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Noir

L' ISPETTORE GIACOSA

Di CLAUDIO - Editato da CLAUDIO
Pubblicato il 20/07/2021

Non sbarrargli il passo

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Entro con calma nel Pub, mi appoggio con la schiena al bancone e mi guardo intorno; i tavoli sono tutti occupati, scommetto che ognuno di loro non ha un buon rapporto con la polizia.

Poi lo vedo, gioca a carte. Sembra un angioletto che sorride.

Mi avvicino lentamente al suo tavolo, gli prendo i capelli e glieli tiro indietro, prendo la mia pistola e gli infilo la canna in bocca: “Dov’è? Dove lo trovo?” gli urlo in faccia, in quella faccia flaccida che comincia a sudare puzzando. “mmh, mmhh” mugugna, ha ragione ha una canna di una pistola nella bocca, non riesce a parlare.

Allento la presa e sfilo la canna da quella marcia bocca: “Allora?? Dov’è” ripeto. Il flaccido allarga le mani: “Chi” biascica, gli rompo due o tre denti infilandogli nuovamente la canna della pistola in bocca; evidentemente capisce che sono maledettamente deciso ad ucciderlo se non parla.

Così parla, eccome se parla.

“Ho capito, ho capito, lui è nel retrobottega è li che sta sempre”.

Ho avuto l’informazione ma la rabbia è più forte di me, così lo stendo con un colpo alla testa usando il calcio della pistola, stramazza per terra come un bue appena macellato.

Guardo i suoi amici di tavolo e noto che sono tutti con le mani alzate e le facce impaurite, non vogliono problemi. Mi guardo intorno e noto che il locale si è svuotato, barista compreso.

Ha detto: “Retrobottega?”, bene vado lì.

Apro la porta scorrevole e li vedo, sono in quattro; quattro ceffi che mi guardano con aria interrogativa, penseranno che ho sbagliato stanza e che sto cercando il bagno immagino.

Non penso ad altro e comincio a sparare a tutti, a tutti meno che ad uno. Questi guarda i suoi ex compagni stesi in terra e poi guarda me mentre cambio il caricatore della pistola.

Gli leggo negli occhi che non sa cosa fare, non ci sono altre uscite oltre alla porta dove ci sono io.

Avanzo, mi avvicino e gli infilo due dita nel naso spingendo più forte che posso; tenta una reazione cercando di colpirmi ma un mio calcio nelle palle lo fa piegare in due, vedo delle lacrime calargli dagli occhi.

“Chi sei?” rantola; non gli rispondo, gli prendo la testa fra le mani e con tutta la forza gli faccio sbattere il viso contro lo spigolo di un tavolo, una volta, due volte, più volte; poi mi fermo e lo guardo. Vi posso garantire che era irriconoscibile e semi svenuto.

Soddisfatto di me prendo il cellulare e chiamo la polizia.

“Sono l’ispettore Giacosa, al Pub di via Roma c’è stata una baruffa con relativa sparatoria, mandate qualche ambulanza e svegliate il Vice Questore”.

La zona si popola di lampeggianti blu, furgoni della scientifica e finalmente del Vice Questore.

Scende dalla macchina, entra nel locale e dopo poco esce: “Che ci fai qui?” mi chiede “Volevo prendermi da bere e quando sono entrato ho visto quel macello, a me sembra un regolamento di conti” ed infatti lo era penso fra me; “dammi la tua pistola” mi dice ed io gli passo la mia pistola, quella di ordinanza però, non quella che ho usato. Mi gira le spalle dicendo “Vedremo”, “Domani mattina a rapporto da me” mi volta le spalle e torna dentro nel mattatoio.

Non so cosa sarà di me, della mia carriera e se dovrò subire un processo ma so soltanto che una bambina si è vendicata per mano mia.

Aveva solo otto anni ed ha dovuto subire la più brutta violenza già a quell’età.

In questo mondo non c’è giustizia, in tribunale i loro avvocati strapagati avrebbero sostenuto che

la bambina se l’era cercata “andava in giro con i pantacollant vostro onore” avrebbero affermato, e continuando, avrebbero calcato la mano al giudice dicendo:

“Chiediamo pertanto la scarcerazione del nostro assistito in attesa del rito abbreviato che vostro onore avrà la compiacenza di fissare a suo piacimento dopo che il nostro assistito si sarà ripreso ed uscito dall'ospedale"

E' come dire - diamogli il tempo di scappare -
Infatti il giorno dopo, in aula, succede proprio così.

Mentre esco dal Tribunale mi viene incontro una folla di giornalisti, io non ho nulla contro di loro, ma non mi va di parlarci perchè per loro basta una parola di troppo e ti ritrovi in prima pagina come principale accusato.
Li scanso con inaspettata agilità e mi allontano.
Vedo un' autopattuglia ferma, mi riconoscono e sorridono, chiedo loro di accompagnarmi in Questura. Il Vice Questore mi starà aspettando.
Non so cosa gli dirò ma so che qualsiasi cosa uscirà dalle mie labbra per lui non avrà valore, un'idea se l'è già fatta.

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Brutale ma la trama lo imponeSegnala il commento

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