Franck aprì la finestra e sentì l'aria arrivargli addosso, improvvisa, come se si fosse

accumulata in una massa invisibile, ma compatta, e poi avesse premuto contro il vetro, finché lui non l'aveva liberata, inconsapevolmente.

La sentì attraversargli i capelli, piegargli le ciglia, premere contro le palpebre. Chiuse gli occhi per un attimo e l'ascoltò seguire le curve del suo viso, abbracciare gli zigomi, scorrere lungo le orecchie, finché la pressione si placò, inghiottita dalla mancanza di ostacoli.

Adesso entrava tranquilla, senza fretta, seguendo gli spostamenti cui era soggetta, senza che lui potesse darsene una ragione.

E allora Franck immaginò che da qualche parte là fuori, altri spostamenti di masse d'aria avevano dato origine a quella piccola massa che aveva premuto contro la sua finestra, finché lui l'aveva liberata, creando un corridoio attraverso il quale lei si era spinta, sfruttando l'occasione. 

E allora pensò che ancora più lontano, altre masse d'aria si erano mosse, originando altri spostamenti, che ne avrebbero provocati altri ancora, finché una parte infinitesimale di loro, si sarebbe fermata proprio davanti alla sua finestra.

E fu così che Franck maturò la convinzione che andando a ritroso, senza mettere troppa fretta alle proprie intenzioni - ebbene sì, lo pensò davvero - avrebbe potuto trovare il moto originario, il moto primo che aveva dato origine a tutti i moti e a tutti gli spostamenti di tutte le masse d'aria, una minuscola frazione delle quali, in un tempo ancora indefinito, a una velocità ancora incalcolabile e con una massa e un volume del tutto imponderabili, si sarebbe accumulata davanti alla sua finestra, finché lui, con un gesto del quale non poteva immaginare le conseguenze, avrebbe provocato l'inizio di questa storia... e del vento.