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Noir

L'INTERVISTA

Pubblicato il 23/10/2017

Non è stato facile fissare questo incontro. Per ottenerlo ho dovuto mentire sulla mia identità. Mi aspetta nella hall dell’albergo. mentre mi avvicino perdo tutta la baldanza che mi ha fatto arrivare fino a qui. Vorrei tornare indietro ma è troppo tardi: mi ha visto.

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Non è stato facile fissare questo incontro. Per ottenerlo ho dovuto mentire sulla mia identità. Mi aspetta nella hall dell’albergo. mentre mi avvicino perdo tutta la baldanza che mi ha fatto arrivare fino a qui. Vorrei tornare indietro ma è troppo tardi: mi ha visto. Spacciarsi per una giornalista, cosa gli chiederò, non ho neanche preparato qualche domanda per sembrare più credibile , improvviserò. Sono cosciente del suo sguardo su di me…molto dubbi, ammesso che siano tali, stanno diventando certezze. Mi sta studiando. E’ elegantissimo, molto curato anche nei modi. Bè, d’altronde è cosi che riesce ad ottenere quello che vuole. Ci siamo, un respiro profondo e un bel sorriso.

Buongiorno signor Verzeni, felice di rivederla.

Buongiorno signorina. Puntualissima, a me piace la puntualità.

Bene, allora ci accomodiamo qui per l’intervista?

Qui va benissimo. Da dove vuole cominciare?

Bè inizierei dalla sentenza di ieri. Assolto per insufficienza di prove nel processo di appello. in primo grado le avevano dato 15 anni per omicidio. Come si sente?

Bene signorina, molto bene. Finalmente la giustizia ha fatto il suo corso. Non è stato dimostrato che ero li la sera dell’omicidio e la giuria ha fatto la cosa giusta. Nessun testimone mi ha mai visto vicino la casa dei Corsetti quindi…

Quindi innocente fino a prova contraria…è la legge no?

Infatti è la legge!

Adesso però l’accusa ha chiesto il rinvio in Cassazione, è preoccupato?

Ma no come le ho detto non ci sono testimoni né prove quindi il verdetto dovrà essere di nuovo lo stesso. è logico.

La vittima è stata prima legata e poi lentamente prosciugata del suo sangue. Come si immagina l’autore di un simile delitto?

beh, un vero mostro, sicuramente… un tipo meticoloso… assolutamente orribile, orribile!

sì, un mostro da togliere al più presto dalla circolazione.

Che mi dice del filmato che ritrae il probabile assassino mentre esce dalla casa, inizialmente lei era stato dichiarato compatibile con la corporatura dell’uomo, anche se era solo un’ombra.

Si sono dette tante cose, quel filmato è stato visionato ma per motivi formali non è stato più ammesso come prova… quindi per me non esiste.

Lei confida molto nella giustizia, signo Verzeni?

Certamente. Penso che chi sbaglia deve pagare e chi è innocente debba poter circolare liberamente.

Crede che il mostro colpirà di nuovo, visto che è ancora in libertà?

Che le devo dire, spero di no ma una persona simile non si fermerà finché non placherà la sua sete di sangue… Capisce cosa intendo?

Molto più di quanto immagina. Vuole dire qualcosa alla famiglia della vittima?

Che mi dispiace per la morte della ragazza e spero che presto giustizia sia fatta.

L’intervista viene interrotta da un commesso dell’albergo.

Signor Verzeni?

Sì, sono io.

C’è una chiamata per lei. Può rispondere al telefono della Reception se vuole.

Mi scusi, signorina. Vado e torno, nel frattempo ordini pure qualcosa al bar. E’ mia ospite, per me un caffè, grazie.

Va bene, allora ragazzo un caffè e un tè bollente, per favore.

Dopo un minuto il vassoio arriva al tavolo. Silvia tira fuori dalla sua borsa un computer portatile, lo apre e comincia a digitare qualcosa sulla tastiera. Dopo poco.

Eccomi di ritorno, ah, vedo che il caffè è arrivato. Benissimo. Mi scusi per l’attesa ma è stato uno sbaglio di cognome, cercavano qualcun altro.

Succede. Allora beviamo alla sua scarcerazione. Alla giustizia!

Sì, alla giustizia!

E in un solo sorso l’uomo ingoia il suo caffè.

Allora, signorina, ha qualche altra domanda da farmi?

No, lei mi ha tolto tutti i dubbi che avevo sul suo caso.

Verzeni improvvisamente comincia ad agitarsi sulla poltrona, sulla fronte compaiono alcune gocce di sudore, il suo respiro diventa affannoso, con le mani si slaccia il nodo della cravatta.

Che succede, signor Verzeni, non si sente bene?

In quel momento, Silvia comincia a girare lo schermo del computer verso l’uomo, c’è un video che scorre.

Sai cos’è questo, bastardo? E’ il video che non è stato ammesso al processo, l’uomo che si vede sei tu. Ma tu lo sai benissimo. Hai ucciso mia sorella e, come hai appena detto, confidi molto nella giustizia. Anche io la penso così, e mentre eri al telefono ho avvelenato il tuo caffè. Tra meno di un minuto il tuo cuore si fermerà e non potrai più fare del male a nessuno.

Con gli occhi pieni di terrore, Verzeni ascolta le parole di Silvia. Lei fredda e compassata si alza, si volta, compone un numero sul cellulare e si avvia lentamente verso l’uscita.

- Ciao Mamma, tutto a posto, la tua telefonata per distrarlo ha funzionato, adesso è seduto, immobile, è morto guardando le immagini del suo ultimo gesto. Ma non sembra divertito. Ci vediamo al Commissariato, sto andando lì. Ciao.

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