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Narrativa

L'incontro

Pubblicato il 19/03/2021

Se “Ogni realtà è un inganno” quanto può essere reale l’inganno?

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Pensava di sentirsi pronto per quell'incontro, ma ora sperava che lei non si presentasse.

Poteva anche succedere in quel primo mattino d’ora solare. Bastava che si fosse dimenticata di mettere indietro le lancette dell'orologio, arrivando così un'ora prima dell'orario convenuto e andare via perché stufa di aspettarlo. Sarebbe stato buffo, com'era buffo realizzare solo ora che la loro relazione “illegale” era nata e finita con l'ora legale.

Lui cercava ancora un chiarimento per la fine del loro rapporto, decretata con poche e fredde parole su Messenger. Aveva rincorso invano una spiegazione plausibile per settimane, inviando e-mail, messaggi e recapitandole un mazzo di fiori che non comprendesse le rose perché non le piacevano; i messaggi avevano ricevuto fredde risposte e riguardo ai fiori nemmeno un grazie.

L'aveva anche cercata dove avrebbe potuto incontrarla. Un venerdì pomeriggio, nell'arco della giornata dedicato un tempo ai loro incontri, si recò al bar di Michela dove lei l'aveva portato sei mesi prima. Se non l’avesse trovata, sperava perlomeno di parlare con la sua migliore amica per chiederle come stava Roberta e magari capire se almeno a lei avesse detto il perché, di punto in bianco, aveva deciso di non vederlo più. Non trovò nessuna delle due.

La sola cosa che gli aveva scritto è che voleva buttarsi il passato alle spalle, compreso lui che del suo passato era solo una goccia nel mare. Gli era parsa tanto una scusa e si torturava pensando che ci fosse dell’altro: aveva ipotizzato di tutto, anche un altro uomo, e continuava ancora a impaludarsi in queste gelide acque cancerose. L'unico modo per uscirne era sentirselo dire in faccia che non sapeva più che farsene del suo amore, e finalmente era giunto il momento, annunciato il giorno prima da un punto e virgola - il codice cifrato col quale iniziavano ogni comunicazione per assicurarsi che dietro le parole ci fossero proprio loro.

;

; ciao, come stai?

normale, e tu?

insomma

se vuoi domani mattina ci possiamo vedere

dove?

va bene al bar?

quel bar?

ok

alle 11?

va bene

ok, ciao

Quando la vide entrare l’orologio segnava le 11:13.

Gli si avvicinò come se non lo avesse riconosciuto subito. Lui si alzò e sorrise. Lei non ricambiò.

- Ciao.

- Ciao, - rispose lei, sistemando borsa e giacca sulla sedia.

Rimase in piedi finché lei non si accomodò.

- Cosa prendi?

- Un caffè, grazie.

Quel caffè annunciava che sarebbe stato poco il tempo a disposizione. Ne ordinò uno anche lui. Ma lo chiese lungo.

- Come stai?

- Normale.

Era sempre stata la sua risposta. Una risposta dietro la quale eclissarsi?

- E tu? Pensavo di trovarti uno straccio, dopo tutte quelle e-mail e messaggi disperati che mi hai inviato, invece ti trovo bene.

Non le disse che soltanto il giorno prima, dopo il suo messaggio, si era finalmente rasato la barba che era cresciuta indisturbata da quando gli aveva scritto che non lo voleva più vedere. Pronunciò solo un grazie.

- E non perché mi dici che mi trovi bene, - specificò lui. - Ma perché sei qui. Grazie, davvero.

Lei fuggì con lo sguardo. Sapeva che non poteva fare come stavano facendo i suoi occhi, che doveva rimanere lì almeno per un po', e sospirò appena appena.

- Non credere che sia stato semplice per me.

Lui l'aveva pensato. Aveva pensato che era stato più facile troncare con un messaggio piuttosto che vedersi un'ultima volta. Invece l'ultima volta che si videro, dopo aver passato il pomeriggio a fare l’amore, lui la salutò con “ci sentiamo stasera” e da quel momento lei non rispose più alle sue chiamate.

Come non pensare che lei avesse scelto la strada più facile? Forse ripetendosi che il recente lutto che l'aveva colpita era stato totalizzante, a tal punto da non lasciarle nel cuore nemmeno un piccolo spazio dove stoccare il dolore aggiuntivo di dirsi addio guardandosi negli occhi? Questa possibilità l'aveva ponderata, anche se per poco.

- A essere sincero l'ho pensato.

- E lo pensi ancora?

- Non so, - ammise lui.

Lei congiunse le mani sul tavolo.

- Cosa vuoi che ti dica. Che mi dispiace? Non è ovvio?

In quel mentre arrivarono i caffè. Le mani di lei sparirono sotto il tavolo per fare spazio alla tazzina.

- Voglio pensare che ti dispiaccia, - disse lui quando il barista se ne andò. - Ma non mi basta.

- Cosa vuoi da me?

- Lo sai.

Lei prese la seconda bustina di zucchero. A lui ne bastava una. Di bustina così come di risposta.

