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Narrativa

L'odore di menta

Pubblicato il 16/02/2020

L’odore di menta mi fa ricordare quando ero piccola e guardavo il babbo radersi. Ogni domenica mattina mi sedevo sull'asse del cesso, mentre il babbo davanti allo specchio si metteva la crema da barba. È stato lui a insegnarmi a usare il rasoio.

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L’odore di menta mi fa ricordare quando ero piccola e guardavo il babbo radersi.

Ogni domenica mattina mi sedevo sull’asse del cesso, mentre il babbo davanti allo specchio si metteva la crema da barba. È stato lui a insegnarmi a usare il rasoio. – Non tenerlo mai dal manico, metti il pollice alla fine della lama e bloccalo con il mignolo sulla coda. Non inclinarlo troppo e non andare mai contropelo alla prima passata.

Il babbo è fatto così: per spiegarmi le cose mi dice quello che non devo fare.

Fino a qualche anno fa non mi ha mai permesso di usare il rasoio. Adesso, ogni mattina accosta la porta del bagno. È troppo orgoglioso per chiamarmi, così quando sento scattare la serratura vado da lui. Lo trovo seduto sull’asse del cesso, la crema da barba che copre il suo viso smagrito.

– Si può sapere dove sei stamattina? – mi chiede con gli occhi severi che sporgono sugli zigomi. Il sangue gli esce dalla base del mento, il piccolo taglio sulla guancia invece si sta già chiudendo.

– Perdonami, babbo. Ti metto subito un po’ di polvere…

– Lascia stare.

Si asciuga il sangue con il bordo dell’asciugamano, mentre io mi mordo l’interno della guancia. Sono anni che non mi succede di tagliarlo, devo stare più attenta, se sospettasse qualcosa mi chiuderebbe a chiave in cantina.


Accanto all’emporio aspetto la corriera, risale la strada del paese e sbuffa più della Iole quando si alza dalla seggiola. Il vecchio autobus azzurro si ferma con una lentezza dolorosa, apre piano la porta e io trattengo il respiro.

Non scende nessuno.

Nella mano stringo le chiavi della Jeep fino a farmi male.

Sulla strada di ritorno vado troppo veloce, prendo la curva del poggio in terza e devo inchiodare all’ultimo per non investire la gatta selvatica che gira attorno alla nostra casa. Lei è ferma in mezzo alla strada, non è scappata, è rimasta immobile ad aspettare che le piombassi addosso.

– Che cazzo ci fai ancora qui? – le urlo – Si può sapere che cosa stai aspettando?

Appoggio la testa sul volante e scoppio a piangere piena di rabbia e frustrazione.


La gatta continua a girare attorno alla nostra casa, il babbo cerca di prenderla a calci, ma lei è più veloce e appena lo vede scappa. Brava, penso, allora un po’ furba lo sei.

Stamattina mentre rado il viso del babbo faccio il vuoto nella mente. Non deve immaginare che andrò di nuovo ad aspettare la corriera.

Ma lui mi guarda negli occhi mentre gli sciacquo il viso. – Nel pomeriggio ho bisogno che tu mi aiuti coi maiali.

– Veramente avrei bisogno di andare all’emporio a fare un po’ di spesa, – dico quasi in un sussurro.

– Puoi andarci dopo.

– Sai che non mi piace guidare col buio.

Lui stringe le labbra. – Fa’ come ti dico.

– Sì, babbo, scusami, – rispondo abbassando lo sguardo.


Stamattina quando sento la porta del bagno sbloccarsi, esco di casa. A pranzo vedo che il babbo non si è rasato, ma non mi dice niente. Mangiamo in silenzio e alle due e mezza prendo la Jeep per andare in paese.

Nell’ombra dell’uscio, accanto all’emporio, aspetto la corriera. Sarebbe dovuta arrivare alle due e quarantacinque, e ora sono le tre e le chiavi della macchina sono appiccicate al mio palmo sudato.

– Iole, ma che la corriera è già passata?

– No, bimba, io non l’ho vista.

Alle tre e un quarto sto per andarmene. Poi sento il rumore: il sospiro che risale la strada del paese.

È il solo a scendere dalla corriera, ma anche se fosse arrivato il mondo intero sono sicura che avrei visto solo lui. Mi piace il modo in cui si passa la mano sulla testa, riesco già a immaginare la sensazione dei capelli cortissimi sotto le dita: morbidi e ispidi come il pelo di un maialino appena nato.

Prendo una sigaretta e la porto alle labbra, mentre aspetto.

Lui parla con la Iole, le chiede della coincidenza per la città. La vecchia ride, si alza sbuffando e torna dentro l’emporio. Lui rimane fermo davanti alla porta chiusa qualche secondo, poi si leva lo zaino, lo appoggia a terra e si toglie gli occhiali. È in quel momento che mi vede.

– La coincidenza c’è, – gli dico buttando la cenere in terra – domani.

Lui si passa la mano sulla nuca e io mi trattengo appena dall’accarezzarlo. Gli offro una sigaretta, poi indico la mia Jeep. Se vuole lo posso ospitare, domattina lo riporto in paese per prendere la corriera.

– Non ho soldi. Ma appena arrivo in città…

Scopro che è uno studente, si è preso un anno sabbatico per viaggiare. È di ritorno verso casa e gli sono rimasti solo i soldi per il biglietto. Continua a scusarsi e io fermo le sue parole con un gesto della mano.

