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Fantastico

La Croce d’Argento

Pubblicato il 14/02/2020

La dicotomia tra bene e male, l’eterna lotta tra divini e dannati. Un diverso modo di intendere il concetto stesso di “divino”.

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L’inizio. Il Principio era solamente una trinità: il dio Adamo, Lucifero e la dea Eva. Insieme, privi di confini nell’eternità, erano in cerca di una “fine” o di qualcosa che potesse dar senso alla loro onnipotenza. Nella totale assenza di percezione dello stesso concetto di tempo, qualcosa di più simile alla “fine” arrivò: il creato, la più grande meraviglia, il capolavoro della trinità, al pari dell’Eden. Il creato fu consegnato in seguito a quanto di più simile potessero plasmare, crearono a loro somiglianza. Da ciò ne conseguirono enormi ed indissolubili responsabilità: l’anima, la vita, il libero arbitrio, il bene e il male.

Nel creare l’uomo e la donna, avvenne uno sconvolgimento nell’equilibrio della trinità, il disaccordo, la sua rivelazione; persino il senso stesso di onnipotenza venne sconvolto. Per tali banali motivi i cieli furono messi in subbuglio. In mezzo al turbinio e il delirio, la divina Eva portò la ragione, la pace. Le sue riflessioni, tuttavia, non vennero condivise da Lucifero, che si trovò quasi sottomesso ed in seguito costretto a dovere regnare nell'Infero, il regno creato da lui e Adamo per le anime indegne delle creature. Così dovette abbandonare l’Eden, il paradiso ancora vuoto. Nonostante tutto, accettò di malavoglia il suo compito, non osò andar contro i due dei. Il dio Adamo aprì i cancelli del suo regno ai meritevoli, Eva avrebbe aiutato le anime smarrite, nel corso del loro mutevole destino a trovar la retta via, mentre Lucifero avrebbe dato il castigo eterno per una vita indegna. Così fu. Nel plasmare le creature terresti gli dei si ritrovarono a scandagliare se stessi, sentimenti, ragione e cuore. Tutto ciò venne trasferito agli uomini con la speranza che ne avrebbero fatto buon uso. Lucifero era discorde, pensava che quelle creature dovessero essere guidate lungo il giusto cammino e non concedergli il libero arbitrio. Gli uomini si dimostrarono violenti, avidi di potere ma, anche buoni, generosi, miseramente equanimi. Tuttavia, iniziarono ad adorare falsi dei così si persero ancor prima del loro tempo.

Creando la Terra simile all’Eden, tra il dio Adamo e la dea Eva nacque un’empatia profonda, insieme da sempre eppure sconosciuti senza tempo e confini. Eva ammirò con quanta gioia, parsimonia e sicurezza il dio si mise a lavoro e di ingegno. Indi a poco successe l’inevitabile, non seppero spiegarlo, non volevano trovare una qualche logica, non servivano spiegazioni. I sentimenti andarono oltre ciò che loro conoscevano e comprendevano, l’amore come gli dei intendevano non era quello rivolto alle creature plasmate. Dunque, fu un susseguirsi di emozioni nuove, una scoperta dopo l’altra tra desiderio, incertezza, volontà. Mentre Adamo ed Eva avevano forse trovato uno scopo, il dio Lucifero non era del loro stesso umore, si allontanò. Turbamento, paura, invidia: queste erano le emozioni che invece egli scoprì.

Dall’unione di Adamo ed Eva, dal loro amore, nacque una creatura celestiale, bellissima, uguale alla trinità: un angelo. Fu chiamato Gabriele.

Nell’apprendere la notizia Lucifero andò su tutte le furie. Una profonda incomprensione e la forte invidia lo spinsero a varcare l’Infero minacciosamente. Si presentò davanti i cancelli dell’Eden con le anime degli indegni da egli torturate e dalle creature dell’inferno. Queste ultime non avevano una forma umana ben definita, bensì degli ibridi ancora acerbi tra uomo e demone. Malignità e castigo li avevano metamorfizzati in queste creature orrende e decadenti dalla straordinaria prestanza fisica ed arguzia.

A quella visione Adamo rimase senza parole, le creature erano inquietanti; rimase turbato sopratutto nel vedere le magnifiche ali di Lucifero, diventate grigiastre, spaventosamente imponenti e fiere.

Gli fu vietato l’ingresso nel regno e di vedere Gabriele, dunque Lucifero dopo essersi scagliato verbalmente contro i due dei, se ne andò, lasciandoli sgomenti. Adamo non riuscì a dimenticare l’accaduto, gli rimasero impresse quelle creature e Lucifero. Si chiese cosa fosse successo, pertanto, si recò nell’Infero dove quello che vide lo lasciò ammutolito. Dai meandri dell’Inferno sentì tuonare una voce che gli disse: «Adamo, queste sono le anime dannate delle nostre creature!»

Adamo passò del tempo, forse molto, forse poco, non era percettibile. Lucifero, approfittando dell’assenza di Adamo, in gran segreto si intrufolò nell’Eden senza una meta ed uno scopo, l’Infero era invivibile anche per un dio. Vagando nei giardini tra anime beate e magnifici angeli, oramai proliferi, Lucifero dimenticò il luogo in cui era stato relegato. Si ritrovò ad essere rapito osservando un meraviglioso angelo dalle ali candide e lunghi capelli dorati, diverso dagli altri, rivedeva in quella creatura celestiale qualcosa di Eva. 

Dovrò dividere il prologo in molte parti, la prima volta ho rinunciato, ci riprovo sperando vada meglio altrimenti grazie lo stesso!!!

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Barbara ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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di Giuseppe_Serto

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