni sane con qualcuno senza che esse si rovinino, senza poi soffrire.

Semplicemente, a quest’età, non sono fatta per essere amata.

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Dalcapa ha votato il racconto

Esordiente

C'è... tutta la disperazione, l'angoscia... Lo stile regge e sostiene sentimenti ed emozioni pesanti. Sfogo, flusso... molto efficace. Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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Maurizio Ferriteno ha votato il racconto

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