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Narrativa

L'uomo di Roma

Di vita e passione - Editato da Maddalena Frangioni
Pubblicato il 22/10/2017

La paura dell'altro, "il diverso" utilizzata da gruppi politici per fini elettorali è il tema di questo breve racconto. Ma nessuna problema se le persone sanno distinguere il politico miope, incapace e bugiardo e non cadono nella sua trappola.

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Alle ventidue di una calda serata d’agosto l’uomo di Roma dopo un viaggio complicato tra strade e stradine finalmente arrivò al paesino arroccato sulla montagna dove era atteso dalla mattina per il comizio. Sudato, seccato, arrabbiato, salì sul palco. La luce illuminò la sua faccia larga dal mento squadrato, il piglio arrogante. Bevve un po’ d’acqua per schiarirsi la gola e cominciò il suo discorso.

“ Cittadini da tempo nel nostro Paese si aggirano esseri venuti da lontano con volti scuri e minacciosi che attentano alle nostre case e alla nostra vita. In guardia! Io sono qui a difendervi tutti. Se mi voterete vivrete sicuri!”. L’uomo di Roma si fermò, in attesa di sentire dalla platea una risposta. Ma non arrivando agli orecchi né un fischio, né un battito di mani, né un’ingiuria, o un complimento, impallidì. Una forte agitazione lo prese. Siccome il buio impediva la vista di ciò che gli stava davanti, un dubbio atroce gli attraversò la testa. Possibile che il pubblico fosse tanto compito e rispettoso. Tornò a parlare. Niente, dalla piazza non arrivò nulla. Allora l’uomo scese dal palco e preso da uno strano presentimento arrivò a pensare persino che nella piazza non ci fosse nessuno. Il buio era totale, si distingueva appena sotto la pallida luce della luna la sagoma del campanile. L’uomo di Roma avanzò dapprima con cautela stando bene attento a dove mettere i piedi, poi, più spedito, fece un giro. Ad un tratto una mano gli toccò la spalla. Si voltò di scatto. Non riuscì a distinguere il volto. Si ritrasse. Perché quella mano e quel volto erano tanto invisibili? Imbarazzato e impaurito si rese conto che sulla piazza non c’erano i paesani, quelli col viso e le mani bianche, ma solo volti neri e teste ricciute.

D’istinto si sentì insicuro. Risalì velocemente sul palco e presa la borsa raggiunse l’autista. Voleva fuggire subito.

L’autista nell’aprire la portiera e farlo salire disse laconicamente che da tempo erano arrivati in paese tanti migranti neri a lavorare insieme ai vecchi e alle donne nei campi abbandonati dai giovani in cerca di lavoro in un altro Paese.

Peccato che a Roma non glielo avessero detto. Era ora che a Roma prendessero atto e la smettessero con quei “comizi” che volevano colpire quei volti “neri” con la scusa della sicurezza.

E mentre l’auto dell’uomo di Roma correva verso la “salvezza”, risuonarono nel buio della notte le parole forti e chiare di un vecchio che diceva : “ Sapevamo bene che non bisognava aspettarsi nulla di buono dall’uomo di Roma venuto qui da lontano a parlare di sicurezza con la bocca piena di bugie”.

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