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Narrativa

L'incubo

Pubblicato il 19/09/2019

Una donna, una notte, il desiderio di farla finita: e se tutto fosse solo un incubo? Se al risveglio, invece, scoprissi che il destino ti ha appena mandato dei segnali? Se un sogno rappresentasse la profezia della tua fine?

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Quella notte il cielo aveva pianto per parecchie ore. Lei non aveva riposato affatto: le tenebre buie avevano continuato a perseguitarla. Certe volte era così che accadeva: sul baratro del sonno, qualcosa di più grande e più forte l'agguantava. Per quanto provasse a divincolarsi, non riusciva mai a sopraffare quell'energia negativa.


Presumeva che nella sua vita e nella sua storia ci fossero cose irrisolte. Forse era quel passato violento, forse erano le crisi di mezza età, forse il fatto che l'orologio continuava a ticchettare, a segnare il passaggio del tempo senza un minimo di clemenza.


In quel presente spoglio di vitalità, ogni volta che guardava la sua immagine riflessa allo specchio, finiva per sentire i demoni oscuri tornare a picchiettare la mente. Era come se un chiodo le venisse conficcato ancora e ancora nel cranio vuoto che continuava a creparsi sempre di più. Un po' come il suo cuore decisamente malandato, ormai schiaffeggiato e schiacciato talmente a lungo dall'essere diventato una vera e propria poltiglia.


Raccolse le sue ginocchia e poggiò la schiena alla testiera del letto. Non riusciva più a stare distesa. Si voltò a guardare svogliatamente il display della sua nuova sveglia: un regalo di sua madre. Quando si era presentata con quel dono tra le mani, le era sembrato che insieme a quell'aggeggio inutile volesse dirle molte altre cose. Possibile che sentisse anche lei il ticchettio dell'orologio? Che volesse sottolineare quanto il tempo le fosse nemico?


Da quando lui se n'era andato con l'altra, la sua quotidianità aveva cominciato a imitare, giorno dopo giorno sempre di più, il funerale di ogni emozione. L'unica superstite era l'ansia. Tra tutte le vecchie amicizie ormai perse, lei, incontrastata e incalzante, era rimasta la sua unica e fedele compagna. Non che le andasse troppo a genio, ma del resto non poteva affatto scegliere. Era parte del suo inconscio, della sua consapevolezza: non poteva mandarla via.


Rimase per un bel po' a contemplare quella notte in bianco che sembrava parlarle, come a beffarsi nuovamente di lei. 

Era chiusa in un corpo che non la voleva più; era così che si sentiva: contrastata dal suo stesso essere, rifiutata dal suo medesimo ego.


Non aveva figli. Lui non ne aveva voluti. Strano ma vero: ora con l'altra aspettava due gemelli.

Provava un bel po' di rancore nei suoi riguardi, ma a tratti era anche felice di sapere che la vita gli stesse andando bene. Ecco, forse non avrebbe mai smesso di amarlo; era anche per questo che lo odiava. Tuttavia, al tempo stesso lo ammirava in una maniera incontenibile.


In quelle ore buie, le parve di sentire ancora quell'amore sbocciare, come se non avesse mai avuto un freno, come se non riuscisse proprio a reprimerlo.

Avrebbe voluto strappare i vestiti che ricoprivano il suo corpo smunto e maltrattato pur di sentirsi libera, pur di spegnere quel sentimento. Avrebbe voluto trovare il coraggio di avvicinarsi alla finestra che dava sul cortile interno del suo palazzo e lasciare che il vuoto le trafiggesse i polmoni fino a schiantarsi al suolo.


Ci ragionò su per un momento, poi parve credere che fosse il momento giusto per farlo.

Il tradimento e l'abbandono non avevano spento il suo amore; neppure il sonno giungeva a compiacerla. Ma una soluzione c'era. Sarebbe bastato scivolare giù dal letto per spiccare il volo nel nulla, per non sentire più niente.


~


Si risvegliò di soprassalto. Voltò il capo con gli occhi sbarrati e il fiato corto. Lui giaceva al suo fianco. Dormiva ancora ma, soprattutto, era lì con lei.

Poggiò una mano all'altezza del petto, tra i suoi seni, disposta a tutto pur di calmare il suo cuore martellante.

Era stato solo un brutto sogno. Un incubo.


Qualche momento dopo, sul suo comodino, la sveglia che sua madre le aveva regalato iniziò a suonare, dando inizio a una nuova giornata.

Quella sveglia... L'unica superstite di una realtà onirica sbiaditasi con il risveglio. 

~

Profezia o incubo?

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Barbara ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Mi è piaciuta tutta la parte che precede la rivelazione del sogno, dopo perde mordente, secondo me.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente
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Enrico Enne ha votato il racconto

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Editor

Bello, coinvolgente. Ritmato, ricco di significati. Anch'io amo esplorare la zona tra sogno e realtà, tra paura e sollievoSegnala il commento

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Vaguzzina ha votato il racconto

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Molto bello, avrei tagliato le ultime due righe perché non aggiungono nulla a quanto hai saputo benissimo destare nella mente di chi legge. Segnala il commento

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Frazak ha votato il racconto

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Editor

Le domande in chiusura sono superflue... Le toglierei. Bello stile. Brava!Segnala il commento

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DONATO ROSSO ha votato il racconto

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Philostrato ha votato il racconto

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Decoy ha votato il racconto

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Giulia_F ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

secondo Penelope nell’odissea iracondo da due porte una di avorio ingannatrice e una di corno veritiera. Chissà quale dei due. Bel racconto!Segnala il commento

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Vinantal ha votato il racconto

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Solido e ben scritto, bello da leggere. Avrei tagliato gli ultimi tre paragrafi, lasciando un finale aperto senza tagliare il pathos.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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gionadiporto ha votato il racconto

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LaPi ha votato il racconto

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Incalzante e ansia a go go. Piaciuto Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Forse avrei confuso ancora più le carte di realtà, sogno e incubo. Comunque buono Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Editor

"Tenebre buie" mi sembra un po' ridondante. Per il resto piaciuto. Segnala il commento

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di Katia Allegretto

Esordiente