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Narrativa

La cava

Pubblicato il 09/10/2020

La vicenda si sviluppa su tre piani temporali - come alcuni di voi hanno intuito, ho una specie di fissazione sull'andirivieni nel tempo. L'altra è sulle mogli ;)

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Ha già dormito tanto, Maria, e di un sonno profondo come un pozzo artesiano, quando apre gli occhi nel buio fitto. Saranno le 4, più o meno. Dorme ininterrottamente da molte ore e sente l’urgenza di correre in bagno.

Se si svegliasse un paio d’ore più tardi, la camera sarebbe rischiarata da un raggio di sole, penetrato attraverso la trama leggera della tenda di lino: giusto una lama di luce sul pavimento, all’inizio, uno stretto triangolo, poi un trapezio sufficiente a mostrarle parte del tappeto, una ciabatta, la pallina di gomma di Stella, poi su su, risalendo lungo la zampa in ferro del letto, la coperta su cui dorme acciambellata Stella. E il lenzuolo intatto dal lato di Antonio.

Invece è già sveglia, perché la sera prima è andata a letto prestissimo. Si è coricata da sola, senza aspettare Antonio, con le gambe che non la portavano più. E subito le immagini della giornata si sono distese su di lei: un tepore di ricordi a cui abbandonarsi mentre il sonno la confondeva.

Una giornata faticosa come poche altre, era stata.

Il primo tratto di cammino era sulla comunale. L’asfalto sbianchito dal sole lasciava il posto, lungo i bordi, a un terriccio sconnesso e sassoso. Sparso, qualche radicchio selvatico punteggiava l’arsura di brillanti macchie d’azzurro che Maria calpestava metodicamente.

Tutt’intorno montagne boscose a perdita d’occhio, ma lungo la strada nemmeno un albero a fare ombra alla fatica dei suoi passi.

Nelle ultime tre notti non aveva quasi mai dormito, mentre Antonio russava e scalciava nel letto. Da domenica, precisamente, per quello che era successo durante la messa. Era uscita dalla chiesa nel sole di mezzogiorno, le gambe che non ce la facevano a muoversi per andare via da lì. Non come stamani sul sentiero, che spingeva con tutta la rabbia che aveva in corpo.

Domenica. Era seduta sulla panca accanto alla Mena. La Mena che le aveva spifferato tutta la storia nell’orecchio, durante la lettura del Vangelo. Pareva, dal Vangelo secondo la Mena, che Antonio si fosse preso una cotta per quella là. Non andava più nemmeno alla cava per stare con lei, dicevano in giro, avrebbe perso anche il lavoro.

Ma quella là chi, di cosa parli, le aveva chiesto.

Una di città, che è andata a stare a Colonnata. Una rossa, che di pelo rosso non son buoni neanche i capretti, si sa. O Maria, svegliati, ti dico che lo sanno tutti. Ma non ti sei accorta di niente?

A questo pensava Maria quella mattina, mentre divorava il sentiero. Qualcosa c’era, sì, che avrebbe dovuta metterla sull’avviso. A parte gli orari, di Antonio. A parte che sembrava stanco - da quanto, giorni? O settimane? -, c’era il fatto che di notte non la cercava più come un montone. Era più quieto, come a darle tempo - una calma che lei avrebbe chiamato delicatezza. Se qualcuno le avesse chiesto una definizione.

Camminando, Maria calciava tutti i sassi ai bordi della strada: rotolavano giù per il pendio ripido, come le teste che cadevano giù dalla ghigliottina. Come la testa di Giovanni Battista giù dal vassoio.

Aveva lasciato la comunale e preso a salire lungo la strada abbandonata delle vecchie cave. Ormai era solo un sentiero ripido e sassoso: a tratti spariva proprio, qualche grosso masso caduto dall’alto interrompeva il percorso e bisognava girarci attorno con cautela, per non scivolare giù. Non era né facile né sicuro, ma costituiva la migliore scorciatoia per Colonnata. Maria voleva fare in fretta, arrivare il prima possibile; li avrebbe scoperti insieme e sarebbe finita lì. Tutto, sarebbe finito. Spingeva forte sulle gambe da montanara, forzava i polpacci da uomo. Come uno stambecco cocciuto s’inerpicava nel silenzio.

Quella quiete nel fare l’amore: Antonio doveva averla imparata da lei, per forza. Lei doveva avergli chiesto di essere delicato. La cittadina venuta a cercare la pace del paesino di montagna, che Dio fulmini lei e i suoi figli se ne ha. Eh, altro che la pace, lo sapeva lei cosa andava cercando.

Si era fermata, Maria, le ginocchia che si piegavano. Dopo tre giorni s’era finalmente lasciata andare, aveva forzato la gola bloccata e gridato fortissimo per offendere Dio con tutti i nomi di animale che conosceva. Aveva inventato altre parole, le più sconce che le venivano in mente. Quando era stata di nuovo calma le era dispiaciuto un po’ per Dio, ma gli aveva chiesto comunque di far morire quella troia tra i tormenti. Aveva visto i capelli rossi trasformarsi in lingue di fuoco. Si era sorpresa a chiedersi se avesse anche il sesso ricoperto di peli rossi.

