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Narrativa

L'uomo al volante

Pubblicato il 29/06/2020

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Stavo tornando a casa quando iniziò a piovere, erano gocce pesanti che cadevano dritte e taglienti. Mi misi a correre ma non serviva a niente allora rallentai subito, e mi strizzai i capelli portandoli tutti sul lato sinistro, davanti alla spalla, attorcigliandoli (come in quei film nei quali l'attrice, bellissima, esce dal bagno in accappatoio bianco col cinturino di spugna stretto in vita, tra vapori profumati di sandalo o lavanda).

Si avvicinò un furgone e l'uomo al volante mi chiese la strada per la piscina, io mi guardai intorno cercando di capire se fosse una battuta e dovessi ridere, perché in certi punti della strada si erano già formate pozzanghere immense. L'uomo al volante disse ancora «La piscina, dov'è?» allora pensai Questo è l'unico senza Google Maps, e poi accettai un passaggio, visto che ci abitavo di fronte, alla piscina. Guardò la strada per tutto il tragitto, azionando e bloccando i tergicristalli in continuazione. Dalla manica della felpa spuntava un tatuaggio, sembravano le punte di una stella ma non riuscivo a vederlo per intero, e anche se muoveva il braccio il polsino della felpa stringeva sempre lì, alla stessa altezza, senza scoprire niente. Aveva, l'uomo al volante, il viso molto serio e le labbra grandi da negro (potevo toccarle per sentire quanta carne c'era? assaggiarle?). Prima di scendere lo ringraziai, mi aspettavo che lui facesse lo stesso invece disse niente.

Mamma mi vide arrivare col furgone e non fece che urlare per tutto il tempo della cena, e quando le dissi che l'uomo al volante era il figlio del benzinaio urlò anche di più, così me ne andai in camera mia. Da qui cominciai a sentire il suono di un clacson a ritmo costante, sembrava un allarme o uno speciale richiamo. Mi venne in mente che poteva essere giovedì, che tutti i giovedì passavano a prendermi le mie amiche per andare al nostro pub del cuore a bere birra e inventarci pettegolezzi; finiva sempre che loro parlavano e io non sapevo cosa dire allora mi sentivo a disagio, ma ci andavo lo stesso. Avevano, le mie amiche, opinioni politiche ben precise, e sapevano come criticare un ragazzo per come le toccava o le baciava; avevano la mia stessa età ma sembrava che fossero cresciute in un altro paese o avessero frequentato un'altra scuola (o forse ero io, quella fuori posto).

Uscii in fretta e mentre correvo mamma mi urlò giù per le scale che era mercoledì, non giovedì, e a quel punto ero confusa. Nel parcheggio trovai l'uomo al volante, non mi aspettava ma gli dissi «Buonasera» dal finestrino, lui alzò la sicura e mi aprì la portiera. Aveva smesso di piovere.

Il caffè del quartiere aveva riaperto da poco dopo i lavori di ristrutturazione, mi pareva che fossimo diretti lì invece l'uomo al volante non si fermò (dovevo avere paura?). Accese la radio e cantò a bassa voce.

«Ti capita mai di canticchiare senza rendertene conto?» gli chiesi.

«Non lo so, come faccio a saperlo se si suppone che non me ne renda conto?»

«Beh, dopo un po' dovresti accorgertene.»

Continuò a cantare, forse qualcosa di diverso da quello che passava in radio, poi tossì e non ricominciò più. Alzò il volume e una voce roca accarezzò l'aria nel furgone, ci guardammo, per un secondo.

Arrivammo a casa di qualcuno, un grande salone in penombra che sapeva di legno e vernice; tre persone sedevano su un dondolo da esterno sistemato al centro della stanza. L'uomo al volante si accomodò su un divano con un libro in mano e io ero accanto a lui, poi iniziò a conversare con queste tre persone, in italiano ma anche in finlandese e io non riuscivo a capirlo; che disagio, peggio di un giovedì qualsiasi. Una delle persone sul dondolo lesse una poesia che parlava di stelle allora mi ricordai del tatuaggio ma era sempre nascosto sotto la felpa.

«Dov'eri?» mi disse l'uomo al volante, e mi abbracciò; inaspettato, pensai, e confortevole. Quando una donna con un rossetto arancione iniziò a leggere un'altra poesia io gli baciai i polsi ma senza più pensare al tatuaggio. Poi scrissi su un foglietto (non so come, perché lo scrissi senza muovermi, da dentro quel caldo e comodo abbraccio) una frase: mi leggerai le tue poesie, un giorno, sdraiati sullo stesso divano, vero? Avrei dovuto darglielo quel bigliettino (o era per qualcun altro?), invece lo piegai e lo chiusi in una mano.

Poi qualcuno disse «Bye» e saltellando allegramente se ne andò per la finestra. Il salone era ancora in penombra, da qualche parte suonava un pianoforte e tutto era molto tranquillo.

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DONATO ROSSO ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

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ho capito che sui tuoi personaggi aleggia sempre, anche nelle situazioni più soffici e felici, una patina di pericolo imminente. al contempo le tue protagoniste godono di una levità ingenua e sognatrice che sembra proteggerle e far attraversare loro indenni dolore, delusione e perdite. quando immetti dell'erotismo, ha la serafica placidità di una carezza rubata sotto un plaid, subito ritratta. sono racconti felici e non felici allo stesso tempo. è il loro fascino. Segnala il commento

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Daniela.A. ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

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Tieni in sospeso il lettore, che immagina (e teme) che possa accadere qualcosa a una ragazza un po' imprudente. è un sollievo quel "bye" finale. Non è facile creare attesa, coinvolgere il lettore, suscitare emozioni, senza che nulla di particolare accada, eppure ci sei riuscita, e questo è già un merito.Segnala il commento

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Ondina ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Raffocinematic ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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MargheMesi ha votato il racconto

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Pieno di forza e leggerissimo!Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Helena ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Katzanzakis ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Scritta molto bene, si legge scioltamente senza mai stancarsi o annoiarsi, complimentiSegnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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Laure h ha votato il racconto

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di Roberta

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