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Narrativa

L'ora più stravagante

Di vita e passione - Editato da Maddalena Frangioni
Pubblicato il 08/01/2019

Non c'è trama, non c'è un prima o un dopo, è un breve testo che più che raccontare mostra uno stato d'animo che può o non essere condiviso, ma la speranza è che sia piacevole.

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Non è l’alba quando compare all’improvviso dal buio e avanza a fatica fino a partorire il nuovo giorno che si assesta dopo alcune scosse dovute a nuvole incerte, a ombre di venti gelati, o a forti fragori di pioggia. Non è l’alba quando si sdraia lungo le valli e si spalma lungo i tetti sopra le case e filtra attraverso le finestre fino a superare la porta penetrando nell’angolo nero imbiancandolo. Non è il sole quando arriva allo zenit in una giornata calda quasi spietata tanto da correre a chiudere le imposte ai raggi che indomiti non ne vogliono sapere di rispettare la nostra privacy. Ore indistinte, prive di spessore, anonime ci assalgono. E’ quando a un tratto, nell’affacciarsi dal balcone, o nello spostare la tenda del salotto che testardamente abbiamo voluto a protezione del giorno troppo irruente e poco rispettoso delle nostre abitudini, che accade il miracolo. E’ il miracolo che placa la lunga attesa della nostra giornata. Si manifesta timidamente con una debole luce rossastra sufficiente a mettere in fuga l’arroganza del raggio di sole prepotente, poi si sofferma. Il platano e il pino là in fondo al viale danzano sul palcoscenico di una sera che si preannuncia dorata. L’ animo è rasserenato da una calma piacevole che sale mentre il buio scende coprendo i contorni delle cose, rendendole ” liquide”. Ci tuffiamo a riprenderci il giorno cristallizzato in diamanti di luce. Nell’oscurità ritroviamo la serenità del piacere di ore tranquille, leggere, prima di affondare nella notte più scura. Sfumature rossastre multicolori fanno capolino dalla finestra della cucina, mentre la padrona di casa, depositata la spesa sul tavolo, si appresta a preparare, i figli in agguato a tentar di rubare qualche dolcetto dalla credenza. Il babbo, lasciate le scarpe nella scarpiera, si siede in attesa della zuppa, il cui profumo arriva a stuzzicargli il naso. E come il fiore sul davanzale della finestra si chiude a cercare il suo sonno, cullato dalla campana del campanile lontano i cui rintocchi rincorrono i fuochi rossi del cielo, è già sulla scena l’ora più bella e stravagante del giorno : il TRAMONTO.

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Alex Chiapparelli ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Jean per Jean ha votato il racconto

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DANY ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Belle immagini. La parte finale mi ha ricordato vecchie poesie studiate a scuolaSegnala il commento

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