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Horror

La casa del martedì.

Pubblicato il 24/06/2018

Perché Fenimore House si può visitare solo di martedì? Venite a scoprirlo.

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Era indubbio che Fenimore House avesse il potere di lasciare a bocca aperta chiunque. E non per la sua bellezza.

La dimora, fatta costruire in base ai disegni del bislacco Lord Henry William James Fenimore III, appariva quasi come uno scherzo di cattivo gusto in mezzo al vasto e curatissimo parco.

Fenimore House era un’accozzaglia imbarazzante di linee svettanti e finestre sobrie, di tetti puntuti e bovindi aggettanti, di archi con tralci d’uva e colonne con elefanti indiani.

Come se tutto questo non fosse stato già abbastanza, Fenimore aveva voluto che ai quattro angoli dell’edificio vi fossero delle torrette di guardia in stile medievale.

«Dite un po’, giovanotto… cos’è questa porcheria?»

«Madam, mi avete chiesto una dimora nobiliare e...»

«Appunto, giovanotto: una dimora nobiliare, non un carrozzone da circo!»

Loser guardò la donna e suo marito: due parvenu pieni di soldi al punto che avrebbero potuto comprare un pezzo di terra e farsi costruire un castello. E invece no: Mrs. Charlotte Taylor voleva a tutti i costi una residenza aristocratica.

«Mi rincresce moltissimo, questa è l’unica che abbiamo nel Devonshire. Se volete seguirmi, ve la mostro.»

«Aspettate un attimo, non ho finito.» La donna aveva le mani sui fianchi e il mento che sporgeva in avanti, come se fosse pronta alla rissa. «Com’è questa storia del martedì? Mettiamo il caso che ci avrei una partita a… che ne so…» Guardò il marito, gli diede una gomitata e sussurrò, inviperita: «Aiutami!»

«Whist?»

«Sì, ecco! Dicevo… ponete il caso che io oggi ci avessi una partita di twist.»

«Whist, cara, non twist.»

«Sta’ zitto. Ho chiesto qualcosa a te, per caso?»

«Certo cara, scusa cara.»

Dopo aver fulminato l’ometto con un’occhiata furiosa, la donna riprese a tormentare Loser.

«Allora? Se ci avessi avuto robe da fare? Se avrei voluto giocare a polo sul cavallo? Che se m’inviterebbe il Re a prendere una tazza di tè, potessi mica dirci di no, vi pare?»

Loser se lo aspettava. Tutti coloro che visitavano Fenimore House facevano quella domanda sul martedì.

«Vedete, madam,» Richard si avvicinò con fare cospiratorio, «pare che Lord Fenimore avesse fatto costruire una stanza segreta…»

«E allora?»

«Sembra che la stanza si riesca a trovare solo il martedì. Dicono che è lì che Lord Fenimore nascondesse il tesoro del Maharaja.»

Gli occhi della donna brillarono di avidità. Si guardò attorno e bisbigliò: «E che ci stasse nella stanza? Di che tesori parlassimo?»

«Nessuno lo sa con certezza. Chiunque ci abbia provato non è riuscito a trovare la camera.»

Mrs. Taylor ansimò, sbarrando gli occhi e mettendosi una mano sul seno prorompente. Poi si voltò verso il marito: «Hai sentito, Arthur?»

Il marito annuì, con fare paziente.

«Benissimo, allora! Forse ci volesse una come a me, signor come vi chiamate, per scoprire il tesoro del mara… del mira… Va be’, accompagnateci a vedere questa casa, subito!»

Mrs. Taylor marciò verso la scalinata del patio con colonne arabeggianti e si fermò davanti al portone di quercia.

Loser infilò la chiave nella toppa e aprì l’uscio. La donna entrò, seguita dal marito.

«E voi? Non venite?» chiese quest’ultimo, con voce incerta.

«Muoviti, Arthur, devo trovare la stanza!» Mrs. Taylor si era già inoltrata nell’immenso atrio.

Il marito guardò l’agente, come a volersi scusare, poi seguì la moglie.

La porta si chiuse alle loro spalle in silenzio.

Loser cacciò la cipolla dal taschino: le quattro in punto. Alle quattro e mezzo massimo, si disse.

Si predispose ad attendere, ma sapeva già come sarebbe finita.

Perdendosi nelle proprie fantasticherie, Richard non si accorse che si erano fatte le cinque. Diede un’ultima occhiata alla facciata e se ne andò.

«Allora?» chiese il capo, quando l’agente rientrò in ufficio.

L’altro scosse la testa.

«Ah.»

«Signore?»

George Baselton alzò gli occhi dai fogli che stava leggendo. «Sì, Loser?»

«Voi credete… insomma, secondo voi esiste davvero?»

Il capo lo squadrò da sopra gli occhiali a mezzaluna, severo. «Non dite sciocchezze, Richard.»

«Scusate, signore.»

«La casa ha… come dire? Un’anima propria. Quella della stanza con il tesoro è solo una stupidaggine che ci inventiamo da tempo, per incuriosire la gente, come quegli orribili Taylor.»

«Oddio, ma perché?»

Baselton si alzò e gli diede le spalle, osservando la strada dalla finestra. Stette in silenzio diversi istanti prima di replicare. «Perché se non facciamo quello che dobbiamo la casa si vendica.»

«Cosa? Di cosa state parlando, di grazia?»

Baselton si girò di scatto. «La casa ha fame, Richard. Vi è più chiaro, adesso?»

Loser lo fissò stranito.

«Lo so, ragazzo. All’inizio, quando il mio capo lo disse a me, anch’io ebbi la vostra stessa reazione. Credetemi, Fenimore House è viva.»

Il capo lo fissò severo: «Resta inteso che non dovrete mai parlarne a nessuno. Avete capito?»

«Ma questo è omicidio!»

«Non azzardatevi a pronunciare quella parola, Richard. Se volete mantenere il lavoro, vi consiglio di dimenticare la faccenda del martedì.» Poi i tratti del suo viso si distesero. «E ora che ne dite di una tazza di tè?»

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Emi ha votato il racconto

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F.M. ha votato il racconto

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Federico Santarini ha votato il racconto

Esordiente
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Riccardo Camplani ha votato il racconto

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gionadiporto ha votato il racconto

Scrittore

bello! Segnala il commento

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Sarahhh ha votato il racconto

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Roberta Spagnoli ha votato il racconto

Scrittore
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Anonimo ha votato il racconto

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Gianluca Zuccheri ha votato il racconto

Esordiente
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Flint ha votato il racconto

Esordiente

La storia della "casa viva" è già stata molto utilizzata. Sei però riuscita a rendere originale il racconto. Complimenti.Segnala il commento

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Kayagorn ha votato il racconto

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Bambole d'Inchiostro ha votato il racconto

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Una piacevole lettura! :) Segnala il commento

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di Glaaz!

Esordiente
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