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Narrativa

La cintura di Orione

Pubblicato il 01/10/2019

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Erano quasi le undici.

Con la musica e i sapori internati nel locale e la luna chiusa fuori, alta e piena nel cielo stellato, un cameriere faceva il giro della sala e un altro si era appena fermato ad un tavolo a servire due clienti.

- "Tu che cosa bevi?" - "Solo un calice di bianco, sai che non mi piace bere".

Due ore dopo erano alla seconda bottiglia di Gewürztraminer, entrambi ubriachi.

Max era rosso in viso e Linda era apparentemente sobria, ma a tradirla furono i suoi riflessi, nel momento in cui, uscendo dal locale, inciampò su sé stessa. Si fermarono accanto all'auto parcheggiata.

Max aveva lo sguardo rivolto al cielo.

- "Lo vedi quel gruppo di stelle? È Orione. Le tre stelle vicine, al centro della clessidra, formano la Cintura di Orione. Sotto ce ne sono altre tre, le vedi?" - Lei non vedeva proprio un cazzo, ma non sapendo cosa rispondere, fece cenno di sì con la testa. - "Quelle tre formano la Spada di Orione." - Proseguì lui - "La stella al centro della spada, in verità, non è una stella, ma una nebulosa. Se la osservi bene noti che ha una luce diversa. Forse stasera si vede poco, perché è nuvolo" -

Lei faticava a riconoscere il Grande Carro, figuriamoci la spada e la cintura di Orione. Osservò scrupolosamente il cielo, in cerca di una risposta, poi trovò il coraggio e aprì finalmente bocca: - "Ma intendi lì, alla destra di quella nuvola a forma di coniglio?" -

Max scoppiò a ridere e poi la abbracciò. Infine, salirono in auto.

Fuori era il freddo e il buio. L'inverno e i campi.

La macchina sostava in uno spiazzo di una strada isolata, con il motore acceso.

I baci erano caldi ed i vetri appannati. I gemiti forti. Lunghi gli abbracci.

Con gli occhi aperti e le mani attente, fu particolarmente bello. Rimasero in auto fino al mattino.

Si concluse anche la domenica e la settimana ripartì.

Il mercoledì sì sarebbe vista con Marco e venerdì sarebbe uscita di nuovo con Max.

Linda era single da più di due anni e stava bene da sola - che poi, in verità, sola non era mai. Max era più o meno fidanzato, con una ragazza che abitava chissà dove, ma ne vedeva almeno un paio, lì a Milano.

La volta di Orione, era stata la quinta volta che erano usciti insieme. Lei si era trovata bene, ma l'aveva inquadrato subito.

Venerdì avevano appuntamento per le dieci. Si diressero allo Shibui e bevvero una prima bottiglia di vino. Linda costruì un aeroplanino con la carta degli scontrini e Max se lo mise in tasca. La serata si prolungò fino alle prime luci del mattino.

Linda entrò in casa e tirò fuori la busta che aveva messo in borsa qualche ora prima. - "Aprilo quando sarai a casa, è una stupidata, però mi piaceva!" - Le aveva detto lui.

Dentro la busta c'era un cartoncino rosso, che si apriva a mo' di libro. Lo aprì ed un grosso origami di fiori si spiegò dal cartoncino. Esalava il profumo di Max che, evidentemente, ci aveva spruzzato dentro. Lei non sapeva che cosa pensare. Non capì mai il senso di quel regalo, però le piaceva ed era felice. Per tre settimane non si videro. Lui era partito per le vacanze invernali e si sentirono poco e niente. Questa freddezza la deluse un po'.

Nel secondo fine settimana senza Max decise di vedere Marco. Quella sera si annoiò: Marco non beveva e non lo faceva veramente, né le nuvole avevano la forma dei conigli.

Però riconobbe la Cintura di Orione. E la spada. E quella che probabilmente era la stella che emanava una luce diversa.

A distanza di quasi un mese, Linda e Max uscirono di nuovo insieme. Andarono allo Shibui, ordinarono una bottiglia di Gewürztraminer. Poi ne ordinarono un'altra.

Fuori era freddo e nebbia. Buio e campi.

La macchina sostava nella solita strada sterrata. - "Era da tanto che non ci vedevamo, mi sei mancata!" - I corpi erano vicini, le braccia intrecciate. - “Poi tu sei una stronza, non ti fai sentire mai...” - Le mani sulle mani. - “Ma non sei uscita con nessuno poi, in tutto questo tempo?” - I baci erano umidi, gli occhi veloci. Magari a dirgli di aver visto Marco, due settimane prima, lui si sarebbe svegliato. -”E che cosa ci hai fatto?” - I respiri spezzati. Le mani pesanti. Sembrava quasi eccitato all'idea. - “E dimmi, ti è piaciuto?”- O forse gli aveva dato fastidio. Si tolsero la voglia dalle dita e dalle bocche. La voce ansante. - “Sì, anche io sono stato con una ragazza settimana scorsa”.

In auto faceva caldo. Fuori all'aperto non si riusciva a stare tanto era freddo. Loro erano stanchi, in fin dei conti era già l'una e mezza.

Linda arrivò a casa e si mise a letto.

Lui le aveva mandato la buonanotte, di già.

Si sentirono ancora due o tre volte, poi non si sentirono più.

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Livido amniotico ha votato il racconto

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Intenso e cinico.Segnala il commento

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Annika ha votato il racconto

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Anonimo Piacentino ha votato il racconto

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orfeo58 ha votato il racconto

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Bel racconto, ma è soprattutto lo stile asciutto e diretto ad affascinarmi. ComplimentiSegnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Rigel ha votato il racconto

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parcheggiati in una strada sterrata,che bei ricordi.Segnala il commento

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Giuseppe Buono ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Bello...molti i pregi narrativi, per esempio la laconicità e lo stile secco ed incisivo che in questo tipo di trama torna bene. Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Piaciuto!Segnala il commento

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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gionadiporto ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Vaguzzina ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

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Marco Verteramo ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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di Debora P.

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