- Senti, - iniziò lei, girando il caffè col cucchiaino. - Ho apprezzato i bei momenti passati insieme, ma ti ho già detto che sento il mio passato come una cosa lontana e ho bisogno di camminare da sola, soprattutto ora.

- Soprattutto ora che è mancata tua madre?

- Sì, soprattutto ora. Potrà sembrarsi strano ma è così.

- Io credevo di essere una risorsa per te, - disse lui. - Soprattutto dopo la morte di tua madre, poiché ci sono passato anch'io. Pensavo che mi avresti cercato, perché potevo capire la situazione e i tuoi stati d'animo, invece è successo proprio il contrario.

- Sì è vero, da quando è morta mia madre non ti ho più cercato, ma non so se mi saresti stato d'aiuto.

- Ci sei rimasta male perché non sono venuto al funerale.

Lei non rispose.

- Ci avevo pensato, - le confidò lui. - Poi ho creduto che fosse meglio non farmi vivo, che tuo padre e i tuoi fratelli sarebbero stati lì con te e che io sarei stato di troppo.

- E non ti ha nemmeno sfiorato l'idea che potessi aver bisogno di incrociare i tuoi occhi tra i presenti, anche soltanto per un istante?

Lui non rispose. Eppure l’aveva pensato. Eccome se l’aveva pensato, sia prima che dopo il funerale.

- Non dirmi che è stato per questo che non hai più voluto vedermi.

- Forse anche per questo.

Lui mandò giù il caffè. Amaro come quella risposta. Aveva messo lo zucchero ma si era dimenticato di mescolarlo e guardava quel residuo marrone sul fondo della tazzina come si guarda a un rimpianto.

- Mi dispiace.

- Forse è un po' tardi per dispiacerti, ma so che sei sincero.

- Lo sono sempre stato.

- Vuoi dire che a non essere stata sincera sono stata io?

- Forse, da un certo punto in avanti.

- E se non lo fossi stata fin dall'inizio?

- Lo sai che non è così.

- Se ne sei convinto tu, - si schermì lei al suo tentativo di entrarle dentro.

- Posso farti una domanda? - disse dopo essersi guardata intorno, quasi per assicurarsi che nessuno potesse sentirla.

- Certo.

- Credevi davvero di poter essere felice con me?

Lui non rispose subito. Temporeggiò e fu lei a riprendere la parola.

- Vedi, se ci metti tutto questo tempo per rispondere, qualcosa vorrà dire.

La frase lo ferì, perché l’aveva pensato di poter essere felice con lei ma ne aveva avuto paura.

- Lo credevo, sì, - confessò lui. - Ma a questo punto non fa più differenza, vero?

- A questo punto non più.

Sentirselo dire non era come dirlo. La fissò negli occhi, a lungo, e vi scorse la stessa sete che la terra riarsa ha dell'acqua, ancora una volta, come il giorno del loro primo appuntamento in quello stesso bar.

- E tu pensavi di poter essere felice con me?

- Forse.

- Ma a questo punto non fa più differenza, - commentò sarcastico.

- Infatti.

- E tutto perché non sono venuto al funerale.

- Non solo per questo.

- E per cos'altro? Perché era passata l'eccitante trasgressione di tradire il tuo ragazzo dopo che ormai lo avevi lasciato? O quella che era passata era la curiosità per il cazzo maturo! - disse col tono di chi vuole ferire.

L'attesa di una risposta dilatò il tempo che parve espandersi all'infinito.

- Mi pesava non poterti chiamare quando ne sentivo il bisogno, - ammise lei.

- Adesso potresti, - replicò lui. – Ho lasciato mia moglie.

- Sono felice per te, ma è troppo tardi.

- Dì la verità: non hai mai creduto che potessi lasciarla.

- Forse è vero.

- Però sapevi che ero già stato dall’avvocato.

- Sì, e mi terrorizzava.

- Dovevo capirlo subito, già quell'ultima volta che ci siamo visti e mi chiedesti se mi stavo separando per te, ma io ti risposi di no, che lo facevo per me. Anche se avere te mi aiutava.

- Questo però non me l'hai detto.

- Cosa? Che avere te mi aiutava?

- Sì.

- Che differenza poteva fare.

- Forse nessuna, o forse sì.

Cercò le sue mani ma lei le ritrasse. Stare lì iniziava a diventare insostenibile.

- Non voglio più vederti, - sbottò tutto d'un fiato. - Ho bisogno di stare da sola, di imparare a camminare con le mie gambe. Adesso non so più che farmene del tuo amore. Hai voluto sentirtelo dire in faccia, eccoti accontentato. E ora lasciami andare, non cercarmi più, ti prego.

Non gli diede tempo di replicare e alzandosi di scatto scappò da quella commedia, che non aveva più senso trascinare oltre.

Mentre andava in cassa a pagare si chiese se lo aveva immaginato oppure era reale quel luccichio che aveva visto nei suoi occhi quando era corsa via.

E che non fosse una fantasia lo capì uscendo, quando la vide asciugarsi le lacrime.

- Perché piangi? - le chiese avvicinandosi.

- Mi dispiace, - rispose lei tergendosi l'ultima lacrima con il dorso dell'indice. - Mi sa che ho rovinato tutto.

- No invece, - la rassicurò.

Lei lo guardò rincuorata. Poi estrasse dalla borsa dei fogli di carta.

- Questi sono tuoi. Mi sembra giusto ridarteli ora che non mi servono più.

Lui li prese, li ripiegò e li infilò nella tasca posteriore dei jeans.

- E questi sono tuoi, - disse porgendole tre biglietti da cento euro.

- Non pensavo che sarebbe stato così difficile, - commentò la ragazza.

- Ma sei stata bravissima.

- Grazie, - disse sorridendogli per la prima volta. - Chissà se il mio insegnante di recitazione la penserebbe allo stesso modo.

- Secondo me sì.

Fu l'ultima cosa che si sentì dire da quell'uomo che giorni prima l'aveva fermata all'uscita dell’Accademia Teatrale per proporle un ingaggio.

Mentre l'osservava allontanarsi si chiese se quello che aveva fatto per lui potesse bastare a placagli l'animo desideroso di risposte, quelle che la sua giovane amante non gli aveva dato e che lui aveva dedotto e immaginato rileggendo a ritroso ogni fotogramma della loro relazione. Risposte che si erano materializzate su quei fogli che le aveva consegnato giorni addietro, e che costituivano il più insolito e malinconico copione che le fosse mai capitato di imparare a memoria.

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Lele_. ha votato il racconto

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

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Malehua ha votato il racconto

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Merita davvero! Complimenti!Segnala il commento

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Mauro Scremin ha votato il racconto

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Bravo! Tutto avrei immaginato meno che un finale del genere!Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Un po’ me l’aspettavo quella virata sul finale, sai perché? Perché mi stavo annoiando e tutto ti si può contestare fuorché di annoiare il lettore. Alla fine mi è piaciutoSegnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Ellan ha votato il racconto

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Bellissimo. Costruito bene, soggetto originale, belle immagini. Mi è piaciuto "impaludarsi in queste gelide acque cancerose" e il finale inaspettato. Forse mi sono persa un attimo nei dialoghi, troppo lunghi? Ma è un racconto molto bello. Segnala il commento

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Laranarossa ha votato il racconto

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Helena ha votato il racconto

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Personalmente lo sento come già letto ma non so dove chi forse .. però sì i dialoghi non sono convincenti. Opinione di mera lettrice ovvio Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Idea interessante, struttura ben congegnata... e colpo di scena finale che funziona a dovere. Però, i dialoghi tra i due, sono poco credibili, in vari passaggi. Non mi hanno convinto, perché li ho trovati artificiosi, e poco capaci di coinvolgere. Punto di vista del tutto personale, ovviamente. Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

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Andrea Trofino ha votato il racconto

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gionadiporto ha votato il racconto

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l'avevi già pubblicato o sbaglio?Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Aniello ha votato il racconto

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Imago ha votato il racconto

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Molto bello interessante Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Gran pezzo. Finché non sono arrivata al colpo di scena continuavo a pensare Ma senti com’è bravo, con quanta VERIDICITÀ dipana tutta la storia, portandoci alla conoscenza degli eventi poco per volta... Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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È un bel racconto ben strutturato e con un finale a sorpresa. I dialoghi però in alcuni punti non li ho trovati impeccabili.Segnala il commento

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Amid Solo ha votato il racconto

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

non volevo leggerlo tutto adesso, ma ho letto le prime righe e sono stata risucchiata. e a un certo punto sentivo che stava per arrivare un ribaltamento (un "cambio di scatola" è l'espressione che mi è venuta in mente), ma proprio non riuscivo a immaginare cosa/come.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

notevole.Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

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Mauro Serra ha votato il racconto

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Ottima dimostrazione di come le parole non dette possano ferire quanto quelle spiaccicate sul viso. Originale e sorprendente il finale. Solo mi permetto di segnalarti: la ripetizione di "fredde parole"- fredde risposte"; "goccia nel mare" (espressione abusata che stona con il tuo stile impeccabile) e "Potrà sembrarsi strano". Minuzie che nulla tolgono al valore del testo.Segnala il commento

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unacatastrofe ha votato il racconto

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Un finale che non avrei mai immaginato. Racconto orchestrato benissimo. Bravo, Ti: hai reso benissimo la paura che l'amato non sappia più cosa farsene del nostro amore - la più grande paura degli innamorati. Bellissimo: "gelide acque cancerose". Solo mi permetto di non adorare: "che la loro relazione “illegale” era nata e finita con l'ora legale", ma è gusto personale.Segnala il commento

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Mong ha votato il racconto

Esordiente

Un vero finale a sorpresa. Ben scritto, sono rimasta agganciata quasi subito, pieno di sentimento, ma niente di scontato. Bello.Segnala il commento

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Ernest ha votato il racconto

Esordiente
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emmebelloc ha votato il racconto

Esordiente

Bello! Dürrenmatt l'avrebbe intitolato "L'inganno".Segnala il commento

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di Ti Maddog

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