Mentre saliamo verso il poggio gli spiego che può dormire nel capanno dietro la stalla. C’è un letto e un cesso. C’è la luce ma non il riscaldamento.

Lui sorride e mi ringrazia.

– Il babbo non deve scoprire che ci sei, – gli dico seria.

– Peccato, i genitori di solito mi amano.

– Non sto scherzando.

Lui continua a sorridere, ha i denti bianchi e la sua bocca mi fa pensare alla menta. Mi viene voglia di morderlo.


Per cena metto il pane raffermo a bagno nell’acqua con l’olio e vado vicino al capanno. Sbircio dalla finestra, lui è sul letto a torso nudo che legge un libro, ai suoi piedi è stesa la gatta. Sei una troietta, penso sorridendo, mentre raccolgo il basilico fresco.

Quella sera cucino fischiettando. Taglio i pomodori e i cetrioli seguendo la musica che viene dalla vecchia radio. Muovo qualche passo di danza.

– Sei contenta, – il babbo è sulla porta della cucina con le braccia incrociate al petto.

Balbetto qualcosa mentre mi sposto i capelli dalla faccia. Lui si avvicina e mi leva un ramoscello dal vestito, io abbasso gli occhi, colpevole.

– Quando si mangia?

– È quasi pronto.

– Vado a prendere il basilico per la panzanella.

– No! – dico troppo forte, ma mi ricompongo subito – L’ho già preso io.

Il babbo mi scruta con gli occhi e mi chiama per nome.

– Sì? Dimmi, – gli chiedo.

Lui si accarezza la barba poi esce dalla cucina. Fa sempre così: lascia cadere i discorsi e io mi sento una figlia cattiva.


Nella notte preparo la borsa, ci metto pochi vestiti e una maglia. Dal bagno prendo il rasoio del babbo e lo chiudo nell’astuccio. 

Prima che venga l’alba sveglio il ragazzo. Lui appoggia lo zaino accanto al mio borsone e non mi fa domande.

In paese non c’è nemmeno la Iole davanti all’emporio, tutti gli scuri sono chiusi e noi due ci sediamo sulle seggiole a fumare una sigaretta.

– Hai già dove stare, in città? – dice lui.

– No, – rispondo stringendo i lacci. 

– Be’, se avessi bisogno…

Annuisco sorridendo appena. La corriera risale la strada del paese e noi due ci alziamo insieme.


Sullo zerbino di casa trovo la gatta che dorme acciambellata. Appena arrivo lei apre gli occhi e si ingobbisce, mi soffia addosso e quando faccio per lanciarle il borsone, lei scappa di corsa verso la stalla.

Rientro in casa e vedo subito che la porta del bagno è socchiusa.

Trovo il babbo seduto sull’asse del cesso: è curvo e vecchio. Non si è messo la crema da barba, quindi ci penso io per lui, gli accarezzo le guance smagrite e lo guardo negli occhi.

– Dov’eri stamattina? – mi chiede.

Io sollevo le spalle e, in silenzio, comincio a raderlo con attenzione.

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Lavinia ha votato il racconto

Esordiente

intelligente. sei veramente una scrittrice. e "cesso" ci sta benissimo 👌Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Bello. Il rasoio mi sembra centrale: perché se lo porta dietro? Perché è un simbolo? Perché teme che il padre possa facili del male? Per offesa? C'è un'ipotesi noir che mi ronza in testa.Segnala il commento

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Isa.M ha votato il racconto

Esordiente

Mi è piaciuto il finale e il modo in cui catturi l'attenzione, già dall'incipit. Sai cosa... la parola "cesso" ripetuta molte volte: sembra voluto, ma non l'ho apprezzato tantissimo. Segnala il commento

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ipa ha votato il racconto

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esercizi ha votato il racconto

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Matteo Sanzi ha votato il racconto

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Molto molto bello. Alcune immagini forti e nitide, le ho viste. Piaciuto tanto.Segnala il commento

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Fanny ha votato il racconto

Esordiente
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SteCo15 ha votato il racconto

Scrittore

Piaciuto. Unico dubbio, il ruolo del giovane: mi è persino venuto il dubbio l'abbia eliminato col rasoio. Altrimenti perché prenderlo?Segnala il commento

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Vinantal ha votato il racconto

Scrittore

Bella dolce e triste, come a volte sono le rinunce... anche se a volte ci creiamo dei doveri, per paura di volareSegnala il commento

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Matteo Alparone ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello, piccola e delicata finestra su una storia che sembra essere molto più grande.Segnala il commento

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Irene Doda ha votato il racconto

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

ProustianoSegnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Bello: provochi straniamento e un leggero senso di vertigine: come quando non sai ancora Cosa stai provando, ma sai di provarlo.Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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Pensavo fuggisse con lui e invece.... L'intro fa pensare ad un noir, ma quando finisce di leggerlo ti rimane un senso di tristezza. Bello!Segnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
Editor

secco e nitido, nella narrazione fronzoli assenti come sempre. un po' fumoso nella comparsa dei personaggi in scena.Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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Molto bello e amaroSegnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Editor

Coi dialoghi sei migliorata ;)Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Bentornata, con un racconto bello e amaro, dallo stile asciutto e da dialoghi intensi. Esce dalle righe il personaggio del padre burberoSegnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

L'amarezza di fondo rimane. Ben scritto.Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Racconti la rinuncia ma alla fine questa diventa leggera e si perde in un soffio. Stile funzionale ed efficace. BravaSegnala il commento

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di Caucasica

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