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Narrativa

L'ultima occasione

Pubblicato il 26/03/2020

Si narra della storia di un'anziana attrice e della sua ultima audizione

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Aveva trovato a mezzanotte una stanza libera in una pensione economica, dovette raggranellare tutte le monetine che aveva nel portafoglio e nelle tasche del cappotto liso per raggiungere la cifra necessaria per una notte (non si spiegava perchè il portiere aveva chiamato un signore, forse il proprietario, e questo aveva insistito perchè pagasse in anticipo; non era servito a niente spiegare loro che solo il giorno successivo le avrebbero accreditato sul conto la pensione sociale di settecento euro).

Un'amica l'aveva convinta a tentare un'audizione per un ruolo secondario ma non marginale in un film, pagavano bene le aveva assicurato.

La signora, di sessanta anni, pensando che con quei soldi poteva sistemare la perdita nel soffitto, aveva preso una vecchia borsa di pelle appartenuta al padre che aveva in ogni modo tentato di dissuaderla dal fare l'attrice, e l'aveva riempita mettendoci dentro un vestito di ricambio, biancheria e un romanzo giallo che divorò nel viaggio in treno verso la città del nord dove si svolgeva l'audizione.

L'audizione era a mezzogiorno ma già alle sei di mattina aveva gli occhi sbarrati, era rimasta a letto fino alle sette e poi per un'ora aveva studiato il copione che le avevano spedito con una mail.

I termosifoni erano freddi nonostante alla reception le avessero assicurato che sarebbero stati accesi dalle sei.

In quante stamberghe come quella aveva dormito rincorrendo parti in film o spettacoli teatrali in giro per l'Italia, si disse prima di desistere dal protestare per il riscaldamento.

Leggeva tre righe dal copione e per imprimersele nella memoria posava i fogli sulle gambe, si dava qualche colpetto sulle meningi e poi si metteva a declamare.

Doveva mettersi nei panni di un'anziana un pò bisbetica con i primi sintomi di Alzheimer che veniva spedita dalla figlia in una casa di cura perchè il genero, famoso avvocato penalista, non la voleva più vedere dentro casa.

La scena che doveva interpretare era quella in cui la figlia le comunicava che sarebbe dovuta andare via.

Nella restante parte della sua vita reale l'attrice non avrebbe avuto un problema del genere dato che la figlia a vent'anni se ne era andata di casa e solo cinque anni dopo le aveva telefonato dicendo che si era sposata e che viveva a New York.

Era stata invitata una sola volta negli Stati Uniti per il battesimo della prima nipote, poi più niente.

Scacciò via quel pensiero e recitò la scena facendo anche la parte della figlia.

Quando abbassò il copione si trovò di fronte un cameriere in livrea che le batteva le mani tutto rosso in faccia.

«Mi scusi se sono entrato, nella mia scheda giornaliera questa stanza viene indicata come libera, mi scusi ancora.»

«Guardi, il fatto è che me l'hanno data a mezzanotte, comunque non si preoccupi, non mi ha disturbato affatto, i suoi sono i primi applausi che ricevo da cinque anni a questa parte.»

Il cameriere che non doveva avere più di cinquant'anni si girò e fece per uscire.

L'attrice stava ricominciando le sue prove quando l'uomo rientrò in stanza.

«Mi perdoni ancora, il fatto è che ho dieci minuti ancora prima di cominciare il turno e mi piacerebbe vederla recitare, se poi potessi anche aiutarla non sa quanto ne sarei felice.»

L'attrice, stupendosi un pò di sé stessa, lo invitò ad accomodarsi sul divanetto e gli porse il copione indicandogli la scena e le battute che avrebbe dovuto ripetere. Aveva deciso di fargli recitare la parte della figlia.

Finita la scena per la prima volta, la ripeterono e dopo scoppiarono senza motivo in una risata fragorosa.

«Quanto mi piaceva il teatro, chissà se avessi tenuto duro con mio padre invece di andare a lavorare in segheria...»

«In effetti è abbastanza bravo, e non si rammarichi troppo per il passato, io sono scappata di casa per fare l'attrice e non mi è andata troppo bene, se avessi fatto l'insegnante come mio padre, chissà, adesso magari avrei i soldi per non fare piovere dentro casa. Ha figli lei?» disse senza sapere perchè gli avesse fatto quell'ultima domanda.

«Due, ma non li vedo da un anno, mia moglie se ne è andata di casa e non me li fa vedere. Sono un alcolista. Ma è da un anno che non bevo. Ora ho questo lavoro e me lo devo tenere stretto se voglio rivederli.» disse il cameriere rosicchiandosi un'unghia. «Che ne dice, la facciamo un'altra volta la scena?»

L'attrice acconsentì e la scena venne benissimo, la parte se l'era impressa bene nella memoria e ormai si sentiva calata nel ruolo.

«A che ora ha l'audizione?» le chiese il cameriere.

«A mezzogiorno.»

«Quando riparte, se posso permettermi?»

«Ho il treno alle cinque.»

«Le andrebbe di prendere un caffè al bar della stazione? Io sarò seduto a un tavolino fuori fin dalle quattro. Mi piacerebbe rivederla prima che prenda il treno.»

Due ore dopo l'attrice camminava verso il teatro con la pesante valigia in mano. Faceva freddo, sull'asfalto luccicavano piccole schegge di ghiaccio e l'attrice rideva al pensiero di aver fatto l'amore quindici anni dopo l'ultima volta, se ricordava bene.



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Helena ha votato il racconto

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Isa.M ha votato il racconto

Esordiente

Pulito, scorrevole e piacevole. Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Sofia Nebez ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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Editor

Concordo con Franco, finale all'altezza e storia che scorre fluida, fa tenerezza seguire i due personaggi nelle loro parole e nei gesti. Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Scorre via che è una bellezza, fluido, senza intoppi di registro o di tono. Sembra di essere accanto ai protagonisti... quasi di assistere, via via, alla nascita dei loro pensieri, delle loro parole e dei loro movimenti... finale all'altezza...Segnala il commento

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Clara Buttac ha votato il racconto

Esordiente

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