L’ultimo tratto di cammino era sotto i castagni. Aveva rallentato un poco il passo e il battito del cuore. Tra poco avrebbe visto la casa, secondo le indicazioni della Mena. La casa della stronza, e la macchina di Antonio parcheggiata.


La sera, quando finalmente era rientrata, per prima cosa si era data da fare in cucina. Senza fermarsi neanche un attimo a riposare, a bere un bicchier d’acqua. Non si sentiva più stanca, anzi. Aveva voglia di ballare. Con la radio accesa si era messa a cantare sopra alle canzoni. Aveva pelato le patate, le aveva sistemate in una teglia con l’aglio, il rosmarino e parecchio olio d’oliva. Avrebbe fatto le patate arrosto e sul pane caldo avrebbe messo a sciogliere qualche fetta di lardo, perché lo sapeva lei cosa piaceva ad Antonio. Era andata in cantina, a prendere il lardo dal conchino di marmo, ne aveva tagliato qualche fetta, aspirandone il profumo. Aveva infornato le patate e apparecchiato. Poi si era seduta. Antonio sarebbe arrivato tra poco, stanco morto - nessuno sa la fatica dei cavatori -. Pensava intanto all’indomani, quando sarebbe andata a cercare la Mena, che credeva di sapere sempre tutto e invece non sapeva un bel niente. Le avrebbe raccontato come stavano davvero le cose. Il passaparola avrebbe fatto il resto. Se Radio Serva aveva funzionato per infamarlo, il suo Antonio, da domani sarebbe servita a rendergli giustizia.

Perché la macchina di Antonio non c’era, e la casa della rossa sembrava deserta. Ci aveva girato intorno, tutte le imposte erano chiuse. Di suonare no, non se la sentiva. Aveva camminato ancora un poco, fino alle prime abitazioni del paese. – Sapete mica chi ci abita, in quella casa lassù? -.

L’ha comprata una di fuori, ma stamani è partita. Sarà tornata in città.

Poche parole – in montagna si parla poco –, ma a Maria erano bastate, le sembrava di essere in mezzo a un carnevale.

Hai capito Mena, le avrebbe detto, quella donna se n’è andata. Cosa mai siete andati a inventarvi, cosa mi hai messo in testa, stupidi voi e più stupida io, che Antonio lo conosco come le mie tasche. Che c’entra lui con una di città. Ecco cosa le avrebbe detto. Che soddisfazione.

Il cammino di ritorno lo aveva fatto di corsa, volando: i passi sfioravano appena le pietre, leggeri. Sentiva sul viso quel soffio di vento, con i castagni che cantavano e il caldo dell’andata sparito, non sembrava nemmeno agosto. Del resto, lo chiamavano così quel tratto: il Canale del Vento. Era come una sera di settembre, quando l’aria è così limpida che il cielo è di cobalto.

Ormai le patate erano pronte. Strano che Antonio non fosse ancora arrivato – com’è difficile essere la moglie di un cavatore, un’ansia continua. Ogni volta che fanno brillare il monte salta via anche un pezzo di cuore.

A quel punto si era ricordata di avere bestemmiato il nome di Dio.

In camera, si era inginocchiata sul tappeto vicino al letto: “Dio, se hai un attimo di tempo per ascoltarmi ti devo spiegare. Non ce l’avevo davvero con te, ma ti chiedo perdono comunque, perché certe cose non si devono dire. Ora, per favore, fai tornare sano e salvo il mio uomo, che non gli sia successo niente lassù alla cava, perché io senza di lui non vivo. Amen.”

Era in quel momento che aveva sentito nelle ginocchia tutta la fatica della giornata, quando si era tirata su. E allora perché non andare a letto? Fame non ne aveva. Si sarebbe sdraiata un po’ e avrebbe aspettato Antonio. Che sarebbe stato delicato, perché era stanco, o perché l’amava.

Invece si era addormentata.

Se fosse andata a letto più tardi non si sarebbe alzata con il buio per andare in bagno. Avrebbe dormito più a lungo, fino a giorno fatto. Svegliandosi, si sarebbe accorta che il letto accanto a sé era intatto, che Antonio non era rientrato. Soprattutto, soprattutto, non avrebbe messo inavvertitamente un piede sulla pallina di Stella.


Mentre cade, Maria agita le braccia, cerca alla cieca un appiglio a cui aggrapparsi. Le gambe descrivono una forbice in aria e il corpo ricade all’indietro. Prima che la nuca le si apra come una melagrana contro la soglia di marmo di Carrara, ha l’impressione fugace che qualcosa non torni. 



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eyepizzapie ha votato il racconto

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Secondo me qui hai oltrepassato una linea, Silvia. Attenta, d'ora in poi sarà più difficile superarti, ma noi ce l'aspettiamo. Ci hai abituato troppo bene. L'immagine dei sassi che ruzzolano come teste mozzate mi resterà dentro.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Bello bello... intenso, delicato e forte, e pieno di immagini catartiche.Segnala il commento

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Primavera ha votato il racconto

Esordiente

Brava come sempre! Più che Verga noto un po' la Deledda! Segnala il commento

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Maiolo Mario ha votato il racconto

Esordiente
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albertomineo ha votato il racconto

Esordiente

Che bello... Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Davvero eccellente. La voce narrante sembra a volte quella collettiva dei Malavoglia di Verga. Un linguaggio popolare per un racconto popolare.Segnala il commento

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Antonio M. ha votato il racconto

Esordiente

Scorre veloce ed è divertente, anche con la presenza di un triste finale.Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Grande racconto. È tutto bilanciato, dosato come gli ingredienti di una ricetta perfettamente riuscita. La forza descrittiva ti trascina dentro, tant’è che questo racconto non lo si legge ma si guarda come su uno schermo, simpatizzando con la protagonista, cercando di indovinare il finale che invece sorprende, strappandoti un “ohhh!...” Bravissima, Silvia, se possibile, uno dei tuoi miglioriSegnala il commento

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Ondina ha votato il racconto

Esordiente

A parte il tuo stile sempre impeccabile, denso, intimo e dettagliato, qui trovo anche un indagine psicologica dei paesi, a volte annoiati, cattivi malevoli e spesso privi di distrazioni che spesso generano comari e che fanno del dolore altrui il riscatto delle proprie frustrazioni. Povera Maria. Racconto potente, altro che.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Valentinacomesai ha votato il racconto

Esordiente

Bellissimo Segnala il commento

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Flying_Dan ha votato il racconto

Esordiente

Adoro il tuo stile, che sa prendermi e sa indicarmi dove guardare. La testa di Giovanni battista che cade dal vassoio mi ha così colpito che mi sono fermato a immaginare una montagna di teste, una valanga di rabbia e pentimenti santificati. Mi è piaciuta la danza temporale e il tuo modo di descrivere ogni particolare con un tocco lieve di pennello. Grazie!Segnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Di questo racconto mi sono piaciuti il ritmo, le immagini e le metafore, a partire da quella iniziale sempre molto importante e che difficilmente sbagli, il modo in cui hai saputo fare un credibile ritratto psicologico della protagonista.Segnala il commento

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Laria982 ha votato il racconto

Esordiente

Trovo molto bello il valore che dai alla descrizione dei dettagli. Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Inchiostro pesante, di spessore Soprattutto l'escalation emotiva di Maria lungo il percorso, e la scena a casa, al rientro. E poi adoro le patate arrosto :-) Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Hai scritto un racconto bellissimo, per l'intensità della storia, per i contrastanti sentimenti che percorrono Maria, per gli sfasamenti temporali che rendono più viva la narrazione, con il tuo stile raffinato e inconfondibile.Segnala il commento

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RoCarver ha votato il racconto

Scrittore
Editor

"A questo pensava Maria quella mattina, mentre divorava il sentiero" che meraviglia!! Mi ha colpita molto come sei riuscita a trattare in maniera originale il tema trito e ritrito dell'infedeltà coniugale, e come il punto di vista di lei sia assolutamente credibile. Fa tenerezza questa tua protagonista. La parte iniziale è un po' troppo lenta e descrittiva rispetto al resto, ma è veramente una sottigliezza. Ti faccio i miei complimenti, è un racconto bellissimo! Piaciuto molto anche il finale. Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Intenso Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

piaciuto tanto, sopra a tutto il cammino di Maria sia in “andata” che “ritorno”. sempre bravissima Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Esordiente

tutti i sentimenti di lei in una mezza frase che è una maledizione. e visto che la partenza di lui possiamo indovinarla già poco prima del canto dei castagni, giustamente chiudi con una scivolata con gambe a forbice. Segnala il commento

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Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente
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Ingrid ha votato il racconto

Esordiente

Supendo!!Segnala il commento

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Roberta Spagnoli ha votato il racconto

Scrittore

Avvincente riga dopo riga... sei padrona della penna : sempre più brava!Segnala il commento

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LaborLimae ha votato il racconto

Esordiente

Già dopo poche righe parte e incanta. Scorrevolissimo. Finale fulmineo. Segnala il commento

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DONATO ROSSO ha votato il racconto

Esordiente

Stupendo racconto, impressionante l'inatteso finale. Cmq, bravissima al solito!Segnala il commento

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Laura Camposeo ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Un racconto che vedrei bene al cinema diretto da Brian De Palma. Le emozioni che sai infondere sono come unghie nella carne. Il finale lascia il segno. Complimenti Silvia!Segnala il commento

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Isabella☆ ha votato il racconto

Esordiente
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Barbara ha votato il racconto

Esordiente

Brava ! La tua é una scrittura viva, leggo e mi immergo nella storia. Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

Avrei preferito un epilogo diverso, ad esempio Antonio e la Rossa "travolti da un insolito destino" o da una valanga nella cava. Ma sono gusti. Noi siculi gelosi siamo. A parte gli scherzi Silvia, è un bellissimo racconto.Segnala il commento

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di Silvia Lenzini

Scrittore
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