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Narrativa

LA CASA

Di CLAUDIO - Editato da CLAUDIO
Pubblicato il 11/07/2021

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La porta si apre piano, con un cigolio lamentoso; l’ingresso è poca cosa, si vedono solo due stanze ai suoi lati, l’aria che si respira all’interno ha un odore di muffe e calcinacci.

Quella casa sembra ferma; ferma ed immutata nel tempo da chissà quanto.

In questa dimora si mormora che vivesse una famiglia del nord, il padre era un nocchiere che con il suo lavoro accudiva una moglie e due figli, era la fine dell’800 quando se ne andarono lasciando questa casa al suo cupo destino.

Dopo di loro fu abitata solo da ratti ed insetti che lì avevano il loro immondo e consono giaciglio.

Le due stanze sono speculari, entro in quella di destra scansando i calcinacci caduti dal soffitto ammuffito; c’è un letto grande ed un letto piccolo, di fronte al letto un armadio resiste al tempo che è passato, non vedo nient’altro mi aspettavo almeno un comodino. Torno indietro, attraverso il corridoio ed entro nell’altra stanza dove vi sono solo due letti piccoli, hanno ancora le coperte ben ripiegate con il loro cuscino come se il tempo, in quella stanza, si fosse fermato.

Per terra noto che insieme ai calcinacci vi sono delle grosse macchie scure di forma irregolare, emanano un sentore di qualcosa di sinistro.

Decido che la mia visita sia finita ed mi avvio verso la porta di uscita, la apro, con la coda dell’occhio vedo come un’ombra impalpabile e mi sento osservato, i miei peli si rizzano per il brivido..e sono subito fuori. Adesso mi sento meglio.

Prendo l’auto e decido di andare subito al giornale dove sono un redattore, voglio fare delle ricerche al computer perché ho notato che i letti della casa sono cinque non quattro, forse vi abitava anche un’altra persona; devo leggere se su internet scopro qualcosa di più. Poi quelle macchie...

Sono ore che sono al computer ma non riesco a trovare niente, effettivamente devo trovare notizie di qualche cosa che ha più di cento anni, non sarà facile.

Un giorno però trovo qualcosa, un vecchio articolo dove l’autore racconta le vicende proprio di quella casa: all’epoca fece molta notizia il fatto che una ospite di quella famiglia fu trovata uccisa nella stanza dei bambini e che i due coniugi che la ospitavano si accusarono a vicenda dell’omicidio. (mi viene in mente subito il terzo letto nella stanza matrimoniale e le macchie scure)

La polizia dell’epoca, continua l’autore del testo, non fece tanti complimenti ed arrestarono tutti e due ed i bambini furono mandati all’orfanotrofio. Il Tribunale poi sentenziò per entrambi la morte per impiccagione.

Certo che all’epoca erano sbrigativi, niente indagini od approfondimenti, niente.

L’autore del vecchio articolo richiama anche le dicerie dell’epoca, successive ai fatti. Correva voce in paese che chi passava davanti a quella casa, oramai disabitata, sentiva rumori ed urla provenienti dal suo interno e che da allora veniva chiamata: “La casa maledetta”.

Adesso mi spiego perché tutto era rimasto intatto in quella casa, di solito i ragazzi entrano nei luoghi abbandonati spaccano tutto e riempiono le pareti di graffiti…..lì no. Hanno paura.

Decido di tornare in quella casa chiamata “maledetta”, voglio farci un articolo su quella storia, chissà al caporedattore potrebbe piacere.

NON vado di notte, come vi aspettavate, coraggioso si ma non fesso!

La porta si apre piano, con un cigolio lamentoso; sono dentro.

Aspetto fermo nel corridoio, non so cosa aspetto ma lo faccio. Il sole comincia a calare formando, nella casa, lunghe ombre che a me sembrano minacciose ma mi impongo di pensare che le ombre non possono essere minacciose per la loro natura……..

Oddio nuovamente sento dei brividi e i miei peli reagiscono rizzandosi; ed è allora che sento la voce, cioè, non la sento ma parla dentro di me, nella mia testa! Non riesco a scappare sono bloccato!

Una chiara voce di donna mi sta parlando dentro la mente!

“Buon uomo” dice “và e racconta come io fui uccisa dalla donna per gelosia del suo sposo e dei suoi cari bambini, và e racconta la verità affinché io sia in pace”, poi sentii come una carezza sul viso, era troppo! Mi giro di scatto e scappo via dalla odiosa porta cigolante.

Adesso, in redazione, non so cosa fare ho sentito davvero quelle parole della donna ma sono consapevole che non posso scrivere che io so chi l’ha uccisa e che non furono entrambi i coniugi ma fu solo e soltanto la padrona di casa; con quali prove? Scrivo che me lo ha detto un fantasma?

Qualsiasi cosa scriva non passerà mai la censura del mio caporedattore.

Accendo una sigaretta e comincio a pensare, a pensare.

Il giorno dopo sul giornale c’è il mio articolo, ve lo leggo:

“La porta si apre piano, con un cigolio lamentoso; l’ingresso è poca cosa, si vedono solo due stanze ai suoi lati, l’aria che si respira all’interno ha un odore di muffe e calcinacci.

Quella casa sembra ferma; ferma ed immutata nel tempo da chissà quanto.

………….”.

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

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GIULIA ha votato il racconto

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da brividiSegnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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