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Autobiografia

L'Incipit

Di Federico D. Fellini - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 09/11/2019

Ovvero: come è iniziato Tutto.

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Lo Scrittore era immerso nel cono di luce della lampada Frisbi sospesa, immobile. Improvvisamente afferrò la Montblanc e la calò sulla Moleskine per vergare le parole: “Su quel ramo della spiaggia di Ariminum che volge verso la costa di Pollock, Jay e Daisy, mano nella mano, avanzano sferzati da raffiche di aria gelida”. Si fermò a valutare l’effetto che facevano, tornando a cristallizzarsi in una posa da monaco zen.

«Sei sicuro che lei non sia un Vampiro Spaziale travestito?» sbottò la sua Ombra.

«Cosa?» reagì lui, preso alla sprovvista, staccando gli occhi dal testo.

«Voglio dire, non va bene, è un inizio noiosissimo!».

«Anche questo?» sospirò lo Scrittore.

«Non te la prendere: il ritmo è ancora troppo lento. Il testo, banale. Fin dall’inizio invece bisogna suscitare meraviglia, risate, spavento, desideri primordiali. Altrimenti perdi l’attenzione di chi legge».

«Quindi?».

«Hai solo l’imbarazzo della scelta. Puoi optare per un approccio da crooner, alla Frank Sinatra, confidenziale e sussurrato, del genere “Chiamami Ismaele, baby”; oppure al contrario, uno omerico, in medias res, drammatico e scioccante: “Ti chiami Arthur Gordon Pym (o anche: “Walter Arthur White”). Se stai guardando questo video, con ogni probabilità sei morto”».

«Mmm...».

«Un inizio pensato come la sequenza di apertura di un film?».

«Bello, era quello che cercavo di fare!».

«Ci devi lavorare. Però non tirare in ballo Manzoni e “Quel ramo del lago di Como”, per favore».

«Perché no? È l’incipit perfetto! Il mondo visto, o immaginato, da Dio…».

«… o filmato da Kubrick, o Fellini. So bene che il fine ultimo della conoscenza, già nell’opinione di Aristotele, è guardare il mondo con gli occhi della divinità. Tuttavia, sarebbe meglio che t’ispirassi a Vista con granello di sabbia di Wislawa Szymborska».

«Perché proprio quella poesia? Per rimanere in un contesto lacustre?».

«Ma no! Per l’andamento cinematografico con cui passa dal particolare all’universale...».

«E che mi dici dei nomi da attribuire ai personaggi?». 

«Jay e Daisy? Perché non Romeo e Giulietta o Paolo e Francesca?».

«Brad e Janet, allora. Fa molto “Vampiri dello Spazio”!».

«Non scherzare. Il nome è decisivo. Deve evocare una personalità: misteriosa, magari, ma ben definita. In certi casi può coincidere con un ruolo. Se ti cimenti in un genere avventuroso, potrebbe essere il Capitano. Il Custode è perfetto per un fantasy».

«Dunque vanno bene il Pescivendolo o la Tabaccaia, in un’ambientazione più comune – la provincia romagnola, per dire».

«Bravissimo. L’effetto è ancora più forte se associ il personaggio a una frase che lo connota in maniera distintiva. Esemplare l’inizio di Alice nel Paese delle Meraviglie: “A che serve un libro – pensò Alice – senza immagini e conversazioni?”. È un pensiero quello con cui la bambina si presenta al lettore; poiché tutte mentali sono le sue avventure. Un sogno curioso di immagini e conversazioni, simile al thread di un social network o a un film».

«A proposito di film: parlavamo dell’incipit cinematografico».

«Hai ragione. Vista con granello di sabbia parte da un dettaglio: “Lo chiamiamo granello di sabbia. /Ma lui non chiama se stesso /né granello, né sabbia”. Poi l’inquadratura si allarga – il davanzale della finestra sul quale è posato il granello, il lago che si vede da quella finestra, le sponde del lago, le onde che riflettono il cielo».

«Neppure i fratelli Coen avrebbero potuto fare di meglio!». Se c'era dell'ironia in quelle parole, l'Ombra non la colse.

«Lo sguardo interrogativo della poetessa transita infine dallo spazio fisico all’enigma metafisico del tempo – del tempo umano: “Passa un secondo. /Un altro secondo. /Un terzo secondo. /Tre secondi, però, solo nostri”. Bellissimo, non trovi?».

Lo Scrittore scrollò la testa. «Temo di essere più confuso di prima».

«Okay, semplifichiamo tutto» sbuffò l’Ombra. «Prova con uno stile urban weird: “Il JubJub era il compagno di bevute preferito del Roc fin da quando i due uccelli dalla testa antropomorfa avevano imparato a volare…».

«Ho capito» la interruppe lo Scrittore, rinfrancato. «Un buon incipit è costruito su un’immagine che posiziona il Lettore all’interno di un mondo narrativo. Gli suggerisce anche un punto di vista, quello onnisciente della voce narrante o quello soggettivo di un personaggio. Deve inoltre stimolarlo a formulare ipotesi sull’ordine sottostante l’Universo finzionale dischiuso da quella prima rappresentazione, o idea, o metafora, che potrà verificare al termine della lettura».

L’incipit del mio romanzo, pensò lo Scrittore, potrebbe essere un fatto inesplicabile, come la trasformazione del protagonista in un nugolo di quarantadue pipistrelli bianchi. O l’apparizione di un Grande Arpione alieno roteante nel cielo. E perché non la descrizione di un algoritmo in grado di generare biglietti di sola andata per il treno dell’Eterno Ritorno? Meglio: tutte queste cose insieme. 

Mise da parte taccuino e stilografica, accese il MacBook Air e ricominciò da principio.

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ipa ha votato il racconto

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baccaja ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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Vinantal ha votato il racconto

Scrittore

Onanismo Psudocultural Citazionale che ovviamente non crea nulla.Segnala il commento

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Debora P. ha votato il racconto

Esordiente
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Il Verte ha votato il racconto

Esordiente
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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Abile strategia citativa e baracamenarsi tra una fitta rete di richiami filmico-letterari. Il racconto sulla genesi del racconto. Molto buonSegnala il commento

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irisclan ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

L'ho letto più volte alla ricerca di qualcosa: che non fosse un elenco, di citazioni. Niente da fare. Chiusa noiosa, come l'incipit....Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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NuMo ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Il racconto nasce dall'incipit o l'incipit viene creato dopo il racconto, per rafforzarne il significato? Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Bel tema.l'incipit imbattibile è Lolita, di Nabokov:Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi.Mio peccato, anima mia. Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

A me piace l'incipit secco, che ti conduce subito nel racconto. Alcune citazioni sono azzeccate.Segnala il commento

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Jean per Jean ha votato il racconto

Scrittore
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Emi ha votato il racconto

Esordiente

Idea originale! Tante citazioni che sono un amante vero può conoscere ma che rendono il tutto divertente e invita a continuare a leggere.Segnala il commento

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Ondina ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Da sballo...Segnala il commento

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elena.gianni ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Bellissimo, non ho altro da dire.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Bello. Racconto/saggio sugli incipit e, soprattutto, post citazionistaSegnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Eravamo dalle parti di Barstow, ai confini del deserto, quando le droghe cominciarono a fare effettoSegnala il commento

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Giulia_F ha votato il racconto

Esordiente
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Lorenzo V ha votato il racconto

Scrittore
Editor
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palu ha votato il racconto

Esordiente

Bello. Un dilemma, quello dell'incipit di un racconto che forse non c'è, un'idea non manifesta, soffocata dalla tecnica per farla apparireSegnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

OriginaleSegnala il commento

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Howl ha votato il racconto

Scrittore
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di Federico D. Fellini

Scrittore