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Autobiografia

LA COLONNA

Pubblicato il 01/07/2020

La puzza di gasolio. Questo è quello che ricordo.

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23 Voti

La puzza di gasolio.

Questo è quello che ricordo.

Quando si saliva sui camion, dietro,

sui camion per il trasporto delle truppe,

si creava una specie di vortice, di risucchio,

e il gas di scarico del camion riempiva lo spazio,

sotto il telone, e allora si cercavano i posti in fondo

vicino alla cabina, che però poi se si faceva un’incidente

lì in fondo, insomma, non è che fossero proprio dei bei posti,

e di incidenti, con i camion delle truppe, ne capitavano eccome,

che era impossibile sapere dove gli autisti avevano preso la patente,

la patente per i camion!

E a volte ci chiedevamo:

ma ce l’avranno, questi,

la patente per i camion?


Quando ero sotto naia ne abbiamo fatti tanti di viaggi sui camion, seduti sui cassoni, coi commilitoni, che quell’anno ne erano successe un po’ di tutti i colori e allora eravamo sempre in giro, che era l’anno a cavallo fra l’84 e l’85, e che la prima volta che io ci ero salito, su quei camion, era perché ci avevano portato a fare la prova per diventare alpini sciatori, sul al Senales, il ghiacciaio, quello che poi lì vicino c’avevano trovato la mummia, la mummia di Ötzi, e poi ci avevano portato a Malles, che è lì che ho fatto il militare, che anche se mi avevano preso a fare l’alpino sciatore non sono andato al Tonale, che lì ci andavano i raccomandati, e io, pur di fare l’alpino sciatore, avevo raccontato di quelle balle, che avevo detto che sapevo guidare il Gatto delle Nevi e che il posto più lontano dove ero mai stato erano le Dolomiti, anche se tutti gli anni andavo giù in Puglia, e che stavo facendo la scuola per fare il maestro di sci, che io sapevo sciare bene, e poi, invece, mi hanno mandato a Malles, con i camion, puzza di gasolio dentro e puzza di piscia fuori, quella che ci siamo fatti addosso quando siamo scesi nel piazzale della caserma, che c’erano tutti i nonni affacciati alle finestre con forchetta e coltello, che picchiavano sui davanzali, che quello era il loro modo di darci il benvenuto, di dirci che eravamo carne da macello e loro, loro erano i macellai, e per tre mesi ci hanno macellato, e intanto con i camion andavamo a fare i campi, le esercitazioni, ma poi era venuta giù quella nevicata pazzesca, che era il gennaio dell’85, e allora andavamo in giro a spalare la neve, a portare da mangiare nei paesi isolati, che lì, in Valvenosta, faceva un freddo becco, che anche se avevamo le divise degli alpini, cristo, con quel freddo, ci si moriva, hai voglia a bere i cordiali, e che il vapore dalla bocca, di notte, a fare le guardie, si condensava e si formavano i ghiaccioli sulla visiera, cristo, e sulla barba, e sui i baffi, e poi ci sono state le elezioni, a maggio, nell’85, e ci hanno mandato a fare i picchetti, a Sondrio, con i camion, e il viaggio era stato lunghissimo, e la puzza di gasolio, quando siamo arrivati, ce l’avevamo nei capelli, nei vestiti, nei polmoni, che era come se ci fossimo sparati venti cannoni, uno dietro l’altro, che eravamo sballati, rincoglioniti, che quasi c’avevo il vomito, e poi mi hanno mandato a Dubino, a fare il picchetto, ma era vicino, e il camion ci scaricava due a due, in ogni paese, e a Dubino c’era il bar gelateria da Giusy, e quando ci andavamo lei ci offriva il grappino, e cavolo, in tre giorni io mi ero già innamorato, della Giusy, e lo giuro, era stata la prima volta che la toccavo, una donna, lì sotto, che fino ad allora al massimo le tette, e poi lei era arrivata fino a Malles, a trovarmi, che quasi mi viene un colpo, che avevo paura di averla messa in cinta, e invece era lì solo perché anche lei si era un po’ innamorata di me, che era matta, diceva un sacco di parolacce, tifava la Juve e le piaceva Cat Stevens, che io non lo conoscevo Cat Stevens, e allora mi ha regalato la sua cassetta, che era una raccolta, che nell’85 c’erano ancora le cassette nelle macchine, e che era lì, nella sua macchina, che l’avevo toccata, e mi ha regalato la cassetta, e così ogni volta che lo sentivo, Cat Stevens, mi batteva forte il cuore, che pensavo alla Giusy e alla prima volta che avevo toccato una donna lì sotto, e che dopo un po’ di anni c’ero tornato a Dubino, ma il bar da Giusy non c’era più e mi è venuta la tristezza, che chissà dove era finita quella pazza, e che ancora mi sentivo che le volevo bene, e l’odore del gasolio e le canzoni di Cat Stevens mi facevano pensare a lei e a quell’anno, fra l’84 e l’85, che ne erano davvero successe tante, che c’era stata pure la diga di Stava, con gli ultimi viaggi, sui camion, a raccogliere cadaveri, e poi, e poi io non ci ero più salito su di un camion, su un camion delle truppe


almeno

fino a oggi

ma non la sento,

non la sento, la puzza,

la puzza di gasolio nei polmoni,

nei capelli, nei vestiti, la puzza nel naso,

e sono qui, ma non sono seduto sul cassone,

ma steso, steso dentro a una cassa, e non sono solo,

ci sono altri, altri come me, commilitoni, che non conosco,

ma che hanno combattuto la stessa battaglia, e che hanno perso,

come me, commilitoni, morti da soli, in un reparto d’ospedale, sconosciuto,

in mezzo a sconosciuti, e li sento, gli scossoni, li sento, ma non la puzza, di gasolio

e siamo in colonna,

il mio ultimo viaggio

s’un camion militare

e chi l’avrebbe detto

un viaggio maledetto

viaggio verso il forno

viaggio senza ritorno


Tornerà solo una cassetta, un po’ di cenere e un’etichetta…

CAT STEVENS, THE BEST!

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albertomineo ha votato il racconto

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Bello.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Racconto che coinvolge i sensi del lettore colpisce come pochi. Segnala il commento

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

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Bellissimo Segnala il commento

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Carolina Fabrizi ha votato il racconto

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Giuseppe Buono ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Fantastico.Segnala il commento

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RoCarver ha votato il racconto

Scrittore
Editor

STUPENDO. Dalla disposizione grafica, al puzzo di gasolio ossessivo che ho sentito anch'io, alla Giusy, gli orrori della guerra, la timidezza dei primi approcci al sesso, e Cat Stevens che ricorda un'epoca che non tornerà più. E nemmeno il protagonista, tornerà più. Sei sempre più bravo. Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Il mio pensiero è lo stesso di Silvia, e confermo che questo è uno dei tuoi racconti migliori, impeccabile nel suo apparire, attraverso la voce narrante un filo sgrammaticata, con tutti quei “che” all’inizio di ogni frase. Ormai ho imparato che da te ci si deve sempre aspettare la sorpresa finale che qui è stata particolarmente amara. Cat Stevens is the best, davvero.Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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Iael ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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blu ha votato il racconto

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molto bello. titolo potente Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente

Magistrale. Bravissimo, come sempreSegnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
Editor

mica dalcapa le cose le fa per caso. e allora mi commuove un po' che la grafica degli "a capo" disegna per due volte degli alberi, come li disegnavamo da bambini, dei pini per natale, o forse solo degli alberi sotto i quali spirare. tutta la memoria splendidamente scritta suona come il ronzio di una mosca dentro il teschio di un morto.Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

Trovo azzeccata la scelta di non mettere i punti alla fine di ogni frase, giacché sottolinea il senso di un ineluttabile svolgersi degli eventi. Il monologo, volutamente scarno, rende ancor più forte l'umanità del soldato che narra il suo ultimo viaggio senza i toni enfatici che spesso assume chi parla di destino e morte. Perfetta anche la struttura, che cattura il lettore e lo conduce giù, sino la fine.Segnala il commento

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nadelwrites ha votato il racconto

Esordiente

Chi legge questo racconto, va con questi soldati verso il loro destino.Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

BravoSegnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Andrea S. ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Ti confermi uno da legger volentieri. Complimenti!Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Bello bello: graficamente, nella struttura, nella scrittura, meno tesa, del solito, ma sempre potente, evocativa. Fra i tuoi cinque migliori, senz' altro, Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Davvero un emozionante tributo. Ti sei addentrato in un territorio minato, per restare in tema, su cui era facilissimo saltare in aria - per banalità, per pietismo. Invece. Hai scelto una formula perfetta, un anello di vita e di morte, di dolore e d'amore. Tanta bellezza. Segnala il commento

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di Dalcapa

Scrittore
Editor
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