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Non-fiction

L'inferno non è poi così male

Pubblicato il 12/09/2018

Quello che pensiamo sia l'inferno deriva da un indottrinamento svariato, usato come deterrente per i peccati. Ma se nessuno lo ha visto allora potrebbe essere qualsiasi cosa, perchè non un posto accogliente per i miserabili?

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Se ci pensata, dell’inferno, si possono proporre numerose interpretazioni, che per lo più, fino ad oggi, sono sempre state accompagnate da accezioni negative perchè colme di una visione profondamente moralista, dando quasi per scontato che esista realmente e che non può essere diverso di così. In genere le proposte offerte sono date da seguaci del Cristianesimo, progettato unicamente come deterrente della peccaminosità: “Se fai il cattivo finisci all’inferno”.

Ma non è mai stato offerto un punto di vista diverso, magari di qualcuno che non risulti di parte come un ateo o un agnostico probabilmente per non incorrere nella censura.

L'inferno dovrebbe essere caratterizzato da tutto ciò che di peggio ci possa essere, secondo la concezione Cristiana (cattolici o ortodossi che siano): cioè tutto ciò che loro credono possa essere una punizione verso gli umani peccaminosi. E’ proprio per questo motivo che penso si possa concepire un inferno pieno di puttane, gioco d’azzardo, alcool e sregolatezza, perchè è tutto ciò che i cattolici ritengono peggiori tra gli atteggiamenti della nostra società, perchè violenti, sacrileghi e disumani. Quindi, per la giustizia “divina”, questi sedicenti peccatori, dovrebbero essere obbligati a rivivere i loro peccati come punizione affinchè essa si riveli equa. In più, per rendere il tutto ancora più insopportabile, questi giudicatori della dignità, ci aggiungono l’eternità per farlo sembrare ancora più insopportabile.

Ma scusate, stando al mio ragionamento, ditemi che inferno è un posto con black jack, alcool e squillo di lusso il tutto proiettato per l’eternità?

Credo che sarebbe un posto meraviglioso molto simile alla Terra, molto simile a quello che viviamo tutti i giorni o a quello che brameremmo vivere. Infondo tutti abbiamo peccato almeno una volta e ci ha dato un piacere unico farlo o magari non ne eravamo consapevoli o siamo stati troppo pudici nel poterlo ammettere. 

E' una boiata credere che ci sia una distinzione tra peccare a fin di bene o peccare per cattiveria, almeno attenendoci alla legislatura fornita da un probabile "Essere Quantico". Il peccato è peccato, perchè nella vita che facciamo ogni giorno sono le convenzioni umane a distinguere ciò che è giusto da quello che si ritiene sbagliato, anche se a rigor di logica ogni azione può essere plausibilmente giusta o sbagliata. Dipende dai punti di vista o dalla cultura a cui siamo abituati.

Supponiamo che vostro figlio (ricordatevi che i vostri figli ormai sono dalla mente molto aperta) vada alla lezione del catechismo settimanale con un generico Don che affronterà in questa sede il tema dell’inferno. Questo ne darà una descrizione enfatizzata e indubbiamente spaventosa, perchè è così cheè stato indotto a credere:

<< Ragazzi l’inferno è pieno di donne perdute, giocatori d’azzardo, alcolizzati, omicidi, suicidi, traditori, venduti, scialacquatori. La musica è assordante, il sangue scorre al posto dei fiumi, il caldo eccessivo, il freddo eccessivo, e nelle zone miti si trovano esseri immobili e obbligati a restare fermi, seduti o sdraiati che essi siano come punizione. I demoni sono carcerieri che obbligano i nuovi inquilini a rivivere tutto da capo…>>

I vostri figli la prima cosa che penseranno è che siamo già all’inferno. Quale sarebbe realmente la differenza? I carnefici sono semi divinità cornute che probabilmente provano più compassione nei nostri confronti di quanto noi ne abbiamo mai mostrata nei confronti delle nostre vittime? I ragazzini capiscono subito e aspettatevi che un giorno vi vengano a dire quando diventeranno grandi:

<< Mamma papà io voglio andare all’inferno, perchè penso che lì si divertono veramente: c'è festa praticamente tutti i giorni, tutti scopano con tutti, perchè non ci si può riprodurre e non c’è neanche il rischio di morire per malattie veneree; si beve, si fuma, si gioca ai tavoli e non si possono perdere soldi perchè non sanno cosa siano; gli omicidi e i suicidi sono uno sport olimpico, nessuno muore veramente. Non voglio il paradiso sarebbe una palla colossale perchè, se almeno le leggi universali fossero coerenti, si starebbe seduti a continuare a fare quello che si è fatto in vita: il represso, l'egocentrico, lo stereotipatore, l’unto dalla paura o l’afflitto dall’alienazione. Anche dio li prenderebbe in giro per quanto sono sfigati, per questo gli fa provare la più grande droga dell’universo la cosiddetta “Grazia Divina” molto simile ad un oppiaceo, ma moltiplicato per un milione. Non so veramente quale sia la condizione peggiore ma sono sicuro che questo, quello che viviamo ogni giorno, non è un purgatorio ma una purga >>.

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Michele Pagliara ha votato il racconto

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