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Horror

Il tuo momento è adesso

Pubblicato il 17/09/2019

Non so se è proprio un horror...

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Quando l’uomo in bianco entrò nel negozio, Manuel Ortiz capì che non sarebbe stata una buona giornata.

La porta si era aperta facendo tintinnare il campanello e lasciando entrare una folata di aria calda dalla piazzetta di San Miguel. La signora Matos aveva pagato la sua pagnotta con dita tremolanti ed era uscita con tutta la fretta che le permettevano le sue vecchie gambe.

L’uomo indossava un completo bianco con il gilè abbottonato, scarpe nere lucide e un cappello a tesa larga, bianco anche quello. L’unica nota di colore era un foulard azzurro legato attorno al collo. Portava sul viso un sorriso a denti scoperti che sembrava disegnato.

Manuel, con le mani sudate appoggiate al bancone, non riusciva a muoversi.

L’uomo cominciò a camminare tra gli scaffali, sfiorando con le lunghe dita sottili i prodotti esposti nel piccolo alimentari.

«Ah, ecco.» Prese un vasetto di peperoni sottaceto e lo guardò come se fosse una pepita d’oro.

Manuel sentì alcune gocce di sudore formarsi sulla fronte ampia e poi scendere lungo le tempie e sulle sopracciglia folte.

L’uomo bianco si avvicinò col suo sorriso di pietra, facendo scorrere il vasetto sul bancone. Quando fu abbastanza vicino, Manuel notò che un canino era d’oro e più lungo degli altri. Notò anche che l’abito non era immacolato. I bordi erano sporchi e consumati. Un alone marrone circondava il foulard.

«Quant’è?»

Manuel inghiottì saliva inesistente e rispose:

«D...dieci pesos.»

L’uomo estrasse dal gilè una banconota da venti. Quando si sporse per dargliela, Manuel fu investito da una zaffata dolciastra, come se qualcuno avesse versato dell’acqua di colonia sulla carogna di un cane.

«Tieni pure il resto, Manuel.» La sua voce sembrava uscire da un macchinario rotto. Era, se possibile, ancora più terrificante del sorriso. L'uomo aprì il barattolo, vi affondò le dita e prese una fetta di peperone rosso e gocciolante. Poi buttò indietro la testa e se lo fece cadere in gola. Continuò con le altre fette, inghiottendole senza masticare. Quando ebbe finito, afferrò il barattolo e bevve tutto d'un fiato il liquido aspro, facendolo colare dagli angoli della bocca.

«Bene», disse pulendosi la bocca con la manica del vestito «Andiamo.»

«Posso almeno avvisare mia moglie?»

«No.»

«Perché?», chiese Manuel in un sussurro.

«Perché il tuo momento è adesso.»

L'ultima cosa che Manuel Ortiz sentì furono le lunghe dita gelide che gli accarezzavano le guance.

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Giranda ha votato il racconto

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Anonimo Piacentino ha votato il racconto

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"Acqua di colonia sulla carogna di un cane" Notevole. PiaciutoSegnala il commento

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esercizi ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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MauriRobi ha votato il racconto

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Avrei preferito che continuasse. La trama è molto interessante ma si poteva sviluppare di più, secondo me.Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

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Mi piacerebbe ampliato! Fa voglia di leggere ancora.Segnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

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un incubo alla buzzati dipinto da frida kahlo. iconica l'immagine della testa gettata all'indietro e del peperone che cade in gola.Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Bizzarro. Dovresti ampliarlo. Bella scena però Segnala il commento

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di Robydrum